369 MDXV, DICEMBRE. 370 ut in litteris; ma ut dicitur, veneno da zercha 30 fanti solum; sichè hanno grande animo. Etiam nostri li fono a l’incontro e ne amazono di loro. Item, è zonti ducati 2000 di missier Zuan Jacomo, e altre particularità, et sperano aver Brexa. È da saper: li danari sono a Ruigo, ancora Farfarello non li basta l’animo a portarli di là di Po. I ni-rnici tieneno Lignago con 60 fanti dentro. Sichè con dificultà si poi mandar danari, e con lelere di cambio si stenta trovar a Milan per esser il danaro stre-to, e bisogna trovar al Be 160 milia ducati per dar a queste feste a sguizarì, justa l’acordo fato; sichè milanesi convengono pagar il tajon abuto dal Re, qual è dì ducati.... Di campo, vidi letere particular, di 9. Qual dice cussi. Questa matina l’è insilo per la contramina che li inimici hano fato contra la nostra che fu fata a la porla de Torrelonga, e ditti inimici è venuti a l’incontro per una altra soa mina, e sbusala la nostra, è venuti fuora nel fosso di la terra per pocha custodia de li nostri, con li qual è stati a le man, dove n’è stà morti da 5 in 6 e feriti da le sue artellarie di inimici da forsi 30, e de li soi do over 3 morti. I nimici us-siteno con fochi artificiali, con li quali feno gran danno; che è gran vergogna che 10 afamadi siano boni meter in rota li nostri. Tien Brexa si darà a saco per quanto se dice, e si questo non si farà, Brexa mai si averà, salvo per questa via. Piero Navaro va drio la sua mina in compagnia con missier Nicolò da Dresa-no, il qual si ha fato un poeho di mal a uno ochio de una pietra che li dete ne l’ochio per una artellaria trata in el muro, spezò il muro e una di quelle piere li dete ; ma non averà mal. Tutta la note el convien * 7 star sopra li vastadori a farli lavorar per suo honor, per esser stà posto sopra d’esse per il pr-oveditor ze-neral e il conte Piero Navaro; sichè atendeno a far quella mina. A dì 13, fo Santa Lucia. La matina li oratori di Franza veneno in Colegio per cosse particular, et per uno orator di... . tornava da l’Imperador, fo preso da li nostri stratioli etc. Item, portono una letera dii Boy di questo Zugno passalo in reeoman-dalion de..... Di campo, diiproveditor venerai, da Santa Fumia apresso Brexa, di 10. Come il signor Zuan Jacomo e li nostri voleano dar fuogo etc. Et il conte Piero voi prima compir la sua mina. Item, i nimici ancora da 400 fanti ussiteno fuora per la mina fata, e nostri a l’incontro et amazono alcuni; si dize nostri aver morto uno da conto era in Brexa. Item, zercha li danari, hanno grande bisogno, hanno man- 1 Diarii di M. Sanuto. — Tom. XXt. dato scorta a l’incontro per averli, e li aspelano con grandissimo desiderio. Da Milan, di sier Fiero Pasqualigo orator nostro fo lettere, di 10. Come il pezorava e stava in leto con grandissimo mal, et non poteva scriver nulla di quelle occorentie. Et questo aviso si ave per letere di campo; sichè si dubita di lui. Da poi disnar, fo Colegio di la Signoria e Savii, et a hore 22 zonseno letere di Bologna di oratori nostri, di 8, 9, 10, 11, e li Capi di X introno, e mandati tulli fuora; fono lecle, vidélicet: Summario di tre lettere di sier Zuan Contari- 212 ni qu. sier Bertuzi procurator, è con li oratori nostri al Christianissimo re, scrive il suo viazo per terra con il Christianissimo re e sier Andrea Grifi uno di oratori, di Mi-lan fino a Bologna. Letera di 6 Dezembrio, hore 3 di note, data in Parma. Como eri sera alozasemo a l’abazia de la Cava. In questa matina, fato il giorno, monlasemo a cavalo e pasasemo per Fiorenzuola et Borgo San Donin, venisemo a Castel Gell'o dove el Re era a disnar, e ne fu dito ch’el montava a cavalo per venir di longo a Parma mia 7 di lì. Et il clarissimo Grili aspetò Sua Majeslà a la porta, et come Sua Majestà el vete, subito se li fece incontra, et lasati tulti li signori da drielo, si messe in camino con esso Grili, et venulo infino a la porta di Parma rasonando. E gionto a la porta, esso clarissimo Grili mirò dentro con il ducha di Barbon e tutti li altri signori avanti Sua Majeslà a do a do, et li a la porta erano quatro dotori di la terra, vestiti di seda, con una umbrela coperta di cremesino in tre tele, una di le qual era rosa, una biancha e l’altra zala. Et in la prima strala che intrasemo, era molto streta tal che non si potea andar salvo do cavali a la volta, sopra la qual strada era fato uno coperto in foza di una pergola, cosa molto bella da veder. Tutte le altre strale, che sono largissime erano coperte di panni bianchi et molti festoni con le arme dii Re. E così in ordinanza sempre essendo, Sua Majeslà sotto la umbrella fu acom-pagnato al suo alozamento. La cità è tanto bella e il tutto in essa ben messo, tal che in questo nostro viazo non ho visto cità che mi piaza più di questa, nè tanto, e per dillo di molti, ho inteso esser de le belle terre de Italia. Alcuni dicono diman si resterà qui, altri dize che si partiremo. Letera di 8, hore 2 di note, data in Bevo. Come cri, a dì 7, il Re restoe a Parma, el cussi il 24