385 MDXXIV, DICEMBRE. 386 de Aragona, el con epso lo illustrissimo signor duca de Milano, il magnifico cavalier Bilia per darli piena et particular noticia del stalo de l’exer-cilo cesareo et de le forze de i nimici, quantun-clie note gli fossero; et per fargi maggiore in-stanlia et pressa ¡1 la dieta unione debita et tanto utile et necessaria. Ma fin al presente, soa excel-{entia con poca contenteza, et satisfattone nulla ha potuto reportare quasi conio non con amici et confederati se negociasse, et si richiedesse cosa non debita per publica fede et juramento. El da questo modo di procedere, oltra che ne è sequita la tanto evidente ruina et oppressione de le persone et stalo de Milano; accresciuta la insolentia de inimici quali in ogni suo pensiero procedeno corno sedai vostro canto non abbiano da dubitar ponto, ne nasce novo danno, che molli quali non per obbligo ma voluntariamente per il pubblico beneficio de Italia se sariano monstrati contra francesi, vedendo queste vostre dilalioni, et che voi che havete la vostra fede publica oblígala superse-dele de darne adiuto, recusano con qualche colore di ragione esserne fautori, poi che voi che P havete promisso et iurato non ne siete. Alcuni ancora, torsi più oltra temendo et pensando se sono accostali a li inimici nostri, et prestatoli notabile adiuto collie sapete. Talché, perseverando le signorie vostre secondo il comincialo, si poiria dire che da questa pace el confederaron lacla tra la Maestà Cesarea el questo Illustrissimo Dominio, da qual si expetava et doveva adiuto per defensión de lo illustrissimo signor duca di Milano ne procedesse danno, perchè la supersedentia in non darlo ad al- * cuni dà suspecli, ad altri sculo di pratiche con quali poi si pigliano excusalioni, benché assai si sapia che a satisfare a la publica promessa non siano sufficienti. Et in vero ad sua excellenlia non pare che a la prudenlia de tanta República convenga differire di far quello è tenuta verso la Maestà et del magnifico Proveditore gli sia riferito che far tale unione non sia expediente, poiché assai sciano che nel contracto de la pace non si remisse la Maestà Cesarea al voler el parer del vostro Capitaneo circa el dar lo adiulo et unirse a la defensione de li siali invasi ; ma absoluto fu P obligo reciproco, benché non se può imaginare como habbia dicto Capilaneo da persistere in questa, se è sua opinione, como Capitaneo expertísimo, havendoli monsl.rato sua excellenlia et altri cesarei capitanei già due volle che è ilo a relrovarlo a Oltolengo et Chiari, la evidente securità di quesla unione, grande ulilità el quasi certa victoria. Del I Diarii ii M. Sanuto. — Tom. XXXVII. che tanlo meno haver da dubitare, quanto ghe può esser certissimo che niuna cosa, quanlunche minima, se ha da far se non unitamente, come ne la guerra passala sempre si fece. Vedendo adunque epso illustrissimo signor Viceré non haver fin ad hora profilalo P assidua solliciludine di me Alonso Sánchez, i geminali abochamenli de sua excellenlia con vostri signori Capitaneo et Provedilore, diverse particular lettere sue et poi instantie facte per dicto don Carlo a posta mandato, el che più si deve considerare la fede publica data a la Cesarea Maestà nel stabilimento de la pace perpetua, di novo per ultima rosolatone ha voluto che noi prothonotario Caracciolo el Alonso Sánchez unitamente, in execution di quello che anco noi unitamente contrahessimo richiedamo, inslemo el pregamo questa excellenlissima Repubblica ad observar la sua publica fedo oblígala con la Cesarea Maestà per la defensione de lo Illustrissimo signor duca do Milano et suo sialo, et céleremente esser presta el adiular diclo signor Duca et sialo con lo 800 lanzo, 500 cavalli leggieri, G000 fanti et una bona banda do arlcllaria unitamente con lo exercito di Sua Maeslà, quale non solo è secondo lo obbligo, ma in notabile avantagio. Et così in nome di Sua Maestà et de diclo signor Viceré, con tulla quella inslantia che possiamo le richiedemo et pregemo ad voler unir sue genie con il resto per la defensión di dicto illustrissimo signor Duca et stato suo, como per la promessa facla nel contrailo de la pace sono obligali, pregandoli che apertamente vo-glino explicare il suo concepto, quando altramente pensino di fare che lo obbligo loro recerca, et non lassarne con implicale et dilatorie risposto in reso* toltone però de la negaliva, siandone a noi del medesimo effeclo la dilatoria el negaliva ; il che mai si poteremo persuadere che habbino de volere, per esser conira suo naturato et antiquo inslilulo. Quesla nostra richiesta dovelo exaudir signori senza alcuna exceplione, corno nulla exceptione è nella promessa ; ma per satisfare a li animi di quelli che torsi sono male informali de le forze immiche et nostre, el deinde temeno, benché tal timore non è iusla excusalione a tardar la unione, sappiano le signorie vostre, che sicome i nimici dopo passato il Ticino a la giornata si sono indeboliti, così dal canto 233 nostro sono accresciuto le forze notabilmente. Quando inimici introrno in Milano con quella furia che pareva minacciase tulla Italia, restò il signor Viceré, olirà quelli che rcslorno a la custodia di Pavia, solo con fatili spagnoli 6000 et fanti italiani circa 4000, et niente di meno il re di Franza già in più di due 25