Gl MDXXI, MARZO. 62 35 El qual Canzelier volse li fosse dato in scriptis le raxon nostre per monslrarle al Re eie. ; el lui Ora-lor li disse quello non acadeva, volendo far uno acordo amicabile, et pur volendo tralar de jure, come quesli deputati regi voleno, bisogneria l’orator dii re Christianissimo vi fusse, per esser il re Chrislia-nissimo judice di capitoli. Rispose esso Gran canzelier, non bisognerà dillo Orator, perchè è judice in interpretar li capitoli et voi amicabiliter tralar, et che ’1 faria il tulio per expedirla. Scrive, la Dieia continua, ina non è successo ancora termination, come per le altre scrisse, videlicet la Cesarea ¿Maestà ha fatto qualro proposilion. La prima, havendo il cargo lui di l’imperio, voi quello governar lui e non col parer di altri, come voleano fusse numero 21, come scrisse al Consejo dii Re predilo ; et in la soa absentia Soa Maestà volea lassar in so’ loco lo illustrissimo don Ferando infante so’ fratello. La seconda, in volersi risolver zercha il suo venir a incoronarsi in Italia e recuperar le terre di l’imperio. La terza, di mandar honorali oratori a’ sguizari per nome di l’Imperio a dirli, hessendo richiesti dal re Christianissimo, non voy esser con quelo, promelendo tuorne 12 milia di loro a stipendio di l’Imperio. A le qual proposilion, non li è sta risposto ancora. Scrive, l’orator dii marchese di Manloa vene lì, domino Joan Baplista di Malalesta, a dì 5 ave audienlia publica dal Re, si congratulò dii suo venir in Germania, et si alegrava di aversi incoronato ; poi in consilio prestò homagio come dependente di l’imperio e li apresentò tre cavali bellissimi. Scrive, quel Filipo Adeler zenero dii Filinger, li ha parlato zercha li ducati 10 milia per la letera di domino Alvise Pixani, che si vedi che siano pagati etc. Dii dito, di li, ivi. Come la posta per Napoli non è stà expedila, però la prima letera non parli. Avisa, al Re esserli venuto uno acidenle, che una note e uno zorno stele in grandissimo vomito, adeo per la corte si diceva Soa Maestà esser in gran pericolo; per il che fo subito per il maestro di le poste provisto niun cavallo si partisse, e fo suspeso la posta per Napoli, e a li passi niun vi andasse eie. 35 * Et ozi Soa Maestà è slata a la messa, ma molto lìa-co; il mal suo fo colico a dì 9 per aver cavalcalo uno di cavalli li mandò a donar il marchexe di Manloa, qual era gaiardo, e il Re sudò e si refredite poi. Scrive, l’orator dii re Christianissimo è lì, ave letere dii Re suo, di 4, qual ge l’ha mostrate, in risposta di soe di 18, qual li scrive aver inteso il tulio zerca li ducali 150 milia dia aver da questo Re, et comesoli debi dir a monsignor di Chievers non lo passi di parole, e che non ge domanda altro, ma ben li digì Soa Maestà farà le cose sue meglio el potrà. Item, quanto a la cilalion fata al parlamento di Paris, havia parlalo con quel presidente, qual ii havia dito le cose erano fate juridice per il contà di Fiandra, ch’ò subdito di la Chrislianissima Maestà, et lo conforta mandi procuralora comparer per lui, perchè etiam 1’ archiduca Filipo suo padre fo citado, mandò e non fo altro e fu absolto, e cussi sarà falò in questa Maestà. Et che havia exposto queste cose a Chievers, qual li havia risposto meravegliarsi di questa letera, et che questi erano segni di guera con universal danno di chrisliani, el che la lazi quello la voi, perchè etiam questa Maestà farà dal canto suo; et a la seconda parte nulla rispose. Scrive, che hessendo ditto Orator a la messa, la matina, dove era etiam il secrelario di esso Orator nostro, vene uno Zuan Arnat secrelario cesareo dal diio orator francese a dirli Chievers li volea parlar e rasonar con lui, et era in una chiesia dove polriano parlarsi. Il qual orator rispose non volea più parlar, havendo cussi in commission dal suo Re, e non si volse andar, e si messe a scriver in Franza. Et volendo spa-zar le letere, non fu lassato che le fosse mandate, perchè Chievers li mandò itcrum a dir volerli parlar per il secrelario di dito orator, che si mandò a doler di questi modi si lien che ’1 non possi scriver al suo Re. Et cussi parlonosi insieme con el secreta-rio. Et Chievers li disse, di 150 milia si farà pagarli a Lion, ma non disse però quando. Poi si dolse che Ruberto di la Marchia era in campagna conira di stati di questa Maestà, et etiam il duca di Geler con-tra il duca di Julich ; et che ’1 principe di Navara era partito di la corte di Franza; che tulli questi è 36 segni di guerra, et che questa Maestà si difenderla. Et P orator predito rispose non saper niente di lai cosse, et cussi spazò le letere per Franza. Scrive, la dieta par siano pertinaze in voler li 21 al governo, e risposto a la Cesarea Maestà che mandar oratori a’ sguizari per nome de l’imperio saria denigratimi de l’Imperio; et che quando cognoscerano Soa Maestà esser disposta di venir in Italia, non mancherano in darli zente e danari. Scrive, si parla qui in la corte esser concluso dii venir dii Re in Italia questa anno, tamen non ha danari, ma si dica queste parole in la corte ad arte. Et esser letere di Fiandra, come 100 nave erano a quelle marine fate restar mexi 2 con dir voler tragilar il Re in Spagna, erano zà partite e andate in Spagna. È letere di Castiglia, come il campo di le comunità era potente et havia auto una terra di l’Armirante chiamala . .., el do-