i68 DE FATTI VENETI. 12 3 3 Nel cader d’effe, ne pullularono in Coftantinopoli, quafi che à vicenda , di più terribili. Perduta, c’hebbe Giouanni Vatazzo al cimento di molte pruoue lafperanza d’infignorirfi del Regno, pensò, mutando clima, di mutar fortuna, e fi dirizzò nella Thracia conam-bitiofa intentione. Quiuivnì alle fue Tarmi delTImperatore di Trasfonda j Prencipe, che traheua Torigine antica dal tronco degli Imperatori Comneni, e fatto grande d’autorità, e di ftati iòura il mar nero. Ambi opportuni per ciò à corriiponderfi, e tali di forze, e d’animo, circondarono d’ogni Iato con due potenti Armate in mar , e in terra Co-vomxo, e ftantinopoli, principiando à trauagliar gagliardamente TImperator imperato- Balduino, e con effo lui Theofilo Zeno, che in quel tempo virifie-Tondlldti-a deaPodeftà Venetiano. Eglino, iourale prime diuulgationi di que-coflantim- apparati nemici, ne haueano anticipate già le notitieàVenetiiuj foh * e non eran ftati pigri quefti prouidi Signori nelTandar’alIeftendo qualche armamento, per tenerlo apparecchiato ad ogni biiògno. Ora non più dubbioio, ma pur troppo certo diuenuto il pericolo, iè ne com-moffero grauemente 5 Con più efficace paífione íollecitarono i plinci-cipiati lauori, e ridotte pronte alla Vela trentacinque Galee, iàlironui innata ve iòpra Leonardo Quirini, e Marco Guffone, ambi di contornata eipe-neta in fuo rienza sù’l mare, che giunièro, per così dire, battendo Tali, alla vifta_, foccor/o. delTaffediata Città. Conobbero i due Capitani sùl fatto non douer’in-termetterii indugio à tentarla fortuna 5 troppo Totio dell’Ancore per-nitioiò, non meno ad e/fi, che à "li affediati, già trà grandi anguftio conili tuiti. Secondando per ciò il biiògno, e il coraggio, auanzaron-jttFaccr^' fi veriò la Greca Armata in fegno di riiòluta battaglia 5 e i nemici noiL Temici?0, perduti d’animo, e rinforzati i lor legni di braua militia, con eguale* ardire, entro al cimento, lì ipinfero. Fù indifferente la battaglia per molto tempo 5 A lungo conflitto poi principiaron coloro non tanto à refiftere; d’indi datili à qualche {concerto, non fù più potàbile di ratte-nergli 5 abbandonaronfi ad vna fuga codarda 5 Leone Gaualla, che nera il Commandante, fece ogni sforzo, ma tutto in vano per arredargli 5 Vi rimafero ventitré Galee fracaffate, efommerièj alcun’altre prefo, >•«/<-. e il corpo rimanente diftrutto, edifperfo. Confeguita in mare l’infi-5/ sloggia gpe vittoria, Tefercito di terra, circuente le muraglie della Città, (log-l'efercùo ne giouiii in fretta, e laiciò il campo aperto a’ Venea di sbarcar’, e d’ani-Enu-ano ¡ moiàmente inctoduruifi. Riconobbe Balduino, riconobbero tutti da Veneti iru queft’armi iole la loro iàluezza5 onde furono infiniti gli accoglimenti, coftanttno- e g|¿ app]aufi. Quiui fi trattennero i due Veneti Comandanti per alcun ramata giorno, e veduto poi ceffato qualunque biiògno, e già reftituito il tut-«T!iS.toalla(3uiete’ non più neceifariala loro dimora, partirono, prima. t,a. promettendo à Balduino, e alla Città vn’ailìftenza continua della República >• c ritornatià Venetia, portaronui vn’infinita allegrezza. Ma fe quietò Coftantinopoli, non così fece l’animo del Vatazzo. Immediate