29 MDXX1II, SETTEMBRE. 30 aventura di Ire ore con una giornata che si faci, et máximamente havendo ad combatter con quelle na-tion, et quel numero de giente che sono. Ma li dirò ben che niuno è dell! collidali che più li babbi a considerar che questo Stado. Però che il duca di Bari, qual si vede ridutto ad ultima disperalion, meritamente cercha di tentar la fortuna, come fanno li disperali. L’Imperatore, quando ben perdesse el Stado de Milano, non mancha di esser re di Spagna et re de Romani : oblenendosi, pensa esser fatto patron di tutta Balia. Voi, quando la giornata si perda, non havele altre forze, colle qual, passando incontinente nel vostro paese questo validissimo exercito del Re col favor della vittoria, vi possiate difender. Nè vi ha-vete ad fidar nelle vostre terre che existímale forte, che trovandosi Spagna povera el minate tulle le forze che ha di qua, et niuno in Italia che vi possi soccorrer, el un sì potente Re vittorioso alle spalle, et le vostre terre sfornile de giente, senza dubio non le polreste defender. Et (che torsi è pegiu), questi Re, che facile sarìa trovar modo di assettarli fra loro a vostri damili, sì converriano insieme, et tutta la ruina cascharia sopra di voi. Et ricordatevi che così forte terre, come voi reputate le vostre, le havele però tolte for di man dell’ Imperatore, però il medesimo havele ad pensar che polerìa succeder a voi. Et quando pur cascasse che la giornata si ottenesse conira Pranza, voi non li guadagnale Stado alcuno, nè ampliate il vostro, nè per questo fate più sicuro il vostro Dominio che prima, anzi per mio iudicio vi succederiano questi doi mali. L’ uno. Fareste il re de Romani patron indubitato d’Italia;*il che quanto ve imporla lo lasso in vostra consideraron. Appresso, fareste grande quela faction che hora è in auctorità a Milano, che tulla vi è inimica, et vi porta odio grandissimo et sempre ha insidialo et insidiaría al vostro Stato. Secondo. Per questa villoria non fareste più povero il re di Franza di quello che è, nè fareste che non fosse re, come di presente, ma ben senza causa 10 irritareste conira voi, di sorte cliè mai non pensaría in allro che nella ruina vostra. Et siale sicuri che se non bora, in successo di tempo et breve li verriano molle occasion, per le qual verrìa allí dam- ili vostri. Et vi bisognaria sempre pensar d’ haverlo nimico, et poi irritato tanto più farìa quando questo 11 succedesse, trovandosi tanto iniurato. Nè vedo che ragion li sia perchè non possiate con honor vostro abstenervi del passar, che quando ben sia vero che la colligalion duri et la promessa di difender il Stalo de Milano, non per questo seie obligali ad metter il Slado voslro in pericolo aperto et dubio; che gran fatuità sarìa pensar che per difender il Stato d’altri, voi haveste promesso migliar il vostro; ma la difension che havete promessa si ha da intender delle defension che si ponilo far, 1 et nelle quale, se ben qualche danno vi potesse accader, non però rnelele il Stato voslro lulto alla di-scretion della fortuna, et di quello che possa acader in due bore. Oltra di questo. Per la promessa vostra de difender il Sialo di Milan, non credo vi siate rimesso alla voluutà loro di far quanto li piacerà; ma di far quanlo vi sia conveniente. Però se loro, come desperali, o mal consultati, o per non haver il modo de più mantenersi, o altra causa, non obslanle che vedano quanlo sia polente di numero et bona genie l’exercito di Franza, vogliono tentar la forluua, non è ragionevole che voi che non sete a quelli termini, vogliale mellervi a tal pericolo. Che se solo il damilo fosse di perder la gienle vostra, quantunque sarìa grande, si porìa però portar; ma essendoli il pericolo de tulio il Stado, questo sarìa reputato a grande imprudenlia. Et a voi dee bastar per iustilìcalion vostra presso a tulli li principi et potentati de eliri-sliani, allegarsi ragion per le qual non vi para de farlo. Tanto più che havete anchora legittima excu-sation che il re de Romani a chi principalmente perliene la difesa di questo Stado, non tanto non li manda soccorso de danari et giente, ma solo un Viceré mal experto alla guerra, senza alcuna forma, el lui se n’è stalo di là ad tentar le cosse di Navara, et li ha fallo il suo sforzo, benché invano. Li altri colligati assai si vede quello fanno. Et voi che sete quelli che più havete ad temer di Franza che tulli li altri, et non possete guadagnar ma solo perder in questa impresa, non havete ad esser quelli-soli che vogliate scorrer questo pericolo. Molle altre cose si porriano ricordar, le qual loro meglio descorreranno, eh’ io non saperìa recitarle. Mi basla che habbi salisfatto a me medesimo dell’ amor et affection eli’ io porlo a questo Serenissimo Dominio. Allro non mi reslarà che pregar il Signor Dio, che non li lassi caschar in quella disgra-tia, che suol dar a quelli che vuol perseguir. Pregando anchora la Sublimità Vostra et questi Excellentissimi Signori, siano conienti questo eh’ io li dico luorlo non come da ambassalore del Re, che come tal forse vi doveria instar che presto fosse questo voslro passar, acciò che in una giornata lo facesti patrone non del Stato de Milano solo, ma di