595 MDXXV, FEBBRAIO. 59G chiesto l’Orator nostro di questo, però sia preso che a li ditti fiorentini et luehesi sia concesso poter portar i soi panni d’oro e di seda per transito per Verona a Trento pagando a Verona i loro dacii, nè li possi vender sotto pena di contrabando. Fu presa. Ave 146, 33, 4. Fu posto, per li Savii dii Consejo e terra ferma, una lettera a POralor nostro in corte in risposta di soe: come senio contenti contribuir a la spesa di far 10 milia sguizari, etimi di far la liga con Soa Beatitudine e con fiorentini; et èbonSoa Santità mandi le sue zente verso Parma e nui mandaremo le nostre più verso Adda, per veder li cesarei et il Chri-stianissimo re vedino di acordarsi insieme. Item, a 11 20 milia ducali richiesti per il signor Alberto da Carpi, scusar, senio su gran spexe etc. Andò in renga sier Gabriel Moro el cavalier et contradise, et stalo assa’, niun di Collegio volse risponderli, unde andò sier Marin Morexini elCensor in renga e parlò per la lettera. Poi parlò sier Alvise Mocenigo el cavalier. Li rispose (per) il Collegio sier Alvise di Prioli procurator. Andò la lettera: 15 non sincere, 35 di no, 112 di si. El fu presa. Fu posto poi una altra lettera al ditto Oralor per sier Francesco Foscari et sier Luca Trun savii dii Consejo, etiam sier Alvise di Prioli procurator, che l’Oralor digi al Papa, che saria bon Soa Santità instase il duca di Albania ad andar a la impresa dii reame. El resto di Savii messeno de indusiar, et senza parlar, ave 40, el resto di l’indusia, e non fo presa. Et vene zoso Pregadi a bore 4 di notte. Di Cremona, fo lettere di 15. Come il Palavamo, è in Casalmazor, à lettere di Zenoa che de li atendeno a refar l’armata per ussir in mar, capila-nio domino Julio da Capua. 360* A dì 18. La matina per tempo fo lettere di le poste; il sumario dirò poi. Vene il Legalo dii Papa per cosse zerca il vescoa-do di Vicenza. Vene l’orator di Franza, dimandando di novo et veder si potea intender qual cosa, atento li tre Pregadi fati un di drio l’altro, et cazà li papalisti etc. Di Bergamo, di 15, Ixore 1 di notte. Come, per il riporto di doi soi, vengono l’uno dii campo francese et l’altro dii campo ispano, et quello in questa hora venuto dii campo francese dice, quello exercito sta al solito con lavorar a li repari et suo’ bastioni, che dinota di haver poco pensiero di far la zornata. Soa Maestà, Luni, a dì 13, fece dar danari a li svizeri, et poi si levò dal suo alozamento et andò a uno loco propinquo a le artellarie sue, che sono pezi quaranta. Dice che in ditto campo è carestia dii viver, e più per li cavalli che per li homini. L’allro viendil campo ispano, dice quello starai solilo mollo vicino a li repari, con farsi dano l’uno a l’allro e far qualche scaramuza. Et in ditto campo etiam è carestia dii viver. Et da Milan le cose stanno cosi. Scrive, a Trevi oggi si dava danari a fantarie; quale se faceva a nome del duca di Milano. Di Cremona, dii Venier orator, di 16. Come sono lettere dii campo di beri bore 19, le cose sono al solito, et manda la copia di lina lettera venula di Pavia di quel domino Malliio Becaria ; la copia sarà qui avanti posla. Et quelli dentro stanno di bon animo. Il marchexe Palavicino è pur a Caxalmazor e quelli contorni. Li ducheschi che ussirono è al solito. Questi vi mandano 300 fanti, capo domino Alexandre Bentivolo, qual dinian si parte de qui. Adunche pareria l’aviso de Mantoa non fusse vero, overo il duca di Milan non 1’ ha voluto comunicar al nostro Orator. Di Brexa, dii provedador Pexaro, di 16, bore 19. Dii zonzer dii Pretello lì, vien dii campo cesareo, et manda la sua depositione; el par sia partito per dubito di la vita, perché parlando con uno milanese quello disse venetiani è traditori e non aver aidà il signor Duca, come erano ubligali, et lui li rispose che ’1 non diseva el vero. E cussi parlando, dice, il milanese li dete un schiafo et lui Pretello li dette tre feride, e scampò fra spagnoli, perchè saria slà morlo. Vene a Lodi poi lì a Brexa. Noto. In le lettere di Cremona di l’orator Venier, di 16, hore 19, è questo aviso. Come, per le lettere di 11 da Pavia si ha, che si sta in ragionevol termini, nè patir di cosa alcuna, et haver aquístalo tanto adito che possono ussir fora, et alle volle enseno a scaramuzar con francesi; et poi scrive questa lettera : • Copia di una lettera venuta da Pavia, dii signor Matlieo de Beccaria al Preosto suo fratello. Credo habiale aule mie ledere et inleso tutto il successo sin alti 4 di Febraro, che fono date. Hor eri, zoè alli cinque, francesi steteno tutti in ordinanza, la zente d’arme a Cantognio et al bosco grande, et al bosco picolo con parte de li lanzinech soi l’artellaria, parte a la casa da missier Zuan Stefano Rizo, parte più avanti verso la Casa di Livrari, et la su quel dosso sguizari in battaglione lì a la volta de dilla artel-