63 MDXXI, MARZO. 64 vea andar a Medina de Rio Seco, pur terra dii diio Armiranle: sicliè quelle cosse è in mali termini; et voleno andar a Torre di Siglies a recuperar la serenissima Regina, et sono ivi propinqui con lo exer-cito predilo. Dii dito, di 16. Come, solicitando il Gran can-zelier di risolversi etc., li |ia parlato questa malina; qual li disse non ha potuto parlar ma parleria ; et che quelli cesarei li ha dato una scritura, et dicendo el parlasse a Chievers. Et cussi esso Orator parlò a Chievers; ma prima disse che’1 Gran camerlengo havia dito si dava il quarto di l’inlrade di subditi nostri, loro lieneno come nui demo a li foraussiti etc. Ilor parlò con dillo Chievers, qual disse offerendosi di far ogni bon oficio, ma li deputali regii voleno alegar dejure, pur si vederi quanto si abbi a far. Et scrive parole hinc inde dieta. Scrive, il Re non è ussito fuora, tuo’ medecine, non sta in leto, ma non negocia. Scrive, è sti fato far in questi lochi vicini da fanti 8000, et fato le genie d’arme di Fiandra si melino a ordine, et sarà capilanio di quelle uno nominato monsignor di Sulimburg è governa-dor dii stato dii duca di Virtimberg, tolto per que-30* sla Macsli, il qual questa malina è zonlo qui a la corte; et questo fanno per lenir aperta la strada di qui in Fiandra, dubitando di quel Ruberto di la Marchia; che non soli opponendo, non potria venir, ni passar di qui il fradelo don Forando che in Fiandra si ritrova ; sichè il re di Franza fa il tutto, et par voy la guerra. Di Jacomo Florio dolor, date a Vormes a dì 16. Come, a di “20 dii passato scrisse copioso; et che per il Consejo di Yspurch è sti dato una scritura, eh’è seguir quello si tratò a Verona. Per lui non ha mancato col Gran canzelier di dir le raxon nostre, qual 1’ ha date in scriptis, con altre parole etc. Di Franga, di Vorator nostro Badoer, date a Villa Francha a dì 13. Come era venuto lì per star più apresso a Remorantino, dove aloza il re Chrislianissirno. Scrive coloquii auli con quella Maestà, qual li ha diio aver aulo di Germania il re di Romani in la dieta (rotarsi la sua venuta in Italia, et li hanno quelli principi promesso di dar ; sichè bisognava consultar dii modo di opugnar a tal venuta, perchè veri per il suo et per quello di la Signoria nostra, nè par voy tornar in Spagna. Et che il re d’Anglia più non l’asegura el non vegni in Italia, come prima el faceva, el questo per averli de-negi certi tormenti richiesti a Soa Macsli per bisogno de l’Ingalterra, dicendo farò preparalion di zente d’arme, ne ho in Italia lanze 1100, ne manderò altre 500, et che ’1 faria e ti am fanti in la Franza, et voi aver 10 milia sguizari con proiriission non mandarli in mar, i quali saranno come obstasi, et voi 1000 per Franza, videlicet mandarli in Normandia et Picardia. Et che l’avia letere di Roma dii signor Alberto di Carpi, come il Papa parlerà a l’O-ralor nostro zereha il .far di la liga; et che ’1 Papa era molto sdegnato per li fanti spagnoli ; dicendo, Ruberto di la Marchia ha zente in bon numero, ctiam li manderia ajuto di altre zente di la Franza; et che il re di Romani ha fato querela di questo a l’orator suo è apresso quella Maestà, qual li ha dito diio Ruberto non è subdito dii Re suo. Scrive, ha inteso il Re ha suspeso li pagamenti a lutti; ma poi meglio inquerito ; e che Soa Maestà ha ordinato li danari si dava a monsignor de .... voi siano portati a Sua Macsli, e questo è stà quello è stà ditto in la corte ha suspeso le pension et pagamenti di tulli. Scrive, il Contestabile è partilo per Molines. A dì 10 37 zonse di lì Michiel Fusta con li falconi, unde subito il Re mandò il Zeneral di Normandia con il maestro di ... di Soa Maestà a vederli, et etiam quelli pro-prii di Michiel Fusta, e li mandò a dir volea tuor di tutti il numero li vien, e quelli di la illustrissima Madama sua madre ge l’avea donati, et quelli di la Serenissima consorte poteva tuor comesoi; sichè ne ave numero 37, videlicet 25 di Soa Maestà. I| resto, per el ditto corrier, 4 fo dati a monsignor l’Armi-rajo, 4 a monsignor di Vandomo el suo l'ralelo monsignor di San Polo, il resto li atiderà dispensando. Nota. Quelli mandò la Signoria fono numero . . . Di Napoli, di Hironimo Dedo secretano, di 15. Scrive esser venuto di lì uno comissario dii re di Romani, con ordine di restituir al Papa li danari dete a’ spagnoli ; et il marchese di Pescara fo a Roma dal Papa per questo effecto. Scrive, don Antonio . .., locotenente dii Viceré, è partito, non si • sa per dove; alcuni dice è andato a Lucha. Li fanti spagnoli veneno di qui, voleno meterli su le galie qual armano conira corsari di questi mari ; e la galìa nova si darà a uno nominato in le lelere, videlicet ----Scrive aviso di Rodi di la morte dii Gran maestro ; et come haveano electo il Prior di Franza. Et scrive di l’orator dii Gazeli venuto a Rodi a dimandar aiuto etc. Di Verona, di sier Lunardo Emo podestà e sier Francesco da Fexaro capitanio, di 24. Mandano letere di Spagna, zoè di Germania, venute per le poste cesaree, et scriveno non è venuta altra posta che quella prima; al qual corier li ha dà il du-