409 MCCCCClll, NOVEMBRE. 410 udati. Et in executione di epse lettere, feno subito intender al prior dei antiani che ozi facesse convochar el consiglio di la terra, perchè li haveano a conferir alcune cosse per nome di la Signoria nostra ; e cussi da poi manzar fu facto. Et intrati, li commemorono con longa e seriosa forma di parole il piacere et contento havea auto la illustrissima Signoria nostra per aver inteso la spontanea loro deditione; i quali, sicome liberamente i se haveano dato a la Signoria nostra, cussi da quella erano slà aceptati et collocati nel numero de li fidelissimi subditi sui, proponendoli il dispiacere et molestia l’haveria conceputa se i havesseno expetado de haver la bataglia, ne la qual haveria patido damno et jactura non mediocre. Et li adusseno molti exempli de assai nobilissime cità, che, solo l’ombra di la Signoria nostra, de povere che prima erano, sono al presente richissime; e questo perchè non sono stà mai da quella tyramnizate, anzi con summa justicia custodite: afirmandoli etiam che loro in brevissimo tempo cognoscerano il fructo et contento che receverano soto l’ombra di la Signoria nostra, la qual come dilectissimi figlioli F abraziavano, con firmo presuposito de volerli mantenire et perseverare de qualunque persona, ita che i potrano viver securi et godere il suo pacificha-mente. Et messe fine con tante arnorevele et aco modate parole, che da dolzeza gran parte di loro se messeho a lacrimare; et tutti ad una voce con grandissima leticia cridorono : « Marco ! Marco ! ». Poi, adciò che i vedesseno più expressamente lo animo et cuor di la Signoria nostra, li parse far lezer la sapientissima et prudentissima lettera nostra. E ditte poi alcune parole ben acomodate a la materia, per el prior et uno altro de i anciani li fo risposto che con grande contento e satisfation loro haveano udito tutte le suprascrite cosse, le qual tenivano esser verissime; et cussi prometevano voler esser boni et fidelissimi servitori di la Signoria nostra, a 188 la qual de fede mai son per manchare, come tengono certo da quella non dover esser destituii ; rendendoli immortai grafie che cum tante dolce et amorevel parole et piene de grandissima Immanità la illustrissima Signoria nostra li havea abraziati per sui carissimi figlioli. Et cum queste e altre simile parole feceno fine. Et tutto el consiglio un’ altra volta se mise a cridare alta voce : « Marco ! Marco ! » replicando più volte. Et levati de sedere per partirse, tertio cridorono: « Marco! Marco! » con tanta deinostratione de gaudio e consola-tione, che in vero major non se potria expiimer. E benché il cor di homini solo ldio fognasse, pur per I Diani di M. Samto. — Tum. V. quello se vede per le cose extrinsece, tien certo che serano boni et fidelissimi servitori. Et loro proveditori si hanno sforzalo farli bona compagnia, et accrescerli in questo suo bono et optimo proposito. 188 ’ Da poi disnar To Pregadi. Et poi leto le lettere, hessendo in controversia zercha el meter dii quarto di la tansa per li bisogni si ha, maxime dar ducati 10 milia al signor di Rimano, mandar ducati 5000 in armada, ducati 2000 a Nàpoli di Romania, poi el disarmar di le galie sono zà in llistrìa ; et alcuni voleva meter una decima, dicendo la tansa non è zusta etc. Parse a sier Antonio Trun savio dii Consejo solo far lezer la parte per lui, videlicet meler un quarto di tansa a restituir ut in parte, e quelli pagerano in un zorno siano restituiti a rata; comenzi 11 primo di dezembrio, acciò tutti l’intendi. E leto dita parte, esso sier Antonio Trun andò in renga a dir la causa. Era solo, etiam havea una altra opinion, cazar di eletion quelli fosseno debitori di 30 el 40 per 100 tanse etc., et che de estero in Pregadi si vardaseno li debitori, exeeptuando li oratori e proveditori in campo e avogadori. E fè lezer la ditta so opinion notada per Zorzi Negro secretario, pregando el principe, li consieri e lutto il Colegio in-trasse con questo, che non se intendi presa si non la sarà presa e posta in gran Consejo. Orando in renga sier Piero Capello savio a terra ferma, dicendo era mal questo quark) di tansa, e le tanse non era zuste ; poi era gran crudeltà cazarli di elettone etc. Li rispose el serenissimo, e con collera, cargandolo alquanto. Et poi parlò sier Polo Barbo procurator zercha la restituitoli ; e fo conzo, lutti chi pagava in uno dì, fosseno al restituir gilade le (essere. Et cussi in ditta parte dii quarto di tansa intrò el serenissimo principe, consieri, cai di 40, savj dii Consejo, savj di terra ferma e savj di ordeni. Poi parlò sier Lunardo Grimani dicendo era pochi danari al bisogno, e si metesse decime prese, qual si mete questo zugno, acciò il clero pagi, over si tolesse in presiedo a restituir di danari ubligati a la franchation dii monte-nuovo. Or sier Piero Capello savio a terra ferma, volse la parte, con questo li ducati 10 milia dii signor di Rimano siano li primi pagati. Andò le parie: fo 30 di no, 48 di sier Piero Capello, 111 dii serenissimo e altri nominati, e fu presa. Fu poi posto, per tutto il Colegio unito, la parte di cazar di le election quelli sarano debitori ili 30 e 40 per 100, tanse et mità dii ueto ut supra, e sia posta in gran Consejo. Item, in Pregadi si vardi li debitori, come ho scripto di sopra. Ave 3 udii sinceri, -23 di no, 153 di la parte, e fo presa. 27