LIBRO DECIMO, i6> fi,quanto era flato pretefto ad attaccare la battaglia nei pattar del Fiumicello, ienza attendere il grotto dell’ettercifo, chelo andaua feguitandoj perloche,eper rimuouerel'occaiìonedi altri incon-^j"-uenienti.richiamollo alla Corte il Rè, Crebberofmifuratamente ¡Sii» in tanto gli calori delibiate, per i quali furono gli uni, egli altri attaliti, c diminuiti da mortali infirmila ; onde in vece di maneggiar l'armi, tutti couennero attédcreà preferuarii da quella ma-ligna influenza. Cadde anco grauemente infermo Luigi Vaiar Cf- farmi. fo,Caualiere,ilqualecontinuauaancora nell’eiercitoconfedera* to la fuavalorofacondotta, efopraintendenza; perlocheilSena- ritorna)H to,habilitatolo al ritorno in Patria,fpediui in vece,Luigi Georgi o R,!ria-nominato in altre Cariche degnamente ancora. Sucedette pure in quello tempo ad Antonio Barbaro, nel Generalato, di Terra Fer E L uigi ma, Francefco Erizzo Caualier, e Procuratore di S. Marco, e po-chi Francefi rimanendo alla difefa della Valtellina, la Republica . continuò àriceuerefoprafe fletta i l, maggior pefo, e vi mando in F.riio Gtnt-aiuto altri mille cinquecento Tanti, e ducento Canalli. Ma ilPapenhain, ettendo flato abbondantemente proveduto dimilitieconnuouefpeditioni fattegli dal Gouernatore inconi-penfationedelle perdute trai combattimenti, e le mortalitàdel-laftagione,fù egli il primo a ritornar all’armi. Pafsò d'improuifo ilMonte, feguitatodatremila Fanti, e da buon numero diCaual- pclé7jjt! Ieri, ed entrò per la via del Lago nella Valle,e nella Campagna del Dotto. Volea difenderla il Mi!ander,che vi fi trouaua in guardia,nè potendolo fare con la fola gente c’haueua feco della Republica, follecitò feruidamente Coure à [occorrerlo; Mà non Uima-to bene coitui di fodisfarlo ,efcufandofi di non fa pere ancora à qual parte fotte per tendere Papenhain, fù coiti etto Milanderà cedere,ed àritirarfi.Si erano ad un certo pollo i Fanti Albanefino-dimeno valoroiamente affrontati ; e Luigi Giorgio, bramofodi preflarui aiuto, ne pregò efficacemétc ancor’cgli Coure. Ad ogni v modocontinouò egli nella negatiua, e quella volta più chiara^ mente fi efpreffe, di non (limare opportuna, ne degna quella oc-catione d’impegnarui ,&azzardarui, tutte le forze dc’Confede-rati. Quella indurata renitenza fua, benche tanto fotte rileuante, fi potè dire nondimeno il mal minore daefso inferito alla Vai-tellina. Rimoftrandofi dukbioiodiefsereficuro nelì’iitefso luogo dou’era, ritiroiìì addietro,elafciatolibero,& in abbandono tutto quel tratto, equei,Pofli, efpecialmente Trahona, Cepfa: no, e San Giouanni,i nemici entratiui lenza impedimento, fene refero padroni. Senti il Senato con gran paiiione tali auueni-menti; e temendo,che potessero prouenire da una fredda difpofi- R r r r tione