7¿8 DE* FATTI VENETI. Vemuid ^Ugatek > & integritele,tré ne prefero, con vna fu ila, e con altri picclo* ni legni de' li legni. Souragiunta la notte, e ibfpefo l’iniànguinarfi di più, al nuo-Rìfahìon uo gi°rno ritenterò i Veneti, e i Francefi di attaccar! Turchi da vero in di °combat- generale battaglia, e gli s’auuicinarono in tiro , ed haueano già tvi’r principiato col Cannone à combatterli, quando per occulti arcani, o **no.auan' miileri, de’ quali fé non ponno le menti indonnarne le caufe, manco z poi fi n. può la penna deteriuerle, fi ritirò, nell’atto iletto di auanzarfi, l’Armata tutta, immitando per appunto, ciò che hauea il giorno innanti praticato le grotte Galee. Ripigliò di nuouoilGrimanila terza volta la vo-i di nueuo l°nta di combattere, e negliporfeil Turco maggior inorino con Io W altra fpiegamento,che fè in mare,di tutta la fua 5 Ma pur’anco allhora vi en-voita. t]£ |a remora deilinata 5 Si fermarono vn pezzo immobili le Galee; &: il lor muouimento fù pure di ritornartene addietro. Da’piccioli fatti, che nel ritirarli feguirono, appari chiaro, che te Tarmi Chriiliane in vece di retrocedere, iìfpingeano innanti, indubitatamente trion-fauano, e furono gli ileifi nemici, che ne dierono il motiuo, e la pruo-ua. Pretero ardire alcune delle loro di auanzarfi à inueilir delle noftre Galee, che già ritirauaniì, e sforzarle in quella guifa, per non perderfi, Alcune ve- à combattere. Combatteron anco, e così bene fi diportarono all’ab-Superano bordo, che dopo vn lungo contrailo foprafecero, e vinièro con gran aicme des valore le Turche. Parimenti due grotti Vafcelli, vn Venetiano, & mmui. Vn Francete,rimaili, come più tardi al moto, vn poco addietro, furon chiufi da molto numero di legni nemici, e bench’eifi in due foli con-m-fortiva.tra tant*>e benché coperti da iaette, e tormentati da’fulmini di canno-jceìu refi nate pugnattero, può dirfi, con tutta vn’Armata, poteron refifteruij frano coma fqUarci, c laceri i legni, e trucidati gli huomini non fi auuilirono mai 5 Tarmata* vccifero anch’eifi de’Turchi, eiàlui finalmente inuolaronfi. Chi di meta, quelli accidenti fouranaturali può iàperne il netto, te non il Cielo/ Grande Armata Veneta > tempre in mar vittoriofa ; che vguagliaua le vittorie con le battaglie ì ben’alPordine per te fletta,- fpallegiata da., ventidueVateelliFrancefi, tré volte fi fpicca contro al nemico per attaccarlo , e tré volte, quando vi è in tiro, fi arreita} tré volte fi rendo immobile j tré volte retrocede da’pafii auanzati* e pur non era(ì facile, che vn Comandante, dopo dato l’ordine, e’1 tegno di generalo battaglia nauale , potette, nel procinto dell’azzuffarfi le Armate, fermar in vn fol punto tutti i corni della fua, per non entramene alcuno. Non può il tempo, la diilanza, lo ilrepito, e la confufione permetter- lo 5 nonvié Immanità che l’intendette, ò l’intenda. Così nondimeno , con la mutatione degli animi, fi deformò la fortuna, e precipitò dalle mani Toccatone di profondar l’Armata Ottomana, e profondata, diconteguireacquiilieccelfi, &Imprete immortali, e nella^ Grecia, edaltroue. Mafefùinfioteuraforma tolta dal fato, ò negletta da’noilri la gloria, hebbei o i Turchi ben’altretanto lume à cercarla