LIBRO DECIMOSESTO. =s?i diata Città. Non fugli però conceiTo, col variar de’ luoghi, di variar la fortuna. Eragiàdeftinato, che à lui non toccaffe quel inerito. Con' certo, alleili tutti gli ordini : ma quando fu in punto, venne aiTalito da vnlmpetofebricitante maligno,chesforzollo al ripofo, e a’ rimedi)’, e v'andò in vece fua Pietro Emo di cono/ciuta virtù. Il nemico in tanto, iciolto da" dubbi) del fiume, conualidò gli {leccati con raddoppiati legami ; rinforzò la Torre vicino à Treuigi, e non bailandogli vn’opera., Il Carrcire- e vnlmpiego iolo, pafsò col Campo à batter furioiàmente Noualo. no-Da quella iùa oiferuata lontananza colfe l’Emo l’occafione opportuna • TietroEmo D’altro defidero/ò non più,che di foccorrerTreuigi,tentò di tarloje riu-/cigli, e vlntroduife felicemente quantità non i/prezzabile di vettoua- nu>v‘ glie. Continuò non ottante il Carrareiè gli ailàltiàNouale;, Ma il Cartello brauamen te difefofi tanto portò innanti, che finalmente, principiando le militie à ri/èntirfi delle pioggie, e degli oltraggi del verno vicino 5 colui vedendo già di/perato per allhora il caiò di miglior euen-to, deliberò la ririrata del Campo, e fi riduflè à quartiere. Andarono in mare trà quello tempo più fatti occorrendo. Luigi si ritira a Loredano, che, come Proueditor dell’Armata ne hauea, dopo la mor- n'™rct0ierat te del Pi/àni, aifunto il comando, partì fubito da Manfredonia, douo il Capitano fpirò, & abbaisò il camino in Dalmatia. Pre/e, nel viaggio, alcuni V afceili, e dindi giun to in quellacque, fi appoggiò alle riue, ed efpugnouuiBeica, Segna, e Buccari, mandandole tutte alle fiamme-. Sbarcò poicia fòura l’ifola di Veglia, e mentre fi alleiliua per aflalir la, luigiLore_ Città, atterriti quei Popoli v/cirono col loro Veicouo à /palancargli le (lam prede Porte, e à raifegnargli la Terra in arbitrio, che fù e/èrcitato da lui con, gbimJStì pietà. Così egli accompagnando/! con queft’opere buone fino In I/lria, m. trouòilZeno, già partito da Venetia, àParenzo, econ/ègnogli nel^fj”s//^ giorno vent’uno di Settembre il fupremo Stendardo. Entrato alla, cariò zeno gran carica il nuouo Generale, oiferuò dalle vicende, e dal tempo im- ernJ[ea pouerite le Galee di remiganti, per lo che, e per la proifima ftagiono, l'Mmata. trauagliofa sul mare, creduto meglio à ridurle minori in numero, e maggiori di polfo,difarmonne fette, riempì con quelle genti auanza- Difarma te i bifoenidell’altre5 adicuròl’Armata piùrefiilentealle procelle, & festtc. Gralee * • - T * 1" A ' TT • \ * m \ rf à ^0 a nemici, e mandatigli Arlui a V enetia, e qui riarmatine tre, ailegna- dell altre. ronfi, al comando di Marco Faliero, per cuilodia dell’acque della Romagna , e della Marca, fouente infettate. Andò il Zeno, fenz alcunin-contro nemico /correndo i mari, & i luoghi, hor d’Ittria, & hor’di Dal-matia fino alla metà di NouembrejMa cre/cedo po/cia il Verno,e mancando tempre più le iperanze di buoni ilicceili, ciò gli fè chiedere la, permimone al ritorno, che, conce/fogli volentieri dal Senato, ei ritor- ^atr‘aneL nò, e lafcio fuori quattro ben ordinate Galee per dife/à de’Porti, e de’ mari. Quìarriuato, cadde in penfieroalle publiche con/ulte di e/pe-dirlo ad efpugnar Marano, Fortezza in Friuli, sii la riuiera marittima,.