?i4 DE’ FATTI VENETI. to l’auuerfario,potè à bell’agio preparameli. Pur per fodisfar’al publico defiderio,più volte tentò , arrifchiò più volte TArmata, e fé ilefTo. Conobbe in fine, che, l’immorarui di più, facea l’obbedienza degna io, quelcaiò, piùtoflo, che di merito, di riprenfione. Ritirouuifi, co-filetto, e già principiando àfentirfil’Autunno fortuneuole aiTaicoix-antecipate procelle, accettò per buon confìglio di paiTar’alFingiù nell’ jftrZT m Iftria, e quiui prender Porto fino ad altre publice commiifioni. Prima di allontanaruifi non però lafciò la Dalmatia fenza qualch’altra memo-ria del fuo valore. S’impadronì, viaggiando, dellaCittà, edell’Ifola, Tnde jir. d’Arbe, datafi à Lodouico Loredano volontaria, fubito, che d ordino be' ìlio per aflediarla imontouui • Caminauano in quel tempo degli ileifi paffìx eperloileiTo fènderò ancorale terreilri emergenze, Giacomo CauaJii, con grand eie rei to, raccolto in Treuigi, primo fù ad vicina. Danni àm- Campagna, e à perturbar più luoghi, e Contadi de’ collegati nemici. mici del: ^ *■ <-> . x . i . . r . O. 11^ • V- r u veneto, e/er Danneggio principalmente quei di Gerardo da Camino, alienatoli per at0‘ fieuole gelofia, che Riccardo fuo fratello foife diuenuto Genero di Pan-taleone Barbo, Senatore in più luoghi difeorfo. Il Carrarefè all’incontro , accoppiate l’armi fue alTaltre confederate, del Patriarca, dell’Vn-ghero, e dello ileiTo Gerardo ,,e formato vn’eièrcito di lèdici mila, an-jlUyì ne fi dò, anch’efTo, il Treuigiano deuailando, fenza ardimento però, ben-che maggiore di numero, di venir a generale battaglia. Ciò,chein-traprefe, perfigillarlaCampagnaconqualche permanenteattiono, lacco dft'ie ^ attaccar la Terra di Meilre, così etiandio configliatoui dal Vaiuo-¡re! 1 e da di Tranfiluania, conoicitore ingrato della poco prima donatagli libertà. Stana quel luogo, fino da’ primi mouimenti, ben proueduto, e vi era dentro Franceico Delfino, d’intendimen to peiàto, Pretore ordinario . Vi andaron iòtto i nemici > Gli tollero l'acqua fino à Marghe-ra, per impedirgli dalla parte di quelle Lagune i.foccorfi, e con inilru-che ben (ì menti, e machine tentaron di abbattere le mura in più luoghi. Con-diffend^ . traponeua il Delfino à gli auuerfarij sforzi il comando, l’opere, eia, vita di continuo efpoflaj e la coilanza fua, quafi, che prometteua di euento felice. Ma quelli Padri, non blanditi dalla buona iperanza, do-ue importarla grandemente il pericolo, alleflirono trecento braui fol-dati di rinforzo à piedi, e fotto la feorta di Galiniaco Lucchefè, e d’Hir-cio Piiàni, entro vollero auuenturarne l’introduttione adonta dello acque tolte, dell eièrcito circonuallato, e di qualunque attrauerfata difficoltà . Tanto guidò la virtù, eia fortuna i Condottieri dell’inuiato fòccorfo, che, forpailati gli oflacoli, e penetrati di mezzo la circonual-soccorfa e- latione accampata, vi entrarono conleggeriiTnno danno. Rallegraci? *7 ron^ attediati all’aiuto, caro più, quanto dubitato imponìbile. Ar-cLrratefè rafabiati altresì quei di fuori, tentarono di rifarcirfene con più afTalti fie-ìn più affai- ri, ma tutti in vano, e furono in vno sì fattamente riipinti, che contennero ritirar per alcun palmo l’affedio. Allhora quei di dentro, non