700 DE FATTI VENETI. J tefarl l'L m^e Caualli, e due mila fanti Alemanni da Cefare mandatigli conl’In-ueflititradei ueflitura iniìeme del Ducato di Milano 5 e finalmente tanto gagliardo Ducato. diuenne3che in vece di rifèntir più incommodi dal Duca d’Orfiens, pre-và a fuo fé ardimento GiouanFrancefcoSanfeuerino,CapitanodelCampo fuo, Ì*™tfvicl diaccoflarfi, e di alloggiar da Nouarra dittante vnfolo miglio, douo no aNouar- . _ , • . . . k o 9 va còtra or 1 Orliens horamai ritirato s era. itens. A Carlo in tanto, trattenendofi à Siena, peruenuta la nuoua della., fletta Nouarra pur da Orliens occupata giàjgli fù gran ttimolo ad affrettarci camino di qua dall’Alpi, Volea già pattar per Fiorenza: mapre-u/aa %°. ìnteio, die preparauafi quella Città di riceuerlo non men con pompe rcn^a, vk$ d’honore, che con armi allettite di gelofia, e di diigutto, per non ha-gund,°, uer p0tLlt0 COnieguire le coie da lui già promeilèle, rifolfè di ab-z vàà Tifa bandonar’à man diritta Fiorenza, eandottene àPifa. Quiui trouòà combatterlo gliAmbafciatori Fiorentini con viueinttanze, e per la. inflative co- rettitutione de’Iuoghi, e per la remiflione di Pifà (òtto la prima obbedìZrentmi, <%nza della loro Republica. Altresì quel Popolo, lagrimando, lo fup-t Ti/ani, 3 plicaua di conferuarlo in quella libertà, che il ilio reai patrocinio poco dianzi gli hauea conceduto, ond’egli, partendo non fcppe meglio fo-vartecoru disfare gli vili, e gli altri, che dibuone parole. Arriuato à Lucca, d’indi ° PeriS̰^1idell,Apennino ièneandòàPontremoli, Terra del Duca ca 14 !' di Milano, che, fé ben’à perfliafione delTriuultio quietamente gli fi TredeTon- arrendette, fù nondimeno iàccheggiata, e dittrutta j e da quel luogo ei "tjhu-igc!0 ^ce poi,che fi auanzafle lo ftettoTnuultio à prender lingua degli inda-menti auuerfarij, per deliberare de’proprij à miiùra, Sera già refèrci-to della Republica, retto, come fopra, dal Marcheie di Mantoua, e da’ due Proueditori, con molt’altri Guerrieri di nome, trasferito nel di-mondv2 ^retco ^refcia, e fatto vn ponte sù POglio, e di là vn’altro sù’l Pò, miglano,4* per effi pattato, trouauafi allhora nel Parmigiano, compottodi dodici e fuo nume niiia Fanti, e di altretanti Caualli, comprefiui due mila per forte, ri-mandatiui da Lodouico fotto la condotta di Giouan Francefco Sanfe-uerino. Parlauano efprefsamente le commiifioni del Senato al Mar-^nctZcise. chefe, & a’ due Proueditori di queflo tenore Chef e paffauano i Franato a' fuoi cefi cól loro e fere itofenza inferir mole fi ie, ò traviagli ad alcuno, fi Tacconi- doueffe lafclargii andare allor buon viaggio $ ma fe perturbafie-fiattcre. ro,& offende fierogenti ,ò luoghi della Republica, ode’ fuoi. Colle-gat tifilo in quel caffo non fiportaffe rifpetto loro, e fiprocuraffe impedir li,e combaterlt. Pesò ancor più queft’ordine in aggiunta la Publica maturità, e conditionollo principalmente co’l domito riguardo al vantaggio, e fuantaggio. Commi fe, che fe fi ve de ano i no [tri fupe-riori a nemici, e in confidenza di fopra far li, at t ac c afferò, con le camino del Cagioni già dette, la battaglia 5 ma fe all’incontro inferiori, e cól i‘eferetta ' dubbio di rifehio, e pericolo, doueffero in ogni modo afte ncruifi per Franafe. allhora ,e fenza impegnar fi protrahere .^Marchiauano i Francefi per