I 474 DE’ FATTI VENETI. conciati da’patiti danni, e ricalcati, e fpalmati, gittaroniì all’acqua. Or tra quello ilefTo tempo, in cui nulla perdonauafi alle hor-ridezze del Verno, accadde altroue nouità importante alla fomma di tutta la guerra. Tratteneafi Francefco Sforza in quellaflagionefili-piede, e nulla moueafi, pur’attendendo, che fi moueffe Filippo allo nozze dell’vnica figlia promefTagli, Più meiUiggieri con reiterate in-flanze gli efpediua, nè riportaua di più,che iole voci di affetto, e di feu-fàj hora adducendoui alcuna infermità della Spola 5 hora la fredda, flagione, 6c hora qualche altro poco oflacolo, fèmpre à chi non vuole ballante. Entrò Francefco in gelofia di fprezzo, e di fcherno, e man-datoui, per accertartene, vn Tuo fidato di nome Troilo, non fù difficile di penetrarne l'animo auerfo del Duca, benchefi sforzale di palliarlo Francefco con le ordinarie illufioni, Francefco à gran ragione fé ne irritò 5 Vo-^.lonne la noticia per tutto $ e capitata tra gli altri à Nicolò d’Efle, Mar-nwMdif/. chefòdiF errara, fincero ancora negl' intereffi della República, eili llPP° • molle dietro all5 offerita opportunità, e introdufTe con Francefco, e i Nicoli d'E~ Fiorentini nuoua pratica di Colleganza. Poco vi andòà perfuader-fte procura uclo, difguilato già, vi furono pronti i Fiorentini etiandioj ed hauutone dall'vno, e dagli altri il Marchefe lailenfo, ne fcrilfe al Senato . Qui confidatofi, che il recidiuo fdegno dello Sforza col Duca, folle diuenuto infanabile, fece l'ardua congiuntura fòrpaifar’ogni altro riljxitto.e dueAmbafciatori màdaronfi,Giouanni Pila ni à lui nellaMar-ca ,e Giacomo Donato à Fiorenza, da quali trà pochi giri fi concordò ; * itoli 'con Chef offe G eneralifsimo dell’armi lo Sforza con quattordici mila c biii/i. ducati, almefe di fuo fermoflipendio. Che degli acofuifii, Crema, Cremona, e Pefcbtera toccar doue[fero à Veneti. Chefofse tir imánente dim fòt.rà gli altri Collegati 5 e che nellajtefsa alleanza vi fi comprendefero Papa Eugenio, allhorainFiorerza, e Nicolò d’E-fie,promotor dell'vmone 5 II qualfè lùbito andar’alCampo mille Ca-ualli del proprio fòtto la Condotta di Boriò, fuo figlio, e Francefco vi lì mofle anch'egli. Intefo Filippo il grande emergente, turboflene , eil malegiàincorfo, e già Habilita l'vnionedegllnterelsi, non più vedendo pofsibile à difunirla, gittofsi à procurar di tenere difùnite alme-f'Ému t¡d'110 le/orzc >e Recial mente, che Francefco non poteffe così facile tran-iiitrodumci fitar’in Lóbardia dalla Marca il Ilio Campo. Ne dilcorlè del modo col Sre^ccinino’^°5lMarchefediMantoua, e deliberarono per miglior farce ‘deli partito concordi, di far palfar l’Adige à gran portione di quelle militie, efenito. accÌQ entralTero nel Vicentino, e Padouano, e quiui /correndo,.intro-durui vna gran diuerfione. Pensò il Duca più innan ti ancoraré guardò, per fconuolger’in ogni modo la lega, di fconuolger la Chielà, e la fede. Staua ridotto ancora in Bafileavn Concilio. Potè tanto in elio col mezo de’Prelati confidenti lùoi, che ottenne fami chiamarli Pontefice, e fù l'oggetto che, andandoui 3 fi allontanaffe dall’ Italia, dalla Sede