129 MDXIV, APRILE. 130 10 farine, perchè più non ne era, e ritornorono in Maran. Par nostri cavali lezieri e altre zente fazino la guarda per terra che non li entri vituarie. Scrive se atendi ad obviar per via di mar. È da saper, sono do fuste, capitanio sier Toma Moro e l’altra patron Pasqualin Valaresso et barche longe, qual stanno a Lignan e per quelli canali acciò vituarie non entri. Di Padoa certo aviso, che spagnoli doveano andar alozar a Lignago e di là di l’Adexe etc. e si levavano di Este. Da poi disnar, il Principe fo a l’oficio in chiexia con tutti tre li oratori justa il solito, e fo compito a bona hora. È da saper, eri morite sier Piero Guoro qu. sier Piero dai Garmeni, qual, per non haver heriedi, ha fato, judicio meo, un savio testamento e beneficiado tutti i soi parenti da cha’ Guoro e da cha’ Zivran, perchè da suo barba sier Lucha à auto la richeza l’a-vea, ch’era d’intrada ducati 900 etc. In ter ccetera, lassò la caxa ai Carmeni, conditionata, in cha’ Guoro, ne la qual era in uno, tabernaculo, nel muro posto, una spina, si dize, fo di la corona di Christo, el qual lassoe a la soa scuola di la Misericordia. Et cussi ogi, poi sepulto in chiexia di Carmeni, la dila scuola col suo prete andò a la caxa e tolse ditto tabernaculo el lo portò con gran veneralion a la scuola, e posto dove tieneno le altre reliquie. Di Frinì, fo letere, di 12, Jiore 3 di note, et vien presto, perchè li corieri fanno la via di la Fosseta. Scriveno sier Jacomo Badoer luogotenente e sier Zuan Vituri provedador cenerai, date in Udene. Come hanno in Maran esser pocha farina e mancho polvere. Dii conte Christoforo nulla intendeno; aspetasi do soi esploratori. Le fiumare è molto cresuto per le pioze è state etc. A dì 14, fo il Venere santo, lo fui a Santa Lena, et il Principe con li oratori in chiexia a messa. Et eri et ogi è il perdon a l’hospedal di Santo Antonio, et il brieve sarà posto qui avanti, fato per domino Petro Bembo. Da poi disnar, predichò a San Marco il predica-tor di Frali Menori chiamalo fra’ Marco da Caxal Ma-zor, qual monstrò memoria di cosmographia, ma si tolse e non fo laudato, e non compì la predicha. Se intese, li galioti di la galia bastarda, soraco-mito sier Sebaslian Bembo, è stali a le man, ferito il comito et amazà alcuni, per non aver voluto smontino in terra. Item, il provedador di l’armada par sia andato in Istria. Di Udene, dii locotenenie, di 13, hore 3 di note. Come, per exploratori à inteso in Gradiscila I Viarii di M. Sanuto. —• Tom. XVIII. esser fatili G00 et cavali 100, e il conte Chrisloforo, ch’è lì, non slava bene. Iti Gorizia etiam è bona suina di fanti e cavali. In Maran sono 400 boemi, quali patiseno mollo di vituarie, maxime di farine, benché per via de mar se aiutano di averne, per la via di Aquileja. Hanno nostri scrito di questo al provedador di l’armada, perchè da lerra loro provederano che non vi entrerà vituaria alcuna. Item, per lelere interceptc, qual mandano a la Signoria, hanno dicti 09 * fanti, è in Maran, dimandano do page al conte Chri-sloforo, qual li ha promesso darle, zoè una in danari, l’altra in tanti panni, et che stagino di bona voja che presto li socoreria; et altri avisi, ut in litteris. In questo zorno, da poi disnar, fo gran pioza, adeo non si potè far in molte chiexie le cerimonie solite di meter missier Domine Dio in sepulcro. Et non vojo restar de far nota che a San Cassan manchò torzi2G di quelli fonuodati per acompagnar il Sacramento al sepulcro ; sichè si vede pocha devution. Tamen il fermento vai podio, et è boti merehato dii viver in questa terra; ma carestia di danari. A dì 15, Sabato santo. 11 Principe fo in cliiesia a la messa pasqual, con li tre oratori sopranominali, et domino Ilironimo Savorgnan e domino Todaro dii Borgo, quali erano di sora li cavalieri ; et intesi da uno fio, che fo di sier Marco Tiepolo qu. sier Ma-tio, nominato. . . ., qual sta con dito missier Iliro-nimo, è suo fiastro di la seconda moglie, ha anni..., è sta in l’asedio a Oxoph, dove i nimici vi stete a campo zorni 4G, come suo fratello sier Lorenzo Tic-polo è caslelan in la Chiusa, ch’è suo mazor fratello, posto per cl dito missier Ilironimo, qual in la Patria è cognominato Signor e sarà ben meritalo da la Signoria nostra. El qual è venuto eri di Friul et fo terminato aldirlo ogi in Colegio di la Signoria. Da poi disnar, il Colegio si reduse per aldir diio missier Ilironimo Savorgnan, qual disse il successo di Oxoph, e come si havea mantenuti! per monstrar la fede l’havia a questo Stado, e narò ogni cossa, e di domino Thodaro dal Borgo, ch’è slato con lui; e laudò molto uno Jacomo Pignàtello da.......et alcuni altri, come dirò poi ; et ebbe audienlia poi secreta con li Cai di X zerclia quella Patria, il modo di mantenirla etc. È da saper, in questo anno non è stato il perdon a la Pietae, qual non si à potuto otenir, ni etiam quello di San Zacaria per il dì de Pasqua, ch’erano soliti ogni anno. Ma poi l’oralor nostro otene diio perdon per il dì de Pasqua di Mazo e la vizilia, come dirò di solo, zoè a la Pietae solamente per susteni-mento di quelli puti, 0