173 MDXXIV, NOVEMBRE. 174 Di le poste vene ledere, hessendo Progadi suso, qual è queste : Di Crema, dii Podestà, di. 8, hore 4 di note. Che per via di Lodi si ha, a dì 6 francesi detcno uno assalto a Pavia per la via di l’Arsenal, dove furono 103* rebatuti et morti da 100 francesi; monsignor ¿li Longa villa esser testiculato da uno colpo de artel-laria et morto insieme con tre altri capi francesi, di quali uno picardo et l’altro berton, homini grandi, et etiam morto uno capitanio di Berna capitanio de svizari, che persevcraveno in la baltaria ; et che haveano deliberato darli lo assalto generai, come fu hcri, dove voleano ponervi 600 homeni d’arme a piedi. Che la terra di Pavia si leniva valorosamente et con bon animo. Che in Milano hanno posto un taglimi de ducati 150 milia, et preso alcuni mercadanti, per il che erano quelli di Milano in gran travaglio et fuzivano tulli di la terra; che interim francesi li fa-ceano arcolta de arme, schioppi e altre artellarie. Che in Cassano erano mirati altri 600 fanti ; in Melzo 400 cavalli. Dii conte Paris Scoto, de dì 7, date in Buar-do, directive al conte .... suo foto. Come lì in Piasenza erano el capitanio Aldana, Spagato, Gaio e Lodovico da Fermo et uno allro capitanio, tulli di la Chiesia, che havendo traclalo doi volle entrar in Pavia ma non havendo potuto, erano ritornali et stavano lì in piacentina. Che ’1 forier del reverendissimo Salviati, gionto in Piasenza, havea facto intender che ’1 prefalo reverendissimo era per venir lì; tamen non si credea. Scrive, che ’1 re Chrislia-nissimo era atorno Pavia, la bravava, et havea iu-rato non si partir se prima non 1’ havea, quando ben dovesse morir. Che una compagnia de fanti 300 italiani erano ussiti da Pavia, che neanche più italiani non vi sono, et erano gionli al Cristianissimo re, dal quale erano siati acceptali con buon core. Che ’I Re minazava per uno araldo a Pavia foco et ferro; ma che'I capitanio Leva li ha risposto non temer sue forze. Che Alexandria è abandonala. Aro-na data a’ Boromei, e tutta la slrata romea è in mano de francesi. Che era sta facte proclame, ut supra, che nè le terre de la Chiesia, nè di la Signoria nostra fusseno molestale. Da Brexa, di sier Piero da cha’ da Pe-xaro procurator, provedador zeneral, di 9, hore 19. Et vidi in lettere dii Surian podestà questo aviso : Di lettere di uno che ha riportato al signor Duca, date in Cremona a dì 7. Che francesi haveano dato l'assalto a Pavia, ut supra, el che erano stà morti 100 francesi el il duca di Longavilla. Et che '1 dice che il Papa mostrasi neutra!, ma secre-tamente manda danari a lo exercito cesareo. Che veniliani starano a veder il successo di Pavia, et si 'I re Cristianissimo la prenderà, sarano francesi, se non la prenderà, sarano imperiali. Che ’1 Re avia 104 animo punir poi l’uno et l’altro. Questo sumano è; ma in la lettera è più parole. La qual il provcdilorPe-xaro ge 1’ hanno mandata a monstrar hessendo in chiesia, el però non 1’ ha poluta transcriver ad Ut-teram. Iter», scrive, el nostro Capitanio zeneral duca de Urbin è pur in Crema ancora un poco infermo, incordalo dal cavalcar in pressa lì a Crema et con pioza, tamen lien ozi sarà lì a Brexa. Item, scrivo haver lettere, che 10 milia lanzche-necli sono ad ordine per venir in soccorso di la liga. Et Venere, a dì 11, il dì di San Marlin, 5000 dieno esser in Trento, et il resto ad Igna ; passerano da Riva di Trento a Salò, et poi per il brexano, iu-sta il solilo. La fama è siano 16 milia, ma non sono più di 10 milia. Da le parte di sopra, per lettere lipra aule di Valcamonica, si ha che pur era qualche picolo senior de svizari fin alora da circa 200 congregati, che expedivano el capitanio Tegen per andar verso Leco o verso Como. La qual lettera essi reclori l’hanno mandala al Provedador zeneral, però che loro non scriveno più nove publice, ma lassano il cargo di scriver al Proveditor prefatlo le nove a la Signoria. Dii ditto Podestà, date a dì 9, hore 22. Co-mescrisse la malina abondanle quanto liavia di novo. Li resta a dir, che per via di Piasenza di 7 si ha la confirmatione di la nova di questa nocte dii prender di la rochella di Pavia et occider di spagnoli. Dio voglia che tandem non vengi la perdida di Pavia, et che noi siamo in qualche affanno, benché per tante vie vien verificalo il bon animo dii re Cristianissimo verso la Signoria nostra. A di 11, fo san Martin. La note piovele asai. La malina per lempo vene do man di lettere di le poste, di Crema, Bergamo et Brexa. In con-clusion, di una balaglia data a dì 8 a Pavia da 4 bande per francesi, et quelli dentro haversi porlà virilmente con occision di molli, maxime de italiani ; et altre particularilà, come dirò di solo. Et hessendo stà ordina perla Signoria Gran Consejo ozi, zonle le lettere avanti si sonasse, man-dono a dir che non sonasseno Gran Consejo, per far ozi Pregadi, et cusì fu fatto. Et fo mandalo uno secretano a dir a li oratori cesareo che stà a San Severo in cu’ Zorzi, et quel di Milan che sta a santa