643 MDXXVI, GIUGNO. 644 120, et havevano fato far le cride chi voi danari venissero a tuor et niun era comparso. Unde il Pre-gadi di tal fede mormorò, et il Serenissimo non volse fosseno-balotadi. Quali però sariano cazudi, ina non hanno la colpa perché sono vice patroni, perché le galie è di raxon di sier Zuan Francesco Mocenigo qu. sier Lunardo. Fu posto, per i Consieri, Cai di XL et Sa vii del Conscio et terraferma, poi leda una suplication di sier Zuan Francesco da Leze qu. sier Jacomo, el qual dimanda uno teren vacuo a Corfù longo passa 100 et largo .... con dar ducali do a l’anno a la camera di Corfù ; et ledo la risposta di sier Alvixe d’Armer, sier Andrea Marzello stati bayli a Corfù et sier Justinian Morexini baylo al presente, dicono tal loco non esser di valuta etc. unde messeno con-ciederli ut supra. Andò- la parte; balolà do volte non fu presa; voi haver li tre quarti. Ave .... 432 * Et si vene zoso a hore 24 senza far il Collegio né altro; el fo per Collegio scritto in campo iusla il solilo. A dì 20. La matina, non fo alcuna lettera, che parse di novo; se ’1 prender del marchexe del Vasto fosse sta vera, si haria avuta. Vene il Legato in Collegio, al qual fo ditto la renitenza del conte Guido a non voler uuirse col nostro exercito etc.; et comunicatoli le nove di Milan, disse scriverà a Piasenza. Vene l’oralor di Milan, al qual fo dillo le nove ut supra. Disse milanesi é sta troppo presti, non doveano comenzur. In questa mattina, sier Alvise d’Armer, va pro-veditor da mar, vestito di veludo cremexin alto et basso, messe banco acompagnato da molti, et Compagni sbragasiri et Soracomiti vestiti tutti di scarlato numero......et vidi sier Zuan Batista Malipiero qu. sier Francesco va suo nobele, con una vesta di violeto paonazo a manege dogai, che fé rider a molti. Da poi disnar, fo Conseio di X semplice, et fu preso prima di poter meler parte di dar licentia al capitanio del Conseio di X Domenego Visentin vadi armiraio con sier Alvise d’Armer, et li sia resalvà il loco, et poi posto darli licentia et presa; si che si farà uno altro vice capitanio in suo loco. Poi introrono su cose criminal et expediteno Ire retenuti, per haver ferito in piaza la note uno officiai de’ Cai di X, videlicet...... 433 Di Bergamo, di reofori, di 18 Zugno, hqre . , . , Mandano li sottoscritti reporli; Zuan Piero da Zanga parli da Caravazo hozi ad hore 15, dice come beri sera venne nova in Caravazo come a Milano haveano fatto uno grando rumor, et che haveano morti molli spagnoli, et etiam preso el signor Antonio da Leva et ferido el marchexe dal Guasto et etiam fato preson;et che questa malina in Caravagio la brigata fuziva come se mai più gli havesseno ad tornar. El podestà di Caravagio, spagnol, se partì heri et lassò la roca et tutto a quelli di Caravagio, lassando aperto tutto, et che la Geradada similmente se lassa et resla libera. A dì ditto. Refferisse el nostro relator da Trezo, come Sabato a dì 16 del presente el castellai! spagnol da Trezo se partì per andar a Milano per condur artelarie per el castello de Trezo, et ne havea cargato due barche over nave a modo loro, et milanesi saltorono fuori et li hanno tolta l’artellaria et lo hanno amazato; et li spagnoli che erano reduli a Cassano tra per avanti, et poi Dominica di notte a dì 17 tutti andorono a Lodi, né si trova altra gente spagnola salvo nel castello dì Trezo et in Lecho el Como. Sopra Ada non li sono altri ; a Brevio li erano da zerca 8 in 10, nè questi li staranno per esser loco mal forte. In Milano li arivò Domenica di notte, zoé el Sabato venendo la Domenica, uno Ambroxio da El con una conduta de fanti 800 schiopetieri tutti del paese el banditi la mazor parte, fatti ad instantia el beneficio de milanesi. Item, che’l paese è tutto in arme, et in Milano é stato de gran baruffe ; nè questo dice altro, salvo che hanno re-slreti li cesarei in el suo quartier a ponte Vedrò; et che ’1 non ha potuto passar Ada, ma parlato de qua con alcuni de quelli di la terra di Trezo. Di Crema, del Podestà et capitanio, di 433* 18. Come, per uno mio vernilo da Lodi et partito hozi a hore 22, riporla che hozi el signor marchexe del Guaslo è gionto in Lodi a hore zerca 21 '/si et Per quello ha inteso dice esser venuto per far levare quelli spagnoli che erano in Lodi, li quali subito che ditto Marchexe fo in Lodi fece redur a le sue bandiere ogniuno et dar al tam-burlo, el quelli reduli tulli in una contrà li parlò, et cum parole bone et pregierie assai si fece giurar a tutti di voler esser fedeli et morir per Cesare, facendoli quelle belle parole se conveniva, et dicendo che voleva andaseno a Milan, et che in dido loco meteria due bandiere de laliani. Et scrive ditto Podestà che ’1 iudica la pratica di ditto loco non ha vera effeclo.