LIBRO DECIMOQVINTO. 319 Pola, doue giaceua l’Armata noilra in numero delle icclici Galee pre-dette, itando l’altre cinque ancor’in terra all’acconcio, e lafciatene ad ciria con Ì arte dieci adietro coperte da quel Promontorio, fi fè veder’in vn corpo Mnuta-iòlo di quindici, per allettarle Venete con artificio à fortire. Molto riflette iòfpeiò il Piiani à rifòluerfi 3 Contefè lungamente con gli altri Capi, ricalcitrando all’vicita, e forti ragioni adducendo contrario. Che nonfofje mai bene, quafi che in faccia di cjuefl 1 ItdiJ’arrifchiar Difcordì i il tutto invnpunto, conforze poche, sbattute, diuife, non ordinate3 ■parte in terra per anco afpairnarf efenza di attender il conuoglio, chegiàflaua inVenetiapreparato, e di momento inmomentoper capitami. Gli altri nondimeno perièuerando di vicir’à combattere,, confidati, che certamente douefle preualer’al numero de’ legni, credutili pari, la virtù de’ Veneti preualfà Tempre, feron, che anch’egli finalmente vi acconièntifTe, già che bifògnaua, ò cimentarli co’l pericoy E rifoluena lo, ò aftenerfene con troppo vniuerfaledifgufto, e con diferedito di Hcire • tutta l’Armata. Approntate dunque fèdici Galee, e con Tinduflria, e l’ingegno diipofte le cofè al più, che permetteua il tempo anguflo, e’1 luogo iterile 3 iùpplito, c’hebbe con alta voce impulfiua, per far alla, mancanza delle forze iùpplir’il coraggio, vfcì dal Porto, & andò à in-ueflir le nemiche Galee, che già lattendeuano efteiè in ordinata battaglia . Si combattè alla diiperata da tutte le parti, iènza che ne feguif Combatti. fe per qualch’hora alcun accidente difpari 3 quando girando, e pugnan- mento. do s’incontrarono à ventura le due Capitane all’abbordo. Là, douo itaua il neruo più fiorito degl’vni, e degli altri, ¿limolato il valore, ed ingroilàtala calca, fù per mano di Donato Zeno, Luciano Doria tra- *»-fitto, ed eflinto, e cade in potere de’ noitri, quella Generalitia Galea.. cr‘,aam Do' Principiarono inemici per ciò àretrocedere, edauuenne à punto allhora,, che godettero della virtù del lor Capitano, ancorché morto. Balzaron fuori le dieci Galee da lui prima dietro al Promontorio lafcia-te in aguato 3 e foprauenendo, non fapute, e meno atteiè, con impeto eftremo à ioccorrer’i iùoi, colpiron frefche per ognifianco le noitro > ltanche, e lacere, benche vittoriofè 3 finiron fquarciarle jl’altre loro, mal trattate prima, riprenderon coraggio 3 entraronui anch’effe furio-làmente,ein vn’iflante,coneflranea, nè più veduta forfè fimilemeta-morfofi,reitaron prefe, di Tedici, quindici delle noilre Galee 3 due mila-f. huomini prigioni, trà’ quali Marin Capello, Donato, e Pietro Zeno,, vernai Giouanni Michele, Nicolò Bragadino, Giouanni Vidòre, Paolo Bembo , Perazzo Malipiero, Nicolò, e Marco Soranzo, Bernardo VaiareP fo, Donato Donato, e Pietro Vido tutti Patritij, e Gouernatori di Ga-^ea ^vuul vn numero compaffioneuole d eflinti, e. feriti^ pochi ialua-ronfi a nuoto sù i lidi contigui, e il General Pifàni, con Michel Steno, e Giouanni Treuigiano, giàiùccedutiProueditori alLoredaao, òcal Barbo, trouarono, con la fola fòprauanzata Galea, lagrimoià ventura.