711 MDXXVl, GIUGNO. 712 mina di sachegiar Milano ; ma questi signori cavalcano spesso per la terra et monstrano haver gran desiderio de obviarlo, et hanno falto far bando sotto pena de la vita che niuno non sacheggi nè dia impatio ad alcuno, del vivere in fora. Hoggi è ilo il protonotario Carazolo in castello dal signor Ducha di comissione de li signori imperiali insieme cum dui gentilhomeni di la terra et il vicario di la Provisione, l’altro è uno bono advocato, per notificare al signor Ducha il successo del tumulto et del termine extremo in che al presente la terra se ritrova et ritrovarà mentre che il castello sta cosi; li quali gentilhomeni non solum sono ivi andati per notificargli diffusamente la miseria de la terra, ma per indurre il prefato signor Ducha haver pietade al populo più che a sè stesso in dare il castello a questi signori imperiali, che dicono man-tenirgli l’aspra gravezza adosso solum per questo; offerendosi questi signori di far havere al prefato signor Ducha una rendita assai conveniente et honorevole, racordandoli che il far fondamento sopra il Papa et venetiani è cosa vana. La risposta del signor Ducha ancor non ho inteso. Questi signori dicono che li è discordia per quanto hanno inteso tra il signor Jo: de Medici et il conte Guido per li titilli, et che ciascun di loro vorcbbe esser generale, fieri venne qui uno trom-beta del signor ducha di Urbin per uno salvo-condutto in nome del conte Hugo di Pepuli per andare in Franzia, quale li hanno concesso el ditto non convenirgli per essere al creder loro la Maestà del Re amica di l’Imperatore. Se intende che questi signori se ne sono do-gliuti cum il prefafo trombeta di due poste imperiale intercepte nel paese de li signori venetiani, una che venea da Venetia, 1’ «lira dal Principe zoè signor Infante. A molti et molti gentilhomeni sono mandati bollelini che vadino fora de Milano, dandoli per confino Ferrara, Trento et Turino ad loro electione, una de le tre. Il conte da Caiazo è fatto colonello di 600 cavalli italiani. Alcuni zen-tllhomeni di questa terra se ne andavano senza altri bollelini nè bandi, et sono stati presi, spogliati et fatti fare taglia. A dì 26 Zugno. La matina, per la terra, fo dillo che nostri di Friul haveano habuto Gradisca per intelligentia et che il cavalier di la Volpe era intrà dentro; ma non fu vero. Di Boma, fo lettere di V Orator nostro, di 22 et 23. II summario dirò poi. Son bone lettere | et il Papa voi le sue zente passi et siano a obedien-tia del Capitanio zeneral noslro. Vene l’orator di Milan, et si alegrò di 1* aquisto di Lodi dicendo far più stima di questo che quasi che si havesse falto levar inimici di l’assedio del castello, perché con questo si poi sperar viteria, dicendo non imporluna più a soccorrer il castello, qual è in grandissima extremilà come per le lettere di 22 che ’I mandò heri si ha potuto veder, perchè el vede quello fa questa Signoria. Vene il Legalo del Papa, qual monstrò una lettera che li scrive........... Di Bergamo, fo lettere di rectori, di 24, hore . . . . , con uno riporto qual dice cussi : A dì 23 Zugnq 1526, in Betgamo. Alcuni monaci de San Lanfranco de fuora de Pavia, di P ordine di Valle Ombrosa, partirono Marti a dì 19 et hanno abandonato el monaslerio suo per esserli dentro zente d’arme, et non potendo habitar il simile cum, il monasterio de San Salvador de l’ordine di San Benedetto apresso a Pavia, et con li lochi circumvicini, nel qual zorno de Marti vene uno capitanio nominato Lanziloto a far levar quelle zente che drezasseno verso Milan, et veteno menar via 12 pezi de artellaria che li pareva assai grossa, de la quale ne ritornono indrielo pezi 6, et la notte avanti ne haveano menalo via de l’altra verso Milan. Et era certo tratamento tra cesarei et missier Matheo de Beccaria citadin pavese, el qual Becharia voleva tuor la custodia di Pavia con gente tutta italiana, et li cesarei volevano dar meza italiana et rneza spagnola. Et Becaria s’ era risolto de andarsene et aspectava la licenlia ; et che cesarei dicevano non ge la volevano darla. Lo qual trattamento loro monaci lo havevano da persona degna di fede, et persona di esso de Becaria. Et che cesarei non voleano dar licentia ad alcun pavese ; nientediman-co molli de quelli zoveni zentilhomeni con seguito, 477* come se dice de Pavia, di persone 400 in 500 sono andati a tuor soldo a Piasenza. Et dicono che Pavia non è fornita de fortificar, nè fornita de bastioni. Et che loro monaci sono intrati per li muri roti, et la cità è in tre lochi aperta, nè è fornita di victuarie, et fatta la descrilion dicono non se trovar più de 12 milia sachi de grano, che responde de nostra mesura da zerca 18 milia stara venetiani, nè sopra quello territorio si fa arcolta alcuna perché tulio il contado é fugito, et ne sono assai biave che non so-