MDXXV, FEBBRAIO. ltem, per le publice, scrive 1’ Oralor colloqui hauti col Pontefice zerea queste occorenze, et . . 380* Di Pisa, di sier Andrea Navaier oraior nostro va a V Imperador, fo lettere, di 9 . . Et Zuan Negro suo secretano, di 8, scrive particular lettere a suo padre. Come era sta de li fatto uno paro di noze di la signora Barbara Torella fo moier di missier Hercules Slrozi ferarese, in missier Lazaro Doria genoese, et hozi la dieno sposar, et lei ha voluto 1’ Orator nostro sia suo compare di l’anello; et per questo hozi si va su quel di Luca per far lo dimane el sponsalicio, perchè si P havesseno fatto qui in Pisa, hariano pagato una grande gabella di la dotte, che si paga 10 per 100, però si va a concluder le noze fuora dii territorio fiorentino. El diman tornarasi a caxa in Pisa. Scrive, non voglio restar de dirvi quanto piacere fin qui habiamo hauto per caso novo. Beri l’altro di note, introrono in la terra 3 lupi assai grandi, iudicasi intrasseno per Arno, et la malina sequente forno veduti andar per Pisa. La cosa se intese da tutti, et parendone che ’1 fusse una bella cosa, nè forsi più veduta che lupi intrasseno in terre habitate, essendo serate tutte le porte, fu messo ordine per il signor Vitello, et signor Nicolò suo nepote, et signor Sforza Baglione capo di cavalli lizieri et ilclarissimo Orator, di far una bella caza di dilli lupi. Et cosi montati lutti a cavallo, che erano più de‘200 cavalli con li cani, andassemo zercando per la terra i lupi, i quali trovali, non già in uno, ma separali, tulli dandoli la caza et corendo chi qua chi di là, tanto fu fato che ne forno morti doi. 11 terzo, dandoli la fuga sopra la strada eh’ è sopra Arno, se gito in Arno, ef nodando fuzile fora di la terra, et a questo modo scapolò. Ma più bello fu ancora che, ca-zando i lupi, trovasemo una volpe et uno lepore, i quali furono presi; sichè quel giorno havessemo grande apiacere. 881 Copia di una lettera scritta in campo cesareo, de dì 17 Febraro, drizata a l’ orator nostro in Cremona apresso al signor ducila de Milan. Illustrissimo signor mio. . A li 15 de P instante, li pavesi tolseno al signor Gioanino de Medici quattro bandiere, le quale 1 Diarii di M. Sanuto. — Tom. XXXVII, hanno poste in su le mure per disprezo, et ama-zorno da 300 homini, et tolsero molti cavalli carichi di monitione et molte bagagie, et escono spesso fora. Nel medesimo giorno arrivò qui il conte di Ginevra fratello dii ducha di Savoia, el quale viene d’Alemagna, et non si sa ancora a che ef-fecto si sia venuto. Li cesarei hanno fornito uno loro bastione et cavaliere presso a li francesi un tiro di schioppo, et hannovi condotti certi pezzi de artilaria con li quali assai dannegiano li francesi, et lo simile fanno quelli di Pavia di su dal castello et da le mure. 11 giorno medesimo li cesarei prese uno caslelleto ditto Chigniolo longi de qui miglia 15, che si leniva per li francesi, et hanno mandalo il campo a Santo Columbano, nel quale è il conte Francesco da la Somaia con 300 fanti et 200 cavalli lezieri. Sopra il prenderlo si mette gran diligentia, perchè de lì li francesi impediscano le vicluaiie che non vengino qui in campo; barinoci mandalo la artigliarla el pensano pigliarlo al fermo. A questi di si facevano tra questi exercili grosse scaramuze ; bora se ne fanno poche, perchè àttendeno tutto il dì a salutarsi con la artigliarla, la quale non è mai giorno che non amazi 8, o 10 homini in questo campo. Stimasi che la cesarea debia fare il medesimo ne lo exercilo francese, et per questo effecto et per li freddi grandi che ci sono stati et ancora durano, allogia quasi tulio 11 campo per le fosse sotto terra. Beri sera ritornò qui il signor ambasciatore dii Papa missier Bernardo da Placentia, dove è stato tre dì, et secondo se intende, manegia certo acordo Ira questi principi, zoè di fare tregua per uno anno, el ogniuno tenga quello che tiene; con altre condilioni, le quale non ho possuto per ancora intendere, ma si pensa che questi cesarei non si acorderano a questo. Altro non mi occore dire a vostra excellenlia che sia de momento, perchè li campi si stanno et non se (anno facende. Iticomandomi insieme con il mio secretano a quella, che Dio la contenti. Dal campo de V imperiali a li 17 Fé-braro, 1525, ad Ixore 19. Sottoscritta : Di v. e. servitor Fortunatus Vechius A tergo : A lo magnifico et excellenle signore, il signor Oratore venelianomio signore eie. apresso la excellenlia de lo-illustrissimo signor ducha de Milano. 40