5-23 MDXXV, FEBBRAIO. 524 dii suo exercilo et comeltersi alla fallace fortuna; quale non so ancliora quel che in questo caso liarà determinalo di fare. Altro non mi oecore etc. 315 Di Crema, come ho ditto, vene lettere, di 2, hore 19. Come in quella liora ha auto aviso da li soi che ’1 tien nel campo cesareo, come heri sera dillo exercito si allogiò a Gustai) Boterà et Ronclio apresso Pavia miglia cinque, et se diceva che hogi soccorevano Pavia ; et de francesi nulla se diceva. Item, il conte Alberto Scolto ha havulo questa ma-tina alcuni aJvisi di le cose di Genoa, et manda la copia, la qual è questa : Illustrissimo signor mio. Domenica proxima, e fo a dì 29, Tarmala Adorna ussì per andar a trovar Tarmala regia, elle fanlarie, che erano in Genoa, lulte ussirno cum don Hugo spagnolo, et cum il signor Sinibaldo Flisco. Ad un moderno, le fanlarie regie eh’ erano a Saona, quale inteso questo li venerilo a T incontro in lino a Varazi, et lì fumo a le mani, de sorte che le fan-tarie genoese sono siate vere rotte con morte de fanti 400 et più. Il resto cussi disiati, parte ne an-dorno a Genoa, parie dispersi chi in qua chi là. El, signor Sinibaldo è ferito, ma non de malo ; don Bugo se è ascoso non so in qual loco, et è stato fin ber sera a ritornar a Genoa. L’armala francese ad un medemo tempo cum vento prospero si frontò cum la genoese et cum poeba lalicha l’à disfala, el presi la maggior parte de li vaselli, el da quella via è andata a Genoa et tulio heri T ha battuta, et la fan-laria terrestre ha seguito la victoria in fina a Sestri. Genocsi, dubiosi di andar a sacho, hanno deliberato di rendersi et cussi credo farano; pur ancliora non sono intrati. Ber sera se parlile la posta venula qui (di) tutta notte; ho voluto subito dii tutto darvi aviso a vostra signoria, et perchè è per nova, et per Genoa non è da tardar, ma, volendo, venire, et a vostra Signoria mi aricomando. In Garbagna, a V ultimo di Zencr 1525. Sottoscritta : Di V. S. servilor JOANNE Tetro DE ASUTIS. A tergo : A lo illustrissimo signor Pelro Fre-gosin patrone et signor mio singularissimo. In questa matina, per avisi parlicular, se intese a Piove di Saco heri esser morto domino Bernar- din Marzello fo di sier Francesco, qu. sier Jacomo Antonio el cavalier, arziprele di Piove eleclo alias per il Consejo di Pregadi episcopo di Faenza, et li soi beneficii bavia za renonlià a uno suo nepote fiol fo di sier Jacomo Antonio Juslinian qu. sier Marin. El qual par sia slà alosicalo da uno suo prele slava in casa con lui. Da poi disnar, fo Collegio dii Serenissimo e Con- 31 sieri et Savii per aldir certe differentie di ofiìcii di Proveditori di Comun, intervenendo sier Zuan Antonio Venier olim Avogador. Et prima aldileno li Provedilori sora i officii zcrca quelli stali a le Ra-xon nuove, et per Quarantia laudà la senlentia dii modo dieno pagar il loro debito. Et non fo termina cosa alcuna, perché poi vespero sopravene lettere di le poste, qual fo queste : Di Bergamo, di 2, hore 20. Come de li campi non se intendeva altro più di quello che eri scris-semo. Avisano haver visto lettere di beri da Milano, qual dicono che T armala dii re Christianissimo è sta a le mano cum quella di Genoa, qual andoe per pigliare Vares, eh’è fra Saona et Genoa, dove smontali da 3000 fanti, ne sono slà presi et morti (300, tra li qual sono circa 100 zentilhomeni de apparai-tia, et il capo è don Hugo di Moncada capitanio di T armata cum alcuni altri capi ; la qual nova l’hanno da Milano. Etiam si ha che Marti passato, a dì 31, si levò di Milano monsignor di la Tramoia cum li grisoni, et è andati al campo francese solto Pavia. Di Bergamo, ancora di 2. Come in quella hora prima di nolte erano agionti tre, che vengono dii campo hyspano, quali riportano, doi in consonanti, come beri matina in aurora lo exercilo hyspano se levò da Villa Antea et marchiò a Belzoio-so, et seco haveano da muli 200 di farine per veder di ponerle in Pavia, et haveano sopra cari, barche et ponti per voler quelle usar a soi bisogni. Tamen scrivono, per uno altroli è riportato, che eri, andando un numero di spagnoli verso Pavia per far uno suo effeclo, si atrovono a una imboscata fatta per francesi, che li salirno di dietro el davanti, de modo che molti di ditti spagnoli li sono rimasti. E questo è il suinario di soi riporli. Agionge ancora uno suo venuto di le terre de grisoni, come heri matina partite da No\a,loeo propinquo a Chiavena per miglia 8, et dice haver visto et parte udito, che le genie sono alla expugnation di Chiavenna, che sono da zerca 4000, ogni hora più se ingrossano ; el che Marti passato, fo a dì ultimo, grisoni forno a parlamento con quelli di la terra, quali se li voleano