287 MDXXV, MAGGIO. 288 nio Ventar el dotor, orator, date a Montudine, a dì 11, hore 1. El per una dii Venier particular che vidi, scrive cussi : Come eri il signor Moron parli di Pizigaton el ritornò a Milan, et il cavalier Bilia eri andò a Pizigaton a luor licentia da quelli signori, et poi si partirà per andar in Spagna da lo Imperador per nome de l’illustrissimo duca di Milan, el voi etinm parlar con il reverendissimo Legato lì a Pizigaton; el qual Legato ozi zonse a Pizigaton, visiterà il re Chrislianissimo per nome dii Pontefice, poi va in Pranza el Spagna. Si dice è venuto per li capitoli di la liga, el alcuni dice farà bon offitio per la Signoria nostra. Scrive, il Viceré sta saldo su li 120 milia ducali; pur se à qualche aviso che ’1 condescenderá più basso. Scrive era meglio far quello lui Oralor scrisse a la Signoria per sue di 14 Aprii, che saria seguito Pacordo senza darli altri danari. Et scrive il Pexaro e Venier in le publice. Come non erano stati a parlar col Viceré quel zorno per esser duro più che mai, et il marchexe di Pescaia e Antonio da Leva lo haveano persuaso a star saldo e non calar per non aver denari da pagar le zente noti li dagando questa summa, et hanno per bona via il Sanzes si ha scritto de qui il tulio e si va a la longa per tenir pratica con Pranza. Et il Legalo ozi dovea zonzer lì a Pizigaton ; al qual fariano revere-tia etc. Vene in Collegio, che fu mandato per lui, domino Alfonxo Sanzes orator cesareo, al qual li fo ledo la risposta dii Senato, come eramo conienti dar al presente ducati 50 milia contadi el 30 milia in termine di un anno, et continuar in la nostra liga con la Cesarea Maestà, et dar li danari dia haver lo Illustrissimo Archiduca. L’ Oralor disse che ’1 non avea altra commission dal Viceré che di ducati 120 milia, et che ’1 scriveria aspectando risposta. Poi disse « In caxo che ’I Viceré non volesse acceptar questo, come vuol Vostra Serenità che lo exercito nostro felicissimo staga con vostra Signoria? II Serenissimo rispose; Benissimo, come amici che semo di la Cesarea Maestà, nè darsi fastidio l’un a l’altro ». Et con tal risposta disse scriveria, et si partì di Collegio. Vene P orator di Ferrara, dicendo haver lettere dii suo signor, di 11. Come spagnoli erano a Cento, la Pieve e San Felixe, et haveano levato in dilli lochi le insegne di P Imperador, e voleano tre page dal ducha di Ferrara dovendosi levar linde esso signor Ducha havia mandato uno suo a querelar di questo al signor Viceré, però come bon fiol di questo Stado comunicava il tulio con la Signoria nostra. 187* Da poi disnar, fo Pregadi per P A vogaria a re- quisilion di sier Francesco Morexini P avogador, qual intromesse ¡1 credito levalo di Nicolò Chalafati conira la Signoria nostra per causa di certa nave che alias in armada di soi antecessori servì la Signoria, et per compreda di la nave preditta; e altro di ducati 11136 per l’officio di 3 Savii sora la revi-sion di conli, che nulla dia haver, et questo in exe-cution di un mandalo di 3 Savii sora la revision di cor,li in danno grandissimo di la Signoria. Qual Io fui causa la introirietesse, perchè del 1502, essendo Savii ai ordini insierye, traltassemo in Pregadi, et Io parlai contra sier Franceseo Foscari el vechio et otignissimo con grandissimo honor nostro et con il mio parlar; etiam di questa materia zà uno anno parlai publice a li Savii, al presente si va al Conseio et Io non son chiamato etc. Hor reduti, erano da zerca 80, el vene il Serenissimo et il Chalafati con li soi avocati sier Marco Antonio Contarmi et gier Luca Minio, domino Piero di Oxonica dotor et domino Alvixe da Noal dotor, et P Avogador andò in renga et parloe narrando il caso, et compite dicendo voi metter di (alar ditto crédilo, et il mandalo di tre Savii a terra ferma ai tre Savii che li lievi il suo credito, qual fu sierZuan Dolfin, sier Hironimo Quirini e sier Malhio di Prioli dii 1512. E fo cazadi li ditti Savii di Pregadi, erano però do soli, sier Zuan Dolfin e sier Hironimo Querini, et vene zoso Pregadi a hore 22. Et nota. Da tanto favor l’ha in Collegio, fo alcuni Savii dii Consejo in Pregadi, videlicet sier Polo Capello el cavalier, sier Lorenzo Loredan, sier Daniel Renier, sier Nicolò Bernardo. Non fo il Doxe perchè non si sentiva, et pochissimi Quaranta. Et in Collegio fo ballotà al ditto Nicolò Chalafati di darli ducati 25 da pagar li avocati che parli contra la Signoria nostra. Di lluigo, di 11, fo lettere, dii Podestà. Come ha certo aviso, che spagnoli erano inlrati in Cento et è loco dii ducha di Ferrara, et butà una bandiera con l’aquila fora dicendo voler lenir quel luogo, et voleno tre page che i dieno haver. Tamcn si ha aviso dii ducha di Ferrara, di 11, che nulla dice di questo. Di Ruigo, vidi lettere di Pagati di Dona/corso, di 12, scritte a sier Zuan Francesco Loredan qu. sier Marco Antonio, qual scrive in questa forma : Quanto a le nove de qui, nui havemo, et io ho parlalo a uno che heri se partì dal Finale, qual con mi non mentiva. Dice le gente hispane sono ancora al Finale, Cento et Piove, nè fra de loro se 188 dice de mudare alogiamenti. Quelle genie vera-