a DE’FATTI VENETI. per ifcorta benigna del miogiuilificato ricetto. Adorato 1*Altare, non potrà, ch’ener pura, e (incera la diuotione offerita. La inilil-lerò di quello ileiTo candore, con cui ho (èmpre icritto, e (èruito à quella immacolata Maeilà 5 e fe, traicorrendo i Regij auuenimenti, foifi aflretto d’accompagnar talhora con la domita lode le attioni, farà per non torre, non per dar più di verità, e di merito con gl’inchio-ilri à quel (àngue, in cui tinfe fino da' Tuoi principij quella Veneta., Republica l’Auguile porpore del Potentato pietoiò. SOriè il primo auipicio di Venetia, quando Troia famofà incenerì , per naicere alle memorie del Mondo immortale. Salua-ronfi allhora da quelle ardenti mine due profughe marittime armate. L'vna, (pinta dal caiò nel mar T irreno, approdò nel Latio : e colà git-touui Enea le gran ièmenti, che poi produilero l’immenfa Roma. L’altra, calata in quello feno d’Adria, quiui Antenore con gli He-neti popoli Paflagoni, prima, che d’ananzarfi à piantar Padoua ver-fo gli Euganei, ereife, dou’è al preiènte la Cathedrale di Cartello, vna Fortezza 5 efùquelloilfito, e principio determinato dal Cielo à quella Città. Due gran parti, ambi vfciti dalle incendiate viicere di quella gran Genitrice j ambi (orti, quali gemelli, ad imperante fortuna in Italia, & ambi venuti,come à por’inconteiàlaterra, elmare^, per cimentar qual deiTì più poteiTe partorirai Mondo miracoli augu-lli. Ma il come la varia qualità del latte varia ne" corpi col nodrimen-to in chi più, ed in chi meno durabile la compleifione, così auuenne poicia tra i detti due Potentati nel tempo del creicere, e nel modo del conièruarfi. Comparile Roma Imperatrice più per tempo aifai. Nudriisi di peisimo cibo Idolatro, e fu fmifurato il ilio corpo , e d’humore impuro, e di corrotto fangue ripieno. Diiceiè allhora, eh’ era nell’auge, rVntione Redentrice^ abbordila, calpeilolla in vec d'imbeuerlaj e prefo in corio di fecoli il veneno delFArriana herefia, iàccheggiata pili volte, più volte diilrutta , morì finalmente a quel dannato Dominio. Morte, che non fù meno della vita terribile^s cailigo formidabile à mifura della forza pofleduta* eièmpio al Mondo tutto nell’eccidio vniueriàle di chi Pimperò. Gran permiisiono di Dio, che à (upplicio , e documento ancor maggiore * foAèro au-> uentati i fulmini da5 popoli Settentrionali 5 e (mantellato da’fondamenti il Gentilefmo, e la ileifa herefia , reilar doueifè nell ofeuro fepolcro del Romano Impero, aperto, e (labilito in Occidente da_ Barbara mano l’Oriente lucidiisimo di Santa Chieià. Non fù così di Venetia, che non crebbe, (è non in fattura, e per mano Diuina., fèmpre Cattolica, ièmpre independente^. Segnolla qui Antenore, e di Heneti conlerettione di quella Fortezza 5 ma non fpremutoiì, che dopo gran tempo il latte Diuino, di cui,