477 MDXXV, GENNAIO. 478 et scrivo Io adviso di bori, che dise il secretano da Genoa. Di grisoni, che erano ussiti da Milano, par non reense, et questo illustrissimo Ducha, non lo avendo hauto per altra via, tien non sia vero. Dii ducha di Albania, sua excellentia ha adviso che Pò su quel di Siena ; altri dicono che ’1 è per ritornar. Dii Ghristianissimo e suo exercito, non vi è nova alcuna. Di Crema, di 23, hore 4 di notte. Come hozi li è ritornato uno explorator dii campo francese, che referisse come apar per il suo riporlo. Et per uno suo venuto da Lodi, li è sta referito che questa irotte passata sono uscite fuora de Lodi bandiere IO de fanti cum pezi 7 de artellaria et buon numero de cavalli lizieri, et che erano gionti a Marinano. Le 1G bandiere de lancinech, che erano a Pandino et quelli loci vicini, sono andate a Lodi et già erano usciti per andar ad alogiar a Lodi vechio, et haveano seco altri sei pezi de artellaria. Et diman dia uscir de Lodi tutto el resto di le gente. Scrive, di Crema via è passati ozi da circa 120 bombii d’arme et 200 cavalli de borgognoni, tra li quali ne erano 120 ben armati ; et è passato etiam un’allra compagnia de 100 cavalli legieri. Sono etiam passati 40 muli cargi de polvere et zerca 200 fanti; le qual gente d’arme sono andate a Ri-voltaseca, et li cavalli lezeri el fanti a la volta de Lodi. Questo è il riporlo nominato di sopra : Bernardin da Salò, mandalo per il magnifico Podestà di Crema al campo francese sotto Pavia, dice de lì esser parlilo Venere passato a dì 20 zerca a hora di mezodì,etche quelli dii campo ha con-dutlo di le artellarie grosse di là da Tecino per far la bataria a Pavia da quella banda, dicendosi che, facta la batlaria, il Re li volea dar lo assalto. Se dicea ancora, che ’1 Re, intendendo che le gente cesaree se moveno per andar avanti, non si volea mover da Pavia, ma mandarli a fronte una bona banda di gente, che li staria al contrasto ; et dice, che ogni hora arriva in campo gente a piedi el a lutti li vien dato soldo. Et ha veduto che quelli de Pavia de notte fanno fochi assai, zoèsegni, sopra le torre, alzando et bassandoli. Dice ancora, aver inteso che’l Re ha in campo al numero de fanti 35 milia, et 2500 lanze, quali sono bella gente et li è abondan-tia granda del viver. 586* Da Brexa, vidi lettere di sier Antonio Su-rian dolor et cavalier, podestà, di 23. Qual manda una lettera aula da l’orator Venier da Cremona, di 23, hore 20. Qual dice che eri li cesarei con parie di l’exercilo suo ussirno di Lodi, et per il tempo cattivo non poleno far più di quel feceno, et che ozi uscirà il resto et faranno bon allogamento; et che Sabato di notte a di 21 spinsero in Marinano fanti 1000 et alcuni cavalli, quali ancora vi son et tengono diclo loco. Li cavalli loro dice esser più avanl^ verso Santo Angelo, et che fanno qualche coraria, et sperano far bon fruclo e che l’avi-so dii partir de grisoni da Milan non è vero. Et il ducha de Albania si dice esser su quello di Siena ; altri dice che ’I tornerà adrieto. Questo riporto però ho notato di sopra. Di Yspruch, fo lettere di sier Carlo Contarmi orator nostro apresso il signor Archi-ducha, di 19, di V instante....... Da Corfù, di sier Justinian Morexini bai- lo, de 30 Decembrio. Scrive del caso seguito lì proditorie di la morte di Michali Avrami, et il modo, da quelli Petralini soi inimici, che in doana l’amazono. Scrive poi, haver di novo da uno patron di schierazo, vene li a Corfù a dì 22 di lo instante, se parie da Salonicbi a li 1G dii passalo, dice aver visto cargar una nave de ragusei de....... de porlada de bole 3C0, et esser lì a Saloni-chii più navilii che non sono a Venetia, quali sono tutti turcheschi et se cargano tulli di biave, pegole, canevi et piombi, di formenti per la Natòlia per esserli grandissima carestia di biave ; et li predirti canevi, piombi et pegole per Constanlinopoli, perchè fama era di far armada grandissima ; et che tulli li sui spachi hanno hauto tre comanda-menti che vadino suso, li quali se mettevano in bordine per andar, et se diceva de far exercito conira P ungaro, ma di P armada non si saveva dove. Et dice esser desfale tulle le galìe grosse, et ha fallo far galìe solil et bastarde. A di 26. La matina, inlroe con campano, iusta 287 ) il solilo, le galìe di Barulo, capilanio sier Nicolò Trivixan qu. sier Piero, sopra le qual è il cargo coli Eri inlroe do galìe solil, venule a disarmar, sier Vicenzo Salamoi! el sier Zorzi Guoro, et cussi ve-gnirà le altre, iusla la parie presa. Di Crema, fo lettere di 23, hore 3 di nocte. Come per li soi nonlii mandali a Lodi li è stà refe- (1) La carta 287* è bianca.