296 DE'FATTI VENETI. Tazli.a j nato alla fine per gli Carrarefi infelice, tagliatine molti, e pochi ritor-ppam gd? nati à rinchiuderli in Padoua. Fù penfiero del Gnafcone, dopo vinto, TcZtcdi non daf,al nemico refpiro ; di coglierlo trà quella deiettione, epre-■puol’affc- (èntargli immediate Medio. Ma i due Proueditori con 1 autorità,che diar la cìt- ancor’eifi deliberatiua teneano,apertamete diiTentirono dall’opinione ; Sono dijse- adduifero prematuro il tempo, e foftennero> che affai più foffe il rifehio Trottatilo cimale, che la (peranza del bene, affediando vna forte Città perfetta-r[°ui >t0~ mente munita, e dentroui à difenderla il Prencipe. Se ne diiguitò alta-Tajfa per m5cc a]Hlora quelllnicfmo ; proteflò irato, di non fàper m quel diflret-fconc coni to à che più trattenerti, e fi riuolfè con tutto 1eièrcito sù’l Treuigiano. ÌÌi't'cii da Carrarefègran cuore; tuttauoltaauuededofi di non poter l'ano.™1 lui Colo contro laRepublica refiiler’à lungo,pensò,gittarfi à qualch’altro >' carrare- Frencipe,e trà tutti gl’alcri facilmete fcelfè il Rè d’Vngheria,già ilio tan- (e fiotta al l , 0 1 , ,• rP r» • J \è ùvn- to confederato,e per cui pili volte hauea tradita queita Patria,e deturpasi™ . f0 fc f>cfIo. Non fù, al certo, che la mala intentione dell’Vnghero, non per anco à baitanza fatollo contro laVeneta Patria,che il fè pendere à fa-uor di colui. Eragli obligato, è vero, ma per vn merito di traditore,che appretto gli huomini giufli, ancorché in Ior beneficio, non piace mai. Al rincontro lo (leifoRè hauea la Republicaièmpre oltraggiata; inua-fàla più volte per mar5, e per terra ; occupatele Città ; fogliatala d’intere Prouincie ; e pur ella non o(tante, gli s era fatta amica ; gli hauea, tinceramenrerimeffa ogni ingiuria; haueagli conieruata puntalmen-te la pace; e gli hauea più volte offerite le proprie Galee contra il Turco. Preferì egli nondimeno il Carrarefè, e credè di troppo aggrauarfi, ièm-pre, che nulla da fè fieffo, e da’ fùoi (oliti ingrati guiderdoni, variatoti nijcc coL Me. Ruppe la pace ; dichiarotii nemico aperto, e fè caminar tanto grand’efer- militie in Friuli, che, vniteti alle Carrareti nel Treuigiano, preualfèro tutte infieme al Veneto Campo d’aifai. Si ftordirono i Senatori à così ilrano emergente. Pace Areicamente (labilità; religiofamente ofler-tiata, come potea dubitarti tanto fragil’à romperti ? Di altri Capi, di altre militie, e di quel più, che permife l’anguftia del tempo s’ingroisò 1 eièrcito» non al bi fogno però ; e videfi chiaro in quelPoccafiono, che, quando non è à miiùra del male la medicina potente, in vece di rifoluer, commuoue gli humori, e trabocca l’infermo airinterito. Crederono i Veneti Capitani,che Paggiunto rinforzo,ba(laife al lor male^ dipoter’in Campo aperto a’ fornitimi nemici retiitere. Ardirono d> incotrarli vicino alla Piaue,ed attaccatili à battaglia, Ior toccò, inferiori, nona «r«n a ioccornkere;à l'ifèntir gran itrage dVcci(i»e feriti ; reftaronui prigioni, de Veneta. Taddeo Giuftiniano,Proueditore,e Girardo da Camino, Condottiere, e fi riuolfè il Guafcone à briglia fciolta ne’ borghi Treuigiani,con I esèrcito foprauanzato, à faluarfì. Rimafe mefto il Senato alla notitia di vn tanto infortunio. Senza più forze in Campagna; con due nemici; rvnovincitornelTreuigiano; l'altro à Padoua rintegrato, e affittito, s’ap-