527 MDXVI, FEBBRAIO. 528 Milan. Et questi signori hanno consulta che questi Iratati sono più presto inganni che altro, sichè hano deliberato, con lizenlia dii Re e di la Signoria, subito subito andar solo Brexa da 4 bande. Item, si ha da Milan, che cinque cantoni de sguizari fanno provision di vituarie, per il che monsignor di Barbon ha fato a Milan consulto, e ha deliberà mandar via alcuni zen-tilhomeni. E dicono haver lì a Milan in danari 160 milia scudi, et Tarano facilmente, oltra li altri, fanti 6000. Da Milan. di Andrea Mosso secretano, di 16. Come quelli cantoni grisoni si meteno in ordine per far movesta eie. Da Vicenza, di sier Nicolò Pasqualigo podestà et capitaneo e sier Jacomo Manolesso pro-vedador, di ozi, hore 17. Come hanno, i nimici erano ussiti di Verona et venivano a la volta di Vicenza, et zà erano zonli a San Martin; per il che loro fe-vano ogni provision in la terra facendo inlrar home-ni dii contà e altre provision e lì aspelerano. Tamen la terra è mal in ordine eie. Noto. Eri fo mandalo in campo ducati 5000. A dì 20. La malina fo pioza, et hessendo chiamali molti zentilliomeni andar a levar l’orator di Pranza nuovo, monsignor di Pin, e condurlo in Cole-gio, non veneno zercha 6 in tutto, tra i qual 4 vestiti di scartato e do in negro, e fono si tardi ch’el prefato orator insieme con l’orator vechio monsignor di la Inverna veneno in chiesia di San Marco, el ivi quelli pochi patrici erano se li presentono e lo acom-pagnono a la presenlia di la Signoria in Colegio. Qual, presentato do lclere di credenza, una dii Re data a San Maximo a dì 20 Zener, l’altra dii gran contesta-bele ducha Carlo di Barbon, di 2 Fevrer, da Milan, poi fe’ una oration brieve : come il Re l’havia mandato per star apresso questo Dominio in locho di monsignor di la Inverna sopranominato, qual si partiria; et poi il Principe li usoe grate parole, et tolse licentia. Et nota. Fo poi gran rumor in Colegio. Prima non li andò conira quando el vene, di 24 zentilhomeni chiamati solum 10 over 12, poi di questi di ozi, quelli pochi. Et fo ordinato mandar li notadi et non venuti, debitori a palazo di ducati uno per la disobe-dienlia. 308 Da Vicenza, di sier Piero Pasqualigo podestà et capitanio, et sier Jacomo Manolesso pro-veditor, di eri, hore 22. Come, per uno Domenego .... qual è solito sempre portar la verità, si ha Mercurio Bua aver passato l’Adexe, et trovalo i nimici et quelli roti et presi, et con la preda veniva a Vicenza. Et fo loto una le ter a par tieni ar di sier Jacomo Alanolesso predito, scrita a Zuan Batista di Vieimi secretano. Di questa vitoria, et par siano stà roti e morti n. 800. Di questa nova la terra fo piena; pur non si credeva, el poi a nona vene letere di Vicenza, di hore 24, dii predito podestà e proveda-dor, et una di domino Mercurio Bua da Vicenza, qual nara il modo et desidera venir in questa terra con la preda; la copia di la qual sarà scripta di soto. Vene prima ozi in Colegio sier Antonio Foscari-ni, venuto podestà et capitanio di Fellre, e referì di quelle cosse, justa il solito laudato dal Principe. Copia di la letera di domino Mercurio Bua scrita a la Signoria nostra, di la vitoria auta. Serenissime Princeps et Domine excéllen-tissime, Domine clarissime. Ilessendo desideroso far servitio con qualche cosa bona in benefizio di Vostra Sublimità, heri sera, da zercha 24 hore, me son partito con la compagnia mia dal Castellare lozamento mio, et son venuto a sguazar l’Adexe a presso Verona 4 miglia, et per esser grosso habiamo nudato più di la mità, con inten-tion di venir a far una imboscata per farli una trapola a le bande de qua; e questo perché ussino fora più volentiera de qua che de là. Una hora avanti jorno compì de sguazar, et venendo verso San Martin 15 cavalli de li mei, mandava avanti per discoprir, tro-vorno le fantarie spagnole era, li quali sono venuti in discordia con li tedeschi, el questo perchè hanno hauto do raynes, et ad epsi non volea dar solum uno. Heri sera per forza sono ussiti di le porte, et venuti a dito loco de San Martino. A bore 6 di note, vene fora di Verona don Alonso spagnolo ad trovarli, et li promisse la sua fede tornasino, che li faria darli dui raynes; et cussi si contentono. Essendo venuto l’alba del jorno, se cominzono meter a l’ordenanza ; io in quel instante arivai lì, et perchè erano fra le case in loco streto et forte, et con loro più de 80 boni schiopetieri, dimorai tanto che andornoal largo. Principe serenissimo al mezo de la campagna di Verona lì zonsi et fusemo a le mano. Non dirò però sia stata una scaramuza, ma ben uno fato d’arme, e per 308* mia fede, una si honorevol impresa, che sono assai jorni non è stata una sitnil. Sapia Vostra Sublimità, che de 600 fanti boni et electi tutti spagnoli, non è campato homo de loro; 300 laglià a pezi et 300 presoni conduti qui a Vicenza. Li capetanii soi non sono presoni, perchè non erano con epsi ; ma ben è presi