231 MDX:V, MAGGIO. 232 proximo con il don, per zorni 3 senza don ; e pasa-do, siano taiate a raxon di 40 per 100, ut in parte. 10 di no, 139 de si, e fo presa. Fu cavato Cao di XL, in loco di sier Ilironimo di Uenier, sier Sebastian Trivixan qu. sier Baldasar ; et eri, in loco di sier Piero Marzelo, sier Matio Bar-barigo qu. sier Andrea. Et licenliato il Pregadi a bore 21 >/2, restò Consejo di X con la zonta. Fu posto etiam in questo Pregadi, per lutti i savii, atento l’oratordi Hongaria à tolto licentia e voi ripatriar, e perchè è bon star con dito Re, che sia preso ch’el Colegio possi tuor, o panni, o zoje a tempo fin a la summa di ducati 4000, aziò el dito orator porti con lui, ut in parte. È da saper, eri a San Nicolò seguite che il morbo se apizò in una caxa, preso a Chioza, dove queslo anno è stato in alcune caxe, licet al presente non si muori ; ma alcuni pescadori andono in certo caxoù dove steteno aniorba ti e li si apestono, adeo fo necessario a li Provedadori sora la sanila di novo mandar barche a levar do morti e do anialati in una sola caxa ; et ozi in una altra caxa lì vicina fo mandati a levar do altri, adeo la peste è ritornata ; sichò è mexi .....che in questa terra non era peste e i Lazareti tutti neti; bora mo’ è ritornata. La Sensa pur si fa et vien assa’ persone, ma pochi forestieri, solum man-toani e feraresi assai, lombardi niuno por lo guerre, ni tele di Crema è venute molte, che gran quantità ne soleva venir qui a tempo di Sensa. A dì ultimo, la matina, in Colegio fo letere di Padoa, dii capitanio generai, di ozi. De oc-currentiis, e come voria ussir fuorn; aspela si mandi danari da pagar le zente. Item, ha i nimici omnino è per levarsi ; dubita in questa levala non siano per far danni al paese, però è bon star avisti. Item, li rectori e provedador zeneral scrivono in conso-nantia. Di Maran,fo letere,di eri, di domino Hiro-nimo Savorgnan, una drizata a li Cai, et l’altra a la Signoria. Come i nimici di Maran parlavano a’ nostri, ma di render non voleano ; et che erano partiti 200 nostri fanti per non aver li danari loro. Scrivendo esso missier Ilironimo, che quando el pero era per cader non lo volseno; bora che l’è 130 stabilito, è mal lassar la impresa; per tanto prega la Signoria non manchi di danari, per i qual vene sier Nicolò Vendramin e lo aspeta di ritorno. Conclusive, non i voleno dar la bataja ma veder di averli per assedio, perchè hanno dentro pocha vituaria; e altri avisi, ut in litteris. Da poi disnar, fo Consejo di X con la zonta, et tra le altre cosse, fu preso che domino Jacomo et Francesco Alvaroti, fo fioli di domino Conte dotor, citadin padoan, che morì in prexon per ribello, et i fioli erano foraussiti, et però fu assolti, et che li ven-gi a star in questa terra ; li quali dà a la Signoria nostra ducati 500. Uno è auditor a Fiorenza, videlicet domino Jacomo. Item, fu fato salvoconduto per 100 anni, zoè ascilo dii bando, a sier.....Barbo dì sier Alvixe, qual per homicidio era sta bandito di questa terra; il qual dà a la Signoria noslra ducali 100. Item, fu asolto di bando, con don ducati...., sier Alvixe de Mezo di sier Francesco, per il Consejo di X li fue confinato, per parole ditte hessendo podestà a Seravalle. In questa matina, in Rialto, perii consieri, fo incanta le do galie di Barato justa l’incanto preso : la prima ave sier Beneto Bernardo qu. sier Francesco per lire 54, ducati C ; la seconda sier Zuan Contarmi di sier Marco Antonio dito Camalli per lire 90, ducati uno. Per il primo Gran Consejo, si farà il suo capitanio. ’ Di Maran, vidi letere di sier Thomà Moro capitanio dii Golfo. Come era stà preso per li nostri uno boemo ussito di Maran con una lelera drizata al conte Cbristoforo, qual era a Gradiscila, et la dita letera sarà qui soto scrita. Et examinato diio boemo, dice era mandato al dito conte Christoforo per dimandar socorso, et che questi capitani di Maran hanno deliberato, non li vegliando socorso, piar partito; che i manzano sorgo e carne di cavalo, e fin hora hanno amazato cavali 4 e voleno amazar il resto, che sono cavali 30 e quelli salar ; et che hanno deliberato, quando vederano non poter più, tuor barche 80 che hanno, e con quelle, insieme con li rebelli, per la via de li paludi fuzer a la volta di Gradiscila etc. Et la letera è data in galia apresso San Vito a dì 30 Mazo. Copia di la letera portava il boemo preso, ussito 130 * di Maran, al conte Christoforo. Me dago nieraveglia che la magnificentia vostra cussi in longo tempo non hanno facto provision de scriverme o mandarme dir a bocha per conforto de la zente, et ancora la magnificentia vostra non hanno facto fin qui cegno de mandar socorso alcun, come era la promessa, et che se conveniva a l’honor de la magnificentia vostra; qual cossa lasso star nel suo voler; niente di mancho voglio, se Dio voi di