m MCCCCCIII, NOVEMBRE. brevi a Ymola e Forlì, a domino Guido Guaym e Zuan di Saxadelo. Item, fa preparar stanzie in palazo dove voi stagi Valentino; sichè lo farà ritornar. Et l’arzivescovo di Ragusi va governador di Romagna, partirà a dì 27. Dii ditto, di 24, hore 2 di note. Scrive colo-quj habuti col cardinal San Zorzi, justa i mandati, zercha Ymola e Forli. Prima ringratia la Signoria etc., et è tutto di quella, ma dice per amor dii papa, qual voi le terre di la Chiesia, licet credi darà Ymola e Forlì a’ soy nepoti eh’ è etiam soi parenti ; e che il papa non voi madama Catarina, ni lui nè li popoli la vogliono ; tamen, che bisognerà l’ajuto di la Signoria nostra (per) aver quelle roche, dove si dice Valentino à la sua richeza. E qui Ceno insieme molti coloquj ; e che ’l papa à molti che ’l stimola contra la Signoria nostra ; e si 1’ andasse dal papa e la Signoria, tutto si conzeria, ma che ’l voi conservar le raxon di la Chiesia. Item, scrive ditto cardinal San * Zorzi spera esser papa poi di questo. Dii ditto orator, di 25, hore 20. Come fo dal papa, qual era per confesarsi, per dir diman la messa e comunicharsi et coronarsi. E inteso il papa era 1’ orator nostro, lo admise, et intrato, 1’ orator li usò alcune parole et li presentò la lettera li scrivea la Signoria nostra. Et eravi li alcuni cardinali, et per non vi esser secretario di soa santità, volse il secretano di P ambassador nostro l’aprisse e la lezese publice, e poi parlò in laude di la Signoria nostra. Poi intrò in parlar di le terre di la Chiesia, che lui le voleva aver, e acciò la Signoria non credesse el facesse per Valentino el qual non voi pur l’habi uno merlo in Italia, che ’l saria retenuto e le zente soe non anderia più oltra, e faria restar fiorentini ; e in questo instesso doveria far la Signoria, dicendo: « Scrivelili, pregatila che la fazi ». Poi l’orator li disse la Signoria aver, a compiacientia di soa santità, dato il possesso di l’abatia e priora’ al cardinal regi-nense, e il vescoa’ di Cao d’Istria a dom. Bortolo de Asonicha. Li piaque assai, e disse: « Ricomandate a quella Signoria domino Francesco de cha’ di Pexaro dii magnifico missier Fantino, qual è nostro camerier e prothonotario e l’amemo assai, perchè papa Sisto fo el primo li dè beneficj ; et voria certi possessi di alcuni beneficj, non de gran valuta. Però, in nostro nome lo ricomandate ». Dii ditto, di 25, hore 2 di note. Come, partendosi dii papa, vete in una camera, dove il papa suol manzar, il ducha di Urbin qual dovea disnar col papa, et li parlò dicendo aver inteso la Signoria nostra aver auto Rimano con contracambio etc., dicendoli bona parte di pali, dicendo l’opinion sua esser si tenisse questa cossa secreta fin fosse adatà la cossa di Faenza, perché il papa (si) mostra disposto a voler omnino le terre di la Chiesia. Et partito di lui, per tutta Roma tal nova fo sparta ; et il prothonotario Bentivolo havia aviso di questo di Venecia, di Alberto da Cavrara merchadante bolognese. Et zonto a casa, esso orator ricevete lettere di 20 di la Signoria nostra li advisa tal conclusione di Rimano, e che tengi secreto ; risponde tutti lo sà. Et poi vene da lui domino Lodovico di Odaxj secretario dii ducha di Urbino, a dirli questa mane al disnar il papa non li ha ditto nulla di Rimano al ducha; sichè crede el non sapi ancora. È bono fin non è conzà la cossa di Faenza ; e che ’l papa à ’uto aviso che tra Franza e Spagna è concluso le trieve per le cosse di Salses, fin per tutto aprii. Item, di campo nulla è di novo; le cosse si va disolvendo, e vanno le zente a li alozamenti; diman dirà al papa, zercha a l’arzivescoa’ di Zara, la Signoria esser contenta darlo a lo episcopo di Famagosta Cipicho etc. 195 Maximilianus divina favente clementia Eoma-norum rex, semper Augustus etc. Magnifice, dilecte. lntelleximus dolenter casum moderni pontificis Pii III.” novissime defuncti, per quem sperabamus statum Sanctfe Romanse Ecclesia;, tam multipliciter labefactatum, prudentia et bonitate ipsius restituì debere ; et jam omnibus rebus parati sumus, et vole-bamus ad ipsum prò coronatione nostra proficisci, et deinde consultare simul cum ipso quse statui comu-nis reipublicac chrislian® provideri et crudelissimo-rum hostium christiani nominis conatus reprimi pos-sint. Qu® cum, ila volente Deo Optimo Maximo, nobis prsestari et ad effectum deduci non potuerit, ne tam ceepta nostra expeditio praetermittatur, et eo alacrius illam proficiscimus et comuni reipubliese christianee succurramus, cum prò preesenti rerum necessitate non possimus personaliter in tempore adesse prò nova electione, idcirco, prò tua in nos devotione et observantia, te hortamur, omni studio atque diligenza, et oratoribus nostris in urbe existentibus te conjungere, et omni ope, patrocinio et auxilio tuo adesse et assistere et unanimiter cum ipsis prò viri-bus efficere velis, quod reverendissimi cardinales fa-ciant electionem in personam alicujus viri prudentis nobis grati el accepti, quem oratores nostri ibidem nunliabunt, et quod, nullo modo, elligatur aliquis ex emulis et adversariis nostris, quemadmodum luce