LIBRO TERZO. 49 tà. Piacque ad Ottone l’inuitoj ma informato bene de’pailati efpe-rimenti, riuiciti vani, ed infelici ad altri Prencipi per impadroniriène con forza repentina, meditò di cercarne meglio dal tempo 1 intento. Promulgò vn rigorofo, & vniueriàle diuieto per tutta l’Italia, e dono Cbc s’eftendeua il luo comando j cheneflùn popolo doueife tener più con du dira-Venetiacorriipondenzaj perciò, che ridottala invn duro attedio di f0"‘,s/,c* vettouaglie, poteiTe più facilmente con la propria fame di lei diuorarla. Oiferuatoii da tutti rigoroiàmenteil precetto, già con fonimo patimento andaua la Città riièntendo i penurioii effetti della nemica in-tentionej e già Capodargine, principiato àriuolger il fuo Vaffallag-gio, face a temer, con l’eiémpio, de gl’altri. Staua Iddio trà tanto più adaltoàprouedereringiufteanguftiedivna dia prediletta Città 5 nè più volendo acconièntir di vantaggio, operò in forma, che paffuto l’imperatore à Roma, e caduto dall ecceliò de’ iiioi penfieri nel pio- Ottone muo fondo d’vna diiperata infirmità, in pochi giorni terminò quella vita., re. che pazzamente miiùrandola con le iùe terrene grandezze, credeua. immortale 5 e riiìiicitò in vn iòffio, con quello di (ùa morte, Venetia dagli vltimi edremi. Ma non badò d’aggiungerii quefto miracolo à auegli altri molti, c’hauean prima (èmpie fonata la Republica trà di-( aerati languori. Dedinolla Iddio medeiimo, non molto dopo re-dentala daìl’aiTedio d’Ottone Secondo, à edender’oltre i limiti de’ fuoi antichi confini perpetuo il Dominio iòurale dueProuincie dell’ Iilria, e della Dalmatia 5 prime, à cui toccò fògge ttaruifi,- (àlendo con tale rilucente ingreifo di Principato alla Ducea, Pietro Orièolo, figlio °D^C] dell’altro Pietro, pur Doge} mentre hauea Tribuno Memo per volontaria rinuntia lafciata la Sede. Troppo i Narentani (lati infedi, era già tempo, che con quella vitalproprietà, conceda dalla natura alPanimal venenoiò,difanarneH’otièlole fuemedciimeferite, medicaflerofin- 992 guinoiàmente le piaghe profonde > c’haucuan’efìfi per tant’anni, e coil, tanta rabbia incrudelite contra il corpo di quella Republica. Infierirono contrai Dalmati, e gTIilri d’ingiuriofe perturbationi* efpinfero à Narentani ricorrere i primi al patrocinio dell’Imperator deH’Oriente, & i Secondi deirOccidente loro Sourani. Ambi quei Prencipi trouandofi mole- mati. ilamente diilratti da più vicini trauagliconcorfero à conceder loro di poter darli alla Republica, per confini, e per forze marittime badante, ad abbatter quei ladroni, ¿àpreièruar la libertà, e la quiete tiranneggiata. Ad eila dunque, contra la cui grandezza s’eran fatte dianzi le. due Prouincie, peggio che i Narentani fentir’ardite, & inuide, mutato propofito à dciiderar d’innalzarla con la propria (òggettione, e/pediro- Che manda no Ambaiciatori, che offerirono à piedi del Doge le loro preghiere per no à v<.uc-aiuto, & il loro vaifallaggio per ricompenia. Ne pili giudo, ne più pie-toiò, nè più neceffario poteua gittar Venetia vn primo fondamento di [cono vaf-dominio fuori de’ Porti. Popoli nemici acerrimi, dianzi abbonitala. !'ìl a&‘° * G ‘ in