815 mdxxxiì Maestà de qui, perchè li medici li disse il caso esser disperalo, unde andò alli bagni, perchè non poteva veder stentar il nepole. Eri li fo mandato a dir non poteva scampar, per non dirli a un Irato la morte. Si dice il re Crislerno suo padre, seazato di Dazia andò a li mexi passali con l’armata per ritornar in caxa, et si dice è sta fatto pregione, altri dicono esser fuzilo con meno di 20 compagni, el »trovarsi in una insula diserta vicina alla Norveia, dove morirà di fame. Restano do sorelle di questo principe, di la maior ora si trattava matrimonio con il re di Scozia, et si pensa ora più facilmente si concluderà. L’hanno imbalsamalo o ingessato et lo condurano a Guanto per sepellirlo aprcsso la madre. [Ieri passorono do qui tre barche assà grande, piene di arlellarie et munilione, le arlellarie non mollo grosse, ma molti barili di polvere el balle. Sua Maestà ha ordinalo che a li 20 si fazi la mon-slra, et si dagi danari a (ulti li soi, segno che de 11 a sie over otto giorni si debbe partire. Il reverendissimo Medici ozi intrarà in quesla terra. Scrivendo questo è slà ditto turchi esser corsi giornale do di qua di Vienna. Manda una lettera de lo episcopo Agriense, mandala al reverendissimo Cam-pegio, legalo, qua! è qucsla : Reverendissime, etc. Exigil Dominalio Veslra Reverendissima, operarti et sludium noslrum conducendis nomine Serenissimi Domini nostri equitibus levis armalurae, quibus in oppido Kremps stipendium numeretur, nostra quidem cura de futura non est el Sanclissi-mus Dominus noster volunlale salisfìeri posset siculi per hos menses quanlum in nobis fuit cum coni-missarii Cesareae Maiestalis huiuscemodi officium diligentissime prestilimus, spes (amen parva est fere ul equites hungari relieta patria sua stipendio in Germaniam eant militandum. Sunt enim nostri ho-mines assiduis bellis et calamitalibus sic affecti, ut paucis admodum supelat quo aliquem equitalum suis sumplibus ad Kremps possint educere. Dete-rentur praelerea rerum ad usum hominum atque equorum necessariarum mutatae quae in islis prò-vinciis germanicis solcl esse non facile eliarn aduci polerunt el suos necessarios in mediis relinquant periculis. Ic circo Dominalionem Vestram reveren-dissimam rogamus ne noslra ascribat negligenza si quod maxime cupimus nequeamus efficere. Si rnissa in Hongariarn fuisse pecunia, aul si eliam nunc milteretur, conduci possent equites praesenti stipendio, ac longe plures si in Ilongaria aul saliera agosto. 81G dira Viennam castra Caesareae el regiae Maiestalis futura intelligenlur, nos in solum in graliam Sanclis-simi Domini nostri cui ob suam erga hoc regnum anliquam pietalem sumus obnoxi, sed vissu quoque Dominalio Veslra reverendissima quae nationem hanc nostram singulari semper benevolenlia el patrocinio est proseguta, nullum non praslabimusob-sequio vero quod bis rebus nostris afflidis praeslari a nobis quovis modo possil. Deus optimus maxi-mus Dominalionem Vestram reverendissimam rodai incolumem. Posonii lerlia Augusti 1532. Subscripla : Deditissimi servilores Thomas episcopus agricnsis, et coeteri commissarii Cae-sareae Maiesiatis. Di Verona di sicr Lunardo Juslinian ca- 356* pi fan io et vice podestà, di 20, ricevute a dì 23 ditto. Gionse a Peschiera el signor Martio Colona con la compagnia de 1200 fanti el bagaie 600. Questi feno prima grandissimi mali in Pozolengo solo Salò el poi a l’intrar in Peschiera al primo congresso alacorono il focho in una caxa sachegiando, poi andono per le ville et a Sandrà l’hanno meza disfala ; sono disperati. Hanno locato solo un scudo per uno. Se dice passati che harano el ponte a Dolce su quel de l’imporador, li darano la paga. Se sono pur levali, ma so aspela de li altri. Scrive, zerca el scuoder l’imprestedo de quella comunilà, ha fato chiamar el Conseio di XII et ditoli di questo, fo dito mancar ducati 900 a dar, et che molli nobili veneliani el altri non voleno pagar el sono debitori per ducati 200, et che diman chiamerano il suo Conseio per questo. Itcm, manda lelere di Germania haute da Trento, et una letera dii conte Guido Rangon, che scrive qui al signor Cesare Fregoso, videiicet: Da poi l'esser zonto li a Sterzerò si sono a visi che il Turco con soa persona et exercito era appresso Viena venuto IO mia, il decimo giorno di questo presente mexc, el che ’I principe dolo dii re de Danemarche era morto, et Sua Maestà ha hauto grandissima dispticentia. A li 14 avosto 1532. Da Milano, di /’ orator nostro, di 1S, rice* vute a dì 23 ditto. Sono qui lelere di 8, di Rati-sbona, et di 10 al prolonotario Carazolo, li scrive il comendador Govos come el Signor turco alio era a Cinquechiesie con un gran numero de cavalli, et la lardila è sta per il crescer dii fiume,