309 MDXHIj NOVEMBRE. 310 altri è sia concesso, sier Vclor di Garzoni suo fratello possi andar in loco suo sopracomilo, con li modi era el dito qu. sier Zuane. La qual parte non se intendi presa si la non sarà posta e presa nel nostro Mazor Consejo. Ave 21 di no, 150 de si, e fu presa. Fu posto per li savii, che atento li meriti di domino Jaeomo Sacardo da Sonzin, citadin padoan, al qual per questo Consejo fu dato provision fiorini 10 al mese a la camera di Padoa, et conduta di zelile, di la qual poi fo casso nè ha al presente la dita provision, però in loco di queste cosse li sia concessa in vita sua la vicaria di Arquà su el leritorio padoan, qual lui debi exercitar, et una di le cavalarie di commi di Padoa, la prima vacante, per anni 10, ut in parte. Ave 27 di no, 134 di si. Fu poslo, per li savii, una letera a Roma a l’ora-tor nostro, come, zercha l’acordo si ha a tratar, si remetemo in Soa Santità. Et ditoli certo parer nostro, ut in littcris. Et fu presa. Di Doma, oltra quello ho scripto, è questi avisi, ozi ledi in Pregadi. Come il Papa è di la Signoria nostra, nè mai è per far altro salvo quello si vorà ; et tandem el suo orator è qui domino Pietro di Bibiena verà conosulo li scrive el vero, che non presti orecchie a zanze spagnole. El Curzense, zonto a Siena, va lento gradu a Roma. El Papa, per smacarli la reputatimi, va con alcuni cardinali a Ma-gnana, Ostia, et Civitavecchia, e faralo star in Roma zorni 8 in 10 senza dargli audientia. El qual Curzense, intendendo dal Papa voler pace fra cristiani, et in Italia prcecipue, li ha scrito, lui esser per far quello vorà Soa Santità. Ma poco se li crede, et questo si conferma per quello ha dito il Papa a domino Nicolò........che andò a l’Imperador per nome di Sua Santità, che li avisa in Alemagna si dice 180* Iralarsipace fra lo Imperador e la Signoria nostra per via dii Curzense che andava a Roma, e che per per questa via non si farà cossa alcuna, e chi voi pace la debi Iratar con lo Imperator, che si oteneria più presto, perchè il Curzense e altri soi ministri in Italia molte fiate fanno cosse che lui Imperator non lesa. Item, il re d’Inghilterra certissimo passò e voi ritornar a tempo novo; ha lassato in Tornai uno suo fratelo bastardo con cavali 2000, fanti 12 milia, per quanto si dice; ne la qual cità fu fate di belle giostre, quando vi era il prefalo anglico. Item, sgui-zari ha dimandato 4 cosse al ‘duca di Mila», zoè li oratori di cantoni ivi venuti : primo, si cazi fora di stato suo tutti quelli sono stati rebelli a la caxa Sforzesca; secondo, che li debbi dar li danari li avanzano usque ad integrarti satisfaclioticm ; terzio, che li castelli di Milan e Cremona, eli’ è in man di francesi, pervengino in la loro custodia, con questo però che il Duca vi metti el castellano, oziò non sia asasi-nato come è stato altre fiate; quarto, che ’1 debbi far bona pace con tutti li italiani et presertim con Venitiani, dai qual dipende la salute de’cristiani, però che i hanno in animo atender poi ad altro; i quali cegnano grande imprese in Italia, etc. Item, si ha uno altro aviso; come l’Imperador ha scrito a Spagna e lngaltera si prepari per tempo novo, che lui anderà in Alemagna e moverà quelle zente e principi a la guera, per ultimar la impresa de Italia. El qual vene a Olmo, e in uno loco li vicino chiamoe la dieta,et redula, propose questa intention sua, dimandando aiuto di danari e zente, et li fo galiardamente risposto non lo voler far. El qual Imperator si partì de li mal contento. Di Padoa, di rectori, savii e provedadori. Come i »¡mici sono a Este, ut supra. E di coloqui fati col capitanio zeneral zerca il modo di conservar la tera di Padoa, e trovar forma che le gente si abbi a lenir e lassar con men spesa si poi per questo inverno, seguendo il levar di le ofese, etc. E da saper, per nove si ave qui a Padoa, i ni-mici sono in Este n.° 4000 tra pedoni e cavali spagnoli, toleno biave et quello poleno, non però mandano vini via, come si credeva dovesseno far. Ozi i nimici si dize è corsi fino a Monteorton ; li vilani erano in fuga, correndo le done a le porte di Padoa. Item, ozi è slà principiato far la monstra sul Prà di la Vale a li stratioti, e prima li corvati, e li danuo page do per uno. Di Vicenza, dii canzelier dii podestà, di 8, 181 vidi leterc drizate a Padoa al prefato suo podestà. Come avia posto in castello Aurelio con do altri per nome di la Signoria nostra, comettendoli non tolesse alcuna cossa. Et a la porla di San Felixe ha posto Stefano nepote dii contestabelc vi era, e vi comisse ut supra. La qual porta ni [ionie non ha alcun danno, solum 1’ abitation dii contestabele è minata e brusata. E a la porta di Santa Croce è uno compagno solo: le chiave è perse, si sera con li ca-denazi. È aspelato Ilironimo Marola, qual è andato a la rota per tuor le arme di anegati trovati in quelle aque e in li fossi, che pur se ne trovano, e si ha trovalo etiam molli corpi non sepolti. Il forzo di anegati è stato nel Bachilion a Sanla Croce, e di là, e lui ne ha veduto uno corpo. Scrive come li citadini è lì in la terra venuti, e parie dii populo prega esso podestà vogli venir lì per rimediar a molli inconvenienti si fa. Potrà abitar in la casa di domino Ni-