480 DE’ FATTI VENETI. Marcì* mcnto dal Giacomaccio felIone.Per maggiormente autenticarne la iua tm ¿Véne- offequiofà letitia, qui mandò à piè del Prencipe vna fòlenne Ambafcia-tia- ria5 e proteftata inconcuiTa la fede,e fupplicato perdono del ricorfò,che fu sforzata di far’al Marcheiè Gonzaga, per fàluarfi dalle fiamme, e dal Tacco, moilrò di hauer’allhorabramato di riièrbarfi à iè fleffa, per ridar-fi alla Patria, non fquarciata negl’habit j, come non era mai fiata nel cuore. Abbondò di prediletti atteilati il Senato in corriipondenza di Tubiiet ag. tante pruoue. Se n efpreffe in officio à gli Oratori benigno 5 Ne fcrif gra imeto. jpubliCiRapprefèntanti in Verona, perchepublicaifero al Confi-jimbafda- glio i fentimenti di affetto, e di (lima 5 Efpedì Andrea Mocenigo, & sforare. Aluife Storlado à ringratiar lo Sforza con grandi attributi 5 e à prefen-gaii fattigli targlil fregio del Patritio Carattere Veneto, di cui s era parimenti dianzi infignito il Melata. Per regalarne ancor più la memoria gli fi donò il Palagio delle due Torri iòura il Canal Grande, prima dato al Marche-fè di Mantoua, e poi confidatogli, per 1 opere demeritorie commefse; e tanto allegra fù Verona del ilio ritorno all’ombra di quello Dominio , eh oltre all’altre dimoftrationi, parue anco ad effa di retribuir que’ due Capitani, regalando lo Sforza di dieci mila ducati, e di due mila il Melata. Le occupationi di queile parti haueano in tanto laiciata Bre-feia, benche ceffatane la pelle, più attorniata, che mai da’ nemici, c. non ottante l’induilria del Barbaro^ tra le neceffità della fame languente. Redimite, & accommodate perciò à buon termine le cofè di Verona , fi riconduffe à Tenio lo Sforza co’1 Campo} Nel Contado d’Ar-% co per qualche giorno fermoffi ; e inuigilando quiui di iòccorrere iiLi ogni modo quelle aiHittioni, ipiccouui per la via delle montagne^ scecorfo in Giouan Paolo Troilo con molti frumenti, à cui non folo forti d’intro-Ta^iiatàìs’ durueli : ma di tagliar'à pezzi più di trecento Cauaili, e cinquecento Ornici. * Fanti, che gli s’eran’oppofli, goduto pur’ anco altroue della fleffafortuna Pietro Brunoro, altri Settecento diflendendone. L’horrida fla-gione trà tanto in quei Monti infieritafi, principiò à trauagliar lefpoila militia. Molta parte fè ne infermò 5 Fù anco il Melata mortalmente aflalito, e sforzato di ritirarfi à Verona ; onde fi conuenne ridur’in fito 144° meno ingiuriofo Tefercito. Spuntata la Primauera, primo fi vide il Pianino à muouerfi, e à tragittarfi con le fùe genti oltre il Pò. Sofpettò Dubbio allo 1G Sfoza di alcun penfiero contra la Marca, poco, ò nulla guardata io* quel tempo. Fello maggiormente apprendere vna corfa fama cho Giouan Vitelli, Nobile diCorneto, e Capitano delle genti di Eugenio, Pontefice, fi foffe vnito al Duca Vifconti, con oggetto il Vitelli di entrar nella Marca medefima, e’1 Piccinino in Tofcana. Tanto alla fine s’ingelosì di quel proprio minacciato Paefè, che fe ne venne à Venetia Viene Ì ?c. -n perfona # e pregouui con grand’ efficacia compenfo. Prontamen te la Republica concorfe ad efaudir la ragione, e confolar il merito fuo • Scriife al Pontefice contra le procedure del Vitelli altamen te 5 Mandò mille