LIBRO VINTESIMOPRIMO. 45? 3 Patriarcad'Aquileia, Comandamele militie Papali, feguitouuclo, Giacomo Antonio Marcello, vno de3 Veneti Proueditori nelleferci- ca d'Acuito j {piccatoli da Lombardia, vniuuiiì anch’egli con molti tanti, e con Jj* cinque Compagnie di Caualli. Congiunteli queft’armi, ailalirono >chiefa. per non ftarui otioiè, la Città di Rauenna, dominata dal folito EdlClU0_ fio Polenta, più volte in quelle combustioni conofciutofi auerfo * mo "Marcel- Non potè coftui refifterui, nè per la propria interiorità, nè per l’aftèt-/o* totraballantedelPopoloj onde coilretto di dentro, e di fuori con- Affali/cono uenne arrenderli, e conuenne tarlo al iòlo Marcello; poiché preteio • la Città di ^tÌegnarfi Vaifalla di quella fola Republica. Oilafio cheftarr^t fcacciatoui, non feppe derelitto, ancorché contumace, che ricor- aWami vt rer qui,- e il Senato, iicordatofi di qualunque ingiuria, liumana-mte' mente l’accoliè; lo prolùde di vn degno aflegnamento ; mandollo im Candia; E cosi non folo con l’armi : ma, così volendo Rauenna, le ne impadronì quella Patria. Fatto già il Verno, e trattefiperogni parto le iòldateicne a’quartieri, bramò FrancefcoStorza in quella quiete di 5**^^ humiliarfi periònalmente à piè del Prencipe, doue tù trattato con- „cuf! * forme al gran merito. Dietro à lui pur venneui Pietro Auogadro, accompagnato da cento Gencilhuomini Breiciani, corteggiando Fran-celcoBarbarodiritornodaquelCapitaneato, in cui per l’emergenzc trauagliole, e per l’opere intigni lue, sera trattenuto più del tempo preferittoa’Reggimenti ordinarij ; e iniìeme capitouuiPietro > Conte di Lodrone, figlio di Paris, già defomo, e con benemerenti occasioni già nominato. RegaloiTi quello di tré iùperbiPalagi inPadoua, Vx-cenza, e Verona. Si fè dono à Breicia dell’eièntion della macina im ¿nw. perpetuo, dandone ¡la Ducale all’Auogadro, perche haueiTeThonoro Datw ddU di prefentarla al Conlìglio; e il Barbaro llretto dalla Patria teneramen- imi«* te nel feno, trouò leammirationi di tu t ti gl’occhi, eie vocivniuerfali à Bre~ acclamanti. Or mentre continuauali à trattar lo Sforza da Prencipo con gli vfi di Prencipe trà diletteuoli godimenti, giunlè d’improuilb precipitofo Corriere grandemente à intorbidargli. Portò funeila notila , che delle congiunture opportune fempre amico il valore, colta, il Piccinino quella dello Sforza lontano, e di vna confidente fpenfiera-tezza de’ noftri, fi fotte tolto improuifo dalla Romagna, rimeiTo affai del patito diiàilro in Tofcana 5 Che volato in Lombardia, haueiTe qui-ui raccolte ,& aggiunte alle fue tutte le genti del Duca ; e che fatto formidabile alia teua di vn’eièrcito di lèdici mila trà Fanti, e Caualli, an- Jómbard/a dalle lèpelk:ado trà fiamme, e llragi tutto ilTerritorioBrefciano5 ve- f* sran cilì à Chiari mille, e ducento Caualli Sforzefchi, e prelè, eccetto, elio gl’Orzi, tu • ie Cartella di quello flelTo dillretto. Infinitamente per- e prende turbatone q u (li auuifi; ma effendo le amiche offelè più delle nemiche * lèniibili, ■ - igiormente molellò ancora vn’altro ragguaglio, arriuato nel punto medefimo; Che ilCerbellone, con cui nudriuafi tanta ami- ila,