LIBRO DECIMOSETTIMO. 373 fiera gradine di colpi da quelTeminenze*gli il affondarono molti legni* moki foldati gli rimafèro vccifi, e feriti* ed ei caduto prigione, fu in Pa- veneti. " doua ricapitato à Francefco. Il fecondo auuenimento nniflro occorfe nelTefèrcito , non per mano de3 nemici,ma per negligenza del Comandante maggiore. Differì prima per afferiti interefìi domeilici Car- lo Malateila molto, e molto più del bifogno il filo comparire nel Capo* Capitatoui poi*gli conuenne, (limolato da medefimi, quaffche imme- Di/ordini diate partire,deporre il carico,e licentiarfi da queflo feruigio. Non fblo %%pfrrcfu perciò ri tardaronfi quei procreili,che la fòllecitudine fauorifee in guer- ja ddecne-ra*ma ne marcimenti dcll'otio infingardirti il valore,e diminuiuui la ge- ridate-te. Condotto in fua vece Paolo Sauelli Romano, ei venne, e vide Tefer- -pàolo sa-cito * Gli parue, non oftante i difeapiti, ancor poderofo da poterfi diui- Gene' dere in due * ne ieriffe al Senato, & hauutone Tartènfo, e incontinente Si'diuide in efèquitolo, ne ritenne vna parte nel Padouano à daneggiar’ il Territo- de™r?fi0u L' rio, e incommodar la Città * L’altra fpinfc nel Veronefe per l’oggetto medefimo,e perche ripartite,e diilratte in più luoghi le forze auuerfàrie, poteffero più difficilmente difenderfi. Camino bene il diuifamento ne’fùoi principi], e meglio ancor’andaua ne’ fiioi progreffi, fé non fra-poneafi à turbarlo Nicolò d’Efle, Marchefedi Ferrara, e Genero di Francefco. Fè coftui, per foccorrer’il Suocero, intimar’alla Republica la guerra* Ritenne prigione il Magiflrato ViiHomino, che rifiedea col Nicolò d'E-Manto di Veneto Rapprefentante in quella Città fin dal tempoan-^^^J tico de’primi acquifti * Fermò con la medefìma violenza Giacomo dal ramtìma u Verme in paffando per lo Stato ilio di viaggio àquefliflipendij* ed fittici*. occupò tutto àvn tempo ilPolefìne per fola ragione, che Francefco EfuoUnfui fleffo glielo haueffe prometto in ricompenfa di quei mouimenti, an-u' corche da Carrarefi precettori foilègià flato obligato alla Republica,per cagion d’impreflito in più volte Houuto dicinquata miladucati.Pregiu-dicata, e fprezzata dal Marchefè in tal forma laPublica indennità, fi procurò rimediami. Armaronfi alcune Galee, e fe ne preferiffe Tinca- Armameli rico à Giouanni Barbo, accioche penctratt’e con effe nel Pò a danneg- ^/Sigiar* , e incendiar quel paeiè, che haueffe potuto. AlToggetto medeli- ¡e. mo s’ordinò la marcia diparte dell’efercito dal Padouano in Polefino* nè qui folamente fermò il Senato. Azzo d’Eile haueua dianzi pretefò di contendere il Dominio di Ferrara ad Alberto, Padre dello fletto Nicolò. La Republica gli fi pofèinnanti 3 difefè Alberto, epoflo Azzoin obbedienza, hauealo, per lungi tenerlo da torbidezze nouelle, fatto pattar inCandia, e mantenealo quiuicon permanente decoro. Che. incordino gli huominii benefici], già confumati, etraicorfi, none marauiglia * ma che in poffettò di godergli ancora, ingratamente fi abu-iino, in quello calo è Thuomo peggior di vna fiera, che, fè oblia il pai-fato bene, il preiente almeno amorofamente accarezza, elambifce.. Nicolò d’Eile ardì fcordarfelo con la Republica nel tempo fletto, ch’el-