243 MDXXVI, APRILE. 244 dice, che la porla Azalina et la porla Comasca sono in man de li lanzichinech; le altre porte el el campanon sono in man del popolo. Item, dice che de li zenlilomeni niuno tolse le arme, nè lece demostratlon alcuna, salvo tre over qualro; et che hanno perdonalo al populo, et non hanno voluto perdonar a li soprascritti 3, o, 4 zentiloinc-ni. Item, dice che, per quelli erano insili dii castello furono amazali alcuni lanzichinech, et alcuni feriti et morii per la terra qualche uno ; ma in poco numero. Item, dice haver visto alcune fanlarie lonlan da Milan circa 10 mia; a iudilio suo erano zerca 500. Item, dice haver trovalo doe bandiere de spagnoli che alozava a Vaylà, a Melz, di là di Adda, le qual doveva andar a Milan et se have-vano intertenulo li. Item, reflerisse uno che hozi andava a Milan, che essendo a la mità del camino, trovò le strade rotte et li contadini con le arme in mano a cento et dusento a la volta, et vide per le strade assai persone morte ; del che tornele indrielo. Del ditto, di 28, hore .... Per uno mio venuto da Milan, qual parlile beri a hore 21, riporla che alcuni di la terra principiò un poco di rissa con spagnoli, el che allora el signor Francesco Visconte montò a cavallo et fece quietar la cosa, dicendo a quelli dii popolo : « Vui sarete causa che tulio lo exercilo vegnirà dentro et saremo ruiuati ». Et quelli dii popolo risposeno : « Noi volemo che tulli li soldati cesarei vadino 162 f°ra Slado de Milan ». Item, dice che nella terra di Milano sono tra spagnoli e lanzchinech a suo iudilio da 4000, el tulli sono reduti tra Santa Maria della Scala et le trincee dii castello, et che stanno serali con repari de legnami el terra. Item, dice che quelli del castello non poleno passar le trincee, et che se Zuoba da sera a di 26 quando el popolo tolse le arme in mano fusse andati verso el castello, quelli .lanzchinech quali erano verso il castello per guardia, li haveriano tagliati a pezi tulli cum el favore di quelli dii castello. Item, dice che il dillo populo non ha capo clic li governano. Item, dice che, essendo fuora de Milano beri sera sul lardo per venir a Crema, sentite el campanon et gran scliiopelaria. ludica che fusseno a le man. Item, dice haver Imbuto da alcuni del popolo suoi Smici, che per niente non voleno che vengano in Milan soldato alcuno, nè più vogliono pagar taglioni, nè contribulion alcuna, et se sarano molestati de tal cosa, hanno deliberato de tagliarli a pezi. Item, dice che tulle le genie ispane che • cavalcavano verso Milan, si havevano fermati in diversi luochi, et alcune fanlarie ritornavano a li sui alozamenti. Item, dice che beri spagnoli bru-sorno una villa ditta Conwzo di là di Adda, et questo perchè alcuni di quella villa hanno amazali alcuni spagnoli. Item, dice che le strade sono mal sicure, jperchè li villani sono ancora cum le arnie in mano. Die 28 Aprilis 1526. Bergomi. 163') Per uno nostro parlile heri sera da hore 23 da Milano, ne ha referito che heri li cesarei fe-ceno far una crida piena di exortalion, videlicet che loro milanesi dovesseno deponer le arme et slar quieti, che certamente gli promettevano de perdonargli ogni colpa et ogni excesso loro et quello che era seguito, et che non gli volevano più dimandar taglioni, nè fargli molestia alcuna. Loro milanesi si consullorono, et falla deli-beralion, gli feceno dir a loro cesarei, che fra il termine di tulio il zorno di dimane, eh’è il presente zorno di Sabato, dovesseno esser ussiti di la terra et territorio de Milano, perchè nè loro di la terra, nè li soi massari in le ville poleno più habitar nè star et gli convien fuzer dii paese ; ma che se voleno lenir guardia nel castello che la legnino, che di questo non si voleno impazar in impedirli; et che quelli di la terra havevano fatto uno capo, qual è uno dillo preosto di Belli, preo-slo Bianco, videlicet di frali Bianchi, al qual se dice che gli era slà dimandato da spagnoli gran quantità di danari. Et dillo preoslo è slà sempre in arme dal dì di s. Zorzi in qua, et fu il primo che (è dar a martello nel convento dei Servi, et che a la persuasimi del signor Francesco Visconte che si dovesse slar quieti et deponer le armi, rispose gagliardamente : « Come adonque vui voleli esser la nostra ruina, che già 7 mesi habiamo pagata et passula questa gente et ancora ne voi dimandar danari con total ruina nostra ? » Subgion-gendoli, che ’1 andasse a caxa se’l voleva slar vivo. Al qual parlar, dillo signor Francesco Visconte, qual era cum compagnia de 40 cavalli, se parlile. Et dillo relator dice che fu presente alla crida predilla, la qual fu prima falla in absenlia di ditto preoslo, qual sopragionse da poi con forsi persone 2000, et sopragionto disse che voleva etiarn lui aldir dilla crida et intenderla, el la fece rele- 163* (1) La carta 162* è bianca.