9o DE’ FATTI VENETI folenze, e tutte le rapine . Rifentitofi grauemente il Bragadì-? "71 no di tali ingiurioiì trattamenti, mandò Neftore Martinengo a lamentartene con Muftafà. Dimoftronne Tempio vn fommo difpiacere: Inuiò incontanente dentro a Famagofta vn’ordine feuero, che douefle ogn’ vno attenerli dalle violenze , e dagli inibiti, nè trapaffaflei limiti delle conuentioni; ma vi aggiun-fe in oltre, che haurebbe veduto volentieri ilBragadino, per accarezzarlo, e (limarlo, come conueniafi alle tantefue valenti dimoftrate pruoue nel collantefoftenimento di quell’attedio. Credè bene il mifero di compiacerlo , per non dargli occafio-ne di veruno iniquo pretefto. Vi andò la fera medefima An-%£?& dò veftito con Thabito porporato di publicoRapprefentante, fjl. j e menò feco il Baglione, Luigi Martinengo , Giouanni Que-’mumìi. rini, e molti altri de’ principali tutti a Cauallo , non armati, che di fole fpade, e con alquanti mofehettieri a piedi. Comparii , che furono in poca dillànza dal Padiglione di Muftafà,fi fecero loro deporre Tarmi. Pofcia introdotti,gliaccolfeil Tur-Cornfe, co con tratti di tutta cortefia, e dolcezza; Volle, che glifedef-'ZZuSi fcro ripartitamente a canto , e furono 1’ efpreliìoni prime fue di ogni amoreuojezza, e rifpetto . Ricercò al Bragadino poi Scurezza fufficiente per ia rcilitutione de’ Vafcelli, aiiignati-all’imbarco di quelli, che fe ne andauano. Ei modeftamen-te gli rifpofe, che ciò non era ne' Capitolati comprefo, e che meno haurebbe faputo in quell’anguiliffimo Stato fuo, che offerir potergli . Adito Mullafà il Querini, eh’ era Giouine di bella idea . 11 Bragadino negoglielo , ed allora il crudele adi^ ratofi, ò per dir meglio , fintoli adirato, proruppe in parole di vn’alto fdegno , e di fomma ingiuria ; nè più infittendo per la Scurezza de’ Vafcelli , tutto concitato efclamò, che^ contra la parola, e la fede predata di p^ce, foiTeilata, dopo conchiufa, tolta iniquamente la vita a’ Turchi, che fi tratte-neuano prigioni in Famagofta . Fù 1’ accufa come vn baleno , che non concede nè tempo, nè modo al riparo . Si arreftaro-no immantenente tutti, fenza che proferire poteffèro pur’vna voce , ò parola in loro difcolpa , e nello fteiTo tempo il Bar-^ baro, isfogando la fua ferità già premeditata , fece tagliare a pezzi innanzi al fuo Padiglione , e sù gli occhi proprij , il 2^*7•/ Martinengo, il Baglione, il Querini, e tutti gli altri. Contra ^ Bragadino , eccedendo infinitamente di rabbia , non fù con-\ur?P£tent0» che così prefto terminaffe con la morte le fue pene, Pri-vcuarf,u ma v.°^e vedergli empiamente tagliate le orecchie ; pofcia lo fè chinar*, ed eipor più volte la tefta al Carnefice , fenza vi-? * brarui 4 . *- ì ■1 fy* *