107 MDXXIV, OTTOBRE. 108 et dicevasi ve ria a far l’impresa de Lodi. 11 resto di lo exercilo francese era a la Certosa per andar a Pavia, et la persona dii re Christianissimo ad uno loco che non se ricorda il nome, lontano da Pavia miglia 14. Il quale referente dice, che venendo in qua gionto a Lodi, parlando con certi soi amici, li hanno ditto che ivi li sono assai buon numero di fanti, ma non gli sono vituarie. Di Brexa, di 26, hore 13, vidi lettere dii Su-rian podestà. Che per lettere di Crema, di 25, per uno nontio mandato hozi a Lodi referisse, che in Lodi sono restale fantarie di lo exercilo cesareo zerca fanti 3000 fra spagnoli et italiani ; el resto de le zenle cum el Viceré, monsignor di Barbon, el altri capi sono lutti passali di qua di Adda, et dice parte andar sul cremonese et parte verso Pandino. Dice haver inteso in Lodi che le gente francese introrono eri in Milano cum sachizar et qualche occisiou. Li 62* sui cavali coreno fino a Santo Anzolo lontano da Pavia miglia 13 : dove si alrova la exccllenlia dii duca de Milano. Dii ditto, di 26, hore 23. Scrive haver aviso di l’orator Venierdi Cremona, di 25. Come in Cremona è miralo lo illustrissimo duca de Milano con la guardia sua de italiani et lanzchinecb partiti da Pavia, havendoadviso dal Viceré che lassavano Milano perdifeclo di genteet vietualie causata per la peste grande che ivi è stala. Et come faceva dillo Viceré la via di Marignano per intrar in Lodi cum (ermo proposilo che ’1 si tenga, nel qual lasserà la mità de la fanteria spagnola et genie d’arme, et cum il resto venirà ad intrar in Cremona. In Pavia é rimasto el signor Antonio da Leva cum 250 cavalli el più di 5000 lanzchinecb, talitcr che pensano haver secu-rati ditti lochi finché altramente sarà provislo. Se lien che fin cri el Cristianissimo sia mirato in Milano, et per quanto se divulgava, non era di opinione che lo exercilo suo intrasse, ma che venisse a Lodi. Di Crema, di 26, hore 23 e mena. Come ozi sono levate le genie cesaree da Pandino et andate ad alogiar sul cremonese a Soresina ; le qual gente sono passate per questo loco non di dentro, ma di fuora via. Esso Podestà mandoe domino Piero di Longeua ad incontrar quelli signori Viceré, duca di Barbon, marchese di Pescara, et duca di Traietto, quali deliberorono venir in Crema per esser a parlamento con lui. Et lui intendendo questo, andoe ad incontrar sue signorie fino alla porla, dove ave parlamento con il Viceré, Pescara et Traietto, perchè il duca di Barbon passò di longo con le gelile. Et cusì parlando, li disseno lutto il successo da poi la par- tita di sue signorie da Pavia (ino bora, et li dixero aver opinione el deliberato a lutto il suo poter di venir a Pavia, Alexandria, Cremona, Como, Arona et Lodi, et quando fu nominato Lodi, esso Podestà disse, quanto importava lenir Lodi. Li quali signori hebbero questo molto a caro, et subito il Viceré chiamò il secretarlo suo et gli comesse dovesse scriver a Pavia, che fusse mandato de li fanti che sono nel ditto loco al numero fino 1200 in Lodi, et da Cremona fusse mandato di le artellarie nella dilla città di Lodi. *■ Da poi disnar fo Collegio di Savii per consultar 63 la risposta se dia far al Signor turco per le lettere porlate per il suo orator,el doman snrà Pregadi per far etiam la relation di sier Piero Zen venuto ora-tor dii Signor turco. Di Bergamo fo letcre di 26, hore prima di note. Vidi lettere del Capitanio, qual dice cusi : In questa bora 24 si ha auto letere di Milan dii signor Bernabò Visconte, che par dica che li agenti de lo illustrissimo signor duca de Milano habbiano con-dulto certi soi fornenti in questa città, per vender et dimandava che essi reclori volesseno soprasieder fino il manda suo messo alla Illustrissima Signoria, Et cussi loro rectori ha piglialo modo conveniente, ita che la cosa starà cusì, el scriveno a la Signoria, aziò quella comandi quanto habbino a fare di tal cosa. Scrivendo, è sopragionlo uno altro messo dii signor Teodoro Triulzi con lellcre che ’1 scrive a la Signoria nostra, pregando essi rectori vogliano mandarla e cussi la mandono. Si ha, il Cristianissimo re con bona parte del suo exercilo era gionlo non mollo longi a Milano, et che lo resto va agiungendo a pezo a pezo ; il cesareo et hispano era venuto a Lodi, ove siete una sola nocle, che poi se levò et vene a Pandino, dii qual loco se intende questa inatina è levalo et va a la volta de Cremona, lassando i presidii in Pavia et Lodi et altri soi lochi. Scrive li valesiani vanno giongendo li in Bergamo a poco a poco. Di Crema, fo lettere dii Podestà et capitanio, di 28, hore 22. Il sumario dirò di soto. Di Brexa, di 27, hore 13, vidi letere di sier Antonio Surian dotor et cavalier. Come hanno certo il marchese di Pescara con li altri capilanei hanno rivolta il suo camino et non vieneno più a Sonzino, ma sono andati questa sera ad alozar a Soresina, et dicono doman voler andar a Cremona ; el quelli li hanno visti, dicono questi spagnoli esser rui-nati loro et li cavali, che apena poleno star in piedi. Dii ditto, di 27, hore 21. Manda la copia di una lettera drizata a domino Marco Antonio da Mar-