301 41DXV, OTTOBRE. 30-2 drieto de sue raagnifieencie in piedi. Et stati così un pocho, si levorono in piedi tuti quattro, da poi fatto lezer la lettera di credenza, et Sua Majestà li fece seder, et il clarissimo Trivixan comenzò una oratione tanto degnissima, per ditto de ogniuno, quanto mai sia sta fata, commemorando, tra le altre cosse, tutto quello è seguido da poi Sua Majestà è slà coronato Ite in lino a questo zorno presente, arecordaudo a Sua Majestà tutte le degne imprese sono slà fatte per francesi contra infedeli, invidando Soa Majestà a simel impresa. Et compita la oratione, Sua Majestà chiamò a sè il suo Gran secretano over canzelier, qual era vestito di una vesta d’oro a manege dogaline, e li disse molte parole, et lui tornò al suo Iodio et co- 169 menzò ex tempore a responder a la oration, assumendo lutto per capita, ma brieve, et disse mollo bene. E compita dita risposta, li oratori si levò per tuor combiato; etiam la Regia Majestà si levò et vene zoso de li scalini, et iterum abrazò sue maguifìcen-' eie, e disseno alcune parole insieme. Et volendo li oratori tuor combiato, Sua Majestà li voleva accompagnar tino a la porla, ma sue magnificeucie uon vol-seuo, e fato gran forzo per Sua Majestà di acompa-guarli, e visto che non voleano per niente, iterum li abrazò, et tolse combiato da loro: i qual richiesero per doman l’audientia secreta, et venero per venir via, et fossemo tutti nui zeutilhomeni rechiamati in drielo, che eraino zà a mezo la sala, a basar la man a Sua Majestà, il qual ne voleva veder. Et così per ordine, ad uno ad uno, andassemo a basar la mano a Sua Majestà, et posti in ordinanza, avanti sempre li clarissimi oratori, venissemo a montar a cavalo ch’el pioveva, et acompagnali da quelli signori, venissemo per la piaza dii Castello et per il Barello a caxa, ch’è nel inonisterio di le Gratie. La nostra mirata di eri in Milan fu per la porla di ... et baveuio mollo ben bagnato li nostri drapi et infangati ; paciential i sono luti per questo. È venuto nuva dii nostro campo da Brexa al Re, che quelli di Brexa erano ussiti fuora, et che per francesi sono slà rebatuli e morti più de 200. Qui in Milano si fa gran feste et campano per lo acordo fato con sguizari. Data in Milano, a dì 14 Novembrio 1515, bore 2 di note. Sumario di una altra letera dii dito, data a dì 15. Ozi sono stati a la audientia secreta, et intendo da li clarissimi oratori che la Majestà dii Re li ha fato grandissime et largissime proferle, et che Sua | Majestà voi far per noi quello che li saperemo re-chieder. E dicono non devano fede a le lelere dii Dandolo e Pasqualigo, quando scriveano sì ampiamente a Veneeia dii cuor che ha Sua Majeslà verso de noi ; ma che adesso vedeno molto più : tal che i sono restati più che satisfatissimi. lo andai in camera de Sua Majestà poco avanti che li clarissimi oratori venisseno fora, quando i chiamorno che fusse portato dentro li falconi numero .. che si dona a Sua Majeslà, et entrai mi solo con loro, e sentii in ultima che parlavano da una parte di la camera, dir queste parole dal Re: «lo voglio far diece anni la guerra per vui » e l’ha promesso subito mandar in campo domino Pietro Navaro con altre zente etc. Date a dì 15 in lo alozamento dii clarissimo Dandolo. Sumario di letere di sier Zuan Corner di sier 1701) Zorzi cavalier procurator, date in Milan a dì 15 Novembrio 1515, drizate a sier Marco Contarmi qu. sier Zacaria el cavalier. Eri andasemo ad una cena di missier Barnabo Visconti fradelo che fo del qu. signor Sagramoro, qual dete al Gran mòtre, a monsignor de la Peliza el al Gran scudier el signor Galeazo di San Severino, la qual cena Ib de varie el infinite bandiso-ne e ornala, olirà quelli Ire signori, di torsi 15 done assae brute e tanto sbelelate che l’una e l’altra si assimigliavano. Da poi cena, el vene forsi 10 maschere, tra le qual era el Roy, e tulle queste maschere erano de una grandeza; questo perchè el Roy, che supera la comuna statura de Tomo, havea secho compagni che erano di quella niedeina persona, per non esser cussi facilmente eouossuto. lo fui el principal invidato a dila cena dal signor Olio Visconte fratello di missier Barnabò, e perchè e-ramo veneliani, fossemo ben visti et ben tratati. El gran capitaneo de la guarda del Roy, che a longe seguitava el suo Re con zercha 30 lanzinech ; seni-pre ne facea far largo; el qual però volea conos-ser tulle le maschare che a la festa venivano, e questo per rispello del Roy, qual è bello e gracioso e sta sempre su piaceri, sichè venendo a Veneeia farà etc. nè qui atende ad altro. Ozi li ambasadori sono ritornati soli con il Roy; lutti li altri soi baroni an-domo da parte; et eri sera li clarissimi oratori, al Griniani, che primo volea parlar, li fo leto la (1) La carta 169* è bianca.