LIBRO SECONDO.. l7 alla confuta Città non rimaneua, che lagrime di pentimento. Ma nel colmo de' languori, eièrcitò il Cielo quella clemenza, con cui se degnato di /occorrer fèmpre la pietà religiofàdi quelloPrencipe. Egli termo 1 Saraceni, già che non v'era più forza humana, nella precipi-tofa carriera . Dopo depredate le naui j bottinate, ed incendiate le Cartono coftiere del Golfo, fè che inafpettatameute retroceiTero , e paiTato il f°‘Per r i • w 1 • "Mauritania mare, le ne andarono in Mauritania, INarentani di fuori, &i Cittadini di dentro,* più imperueriàti de’ Barbari, non però conceifero nè pur’vn reipiro. Quelli, valendoti delToppormnità, calati nella Dalmatia, penetraron iàccheegiando, e Harentan? lacerando fino àCaorle , e quelli iniquamente eiclamando, che tan- ^j^u' te auuerfità, procedute nella Ducea di Pietro Tradonico, terminar caorie. douelfero con lalùa morte, lopriuarono à forza di icelerata congiu-ra empiamente di vita . L’vniueriàle del Configlio punì con adegua- dotuco Do-tO cafligo il misfatto atroce $ e per ciò, che potea farli ad vn martiriz-zato, e defon to, ei rinacque con Panimedi tutti i buoni, che accia - jcdmofi. marono, e coronarono del Regai Corno il figliuolo Giouanni. In, Acdnyat0 quello Principato parue, che follèro benedette in gran parte da Papa. in /no luogo Benedetto Terzo, conferitoli à Venetia, lemergenze della Republi-ca j comparlòui quaPIride di prefagite prolperità, dopo icoccato gran-nembo ; e vi fu pur’anco Lodouico Secondo, R è d'Italia, & Impera- 358. tore, figlio di Lottario, e pronipote di Carlo il Magno. Il Pontefice con làcratilfimi doni accrebbegl’inllituti divna diuotapietà,- E Lodouico , ièguendo Pefempio degtAui ( con la libertà che indipendente conobbe, e confermò ) a^giunlè alla fouranità di quello Dominio incremento maggiore. Órlo Participatio, liicceduro nel Principato, 0r[o TartU innalzolla più ancora tubi ime. R iulcigl i, appena (àlito nel Trono, di ¿patio do-iòpir'in gran partei diffidi] ciuili5accordò co' Naicntani,cCorfarila£c-pacej edièrefpiro, e quiete alla Città di dentro, e di fuori. Pofciai $<54. Saraceni riuenuti in Italia, più feroci, e più iniqui, che mai, gli portelo motiuo à più riguardeuoli imprefe Difàpprodati d AÌeifandria ventanni in circa dopo i fùnefli auue-nimenti di Sabà, auuentarono foura rifòla di Candia la prima filetta., saraceni acquiflando quel Regno,poco,ò nulla dal GrecoImperaroredifefò. £" Pattarono in Dalmatia dapoi, e di là pure, fènz’alcuno oflacolo inol-traronfi fin lòtto à Grado, alTediandolo. Troppo fi fece horamai l'in-cendio vicino,perche potette più acconfèntirlo il buon Doge. Ap* pretto vn armata con altretanta celerità, quant era rapido, ed vrgentc. ìlbilògno,* impennò Pardire a’figli Cittadini, che flauapaternamen- ajicdiano. te nudrendo, efiportòpur egliinperlòna contrai nemici, c'hauean ^ ^ già ridotta in procinto quella Città di viciniffima refi. Non sbigottmi ¿ cmiatìtT punto il Saraceno jrefiilè nel principio con oppolìtione gaghai da: ma l>-mcalzatodal Doge, e da gpaltri, che di/peratamente com batteano per