6z8 DE’FATTI VENETI. leggiamento de’ Tuoi barbari, ed alti penfieri ; mancato in Bithinia nel-Meemt ot k Città di Nicomedia di cinquantatrè anni, dopo regnatine trentatrè. tomanomuo La recifione del Capo lafciò cadaueri gli altri membri. Reipirò l’Italia re• nello ileifo procinto di ioffocarfi, e la fola voce corià del morto Meemet tolfe l’ardire al prefidio Tureo in Otranto 5 lo trafpirò negli Arago-Otranto ri- nefi, e cagionò, ch’eifi poco dapoi lo ripigliartel o con altretanta facili^ TeldJnh tà, con quanta l’haueano perduto. Ma nò sì tolto fi trouò libero Ferdinando da’ Turchi, ch’egli lì riuol-fifee UTm- & * ingelofir’i Chriiliani 5 nè lo fece co’ Fiorentini, poiché dopo la pa-tefice poi. ce, che con effi conchiufè, vi s era confederato etiandio 5 lo fece col Papa, intimorendolo, non oilante la grande amiilà, che (èco tenea.. Siitoriuenneallhorainièiterto,- iì raccordò i Rè di Napoli ièmprefo-ipetti, e per confine di Stato, e per quei (palleggi, co5 quali fin’entro à Roma hauean più volte lùfcitati i Colonnefi, ea altri Baroni à gran torbidi contra i Pontefici. RiaiTuniè le maifìme de’ iùoiPredeceiloriiCan-giò gli affetti del Mondo nell’intereife del Cielo; fi tollè da Ferdinando; 11 gittò con più fano configlio à quella Fvepublica,e trottatala no difcor-data punto dal profeflato oflequio filiale, liebbe occafion di conofcere, che la propria difeià,per guardarfi da dii fi voglia,non è peccato,e ch'al-tretanto meritò allhora la Republica,prontamente collegandoficon la Beatudtne iùa, quanto nulla demeritato liauea dianzi à perièuerar nella confederata Fiorenza iè ileifa. ¡1 primo abbozzo di negotio fù infi-nuato à Pieno Foicari, Cardinale in Corte, che ne IcrilTe al Senato. Si j/y? vdì qui volentieri il proietto, come al ben della Chiefa, ed alla paco ¡¡fpuÌiicJ*. d’Italia tendente, & in corti giri reilò conchiuiò. Che a reciproca di-£ capitoli fi fa, fifa rnanutentiondellapace commune,doueff'e armar’UPapa accorditi. ^ mtia fanti, e da tre fino à quattro mila Caualli ; e la Republica, da quattro fino à fe idi quelli, e dafei fino à gli otto diquefti,fiecondoitempi,eibifogni. Cbefofferiferuatoilluogo di entrarui adorni buon Prencipe $e che non foff e lecito nè alleno,nè all’ altra divmrfi in lega ,nè rott a laguerra, con alcuno far pace, fenzua il reciproco affenfio. Nel punto di quelli trattati accadde alla Republica di rimpoffeÌFarfi caracSa delTIfola di Veglia. Sin dall’anno 1 260. perle infestioni de’mari yegiia. continue, aifegnolla in feudo à Pietro, e Bartolomeo Schinello fratel-Em che mo jj)COn obligo di certa corrifponfione annuale, e di armar’, occorrendo, à loro ipefe vna Galea. Da’ publicidocumenti de’ iècoli apparile mantenuta, e tal’hora contaminatala fede, negl’inueiliti fucceiTori, itinio-lati da' Ré di Vngheria, fin che Giouan Frangipani entratoui Signore, fè conofcer’anco in morte quella deuotione, che dimoflrò, viuendo, al Senato 5 falciando per teilamento, e per debito i figli, e i poileri raccomandati al patrocinio della Republica; e che troncandoli la linea, douefle à lei ritornar Tlfola, com’era giuilo. Hora fuperilite rimafto, e dei-