721 MDXXVI, GIUGNO. 722 al più ducali 50 milia; et à inteso questi voleno veder ' di remover il Papa da la Signoria nostra, overo la. Signoria dal Papa, el il Papa con oferirli et per via di lutheriani etc.; et havendolo, voranno dar adosso di la Signoria nostra et voranno penzer a li confini nostri et sul Friul el sul veronese zenle comandate qual potranno far danni ; ma dureriano poco senza haver danari. Etiam voleno veder di tralar acordo col ducha di Milan con lassarlo libero nel Stato per distacarlo una volta da la Signoria nostra. Scrive, lui Oralor horamai il suo star lì non è da niente, pertanto voria licentia di repatriar perché nulla fa de lì etc. Item, la dieta si farà zonti saranno tulli che manca. Di Verona, di reofori, di 25. Mandano il reporto di uno loro nontio mandato a Yspruch et Trento, nominalo Zuan Balista di Canzelieri, qual narra esser stato et non ha visto adunation di zenle nel conlà di Tiruol nè altrove, se non il solito ; ben bravano di voler far etc. Et dice di villani, et che lo episcopo di Salzpurch era fuzito, et altre parli-cularilà ut in litteris. 483 Di Bergamo, di reofori, di 24. Mandano questo riporto : Carazolo li rispose: che’l lo volea a nome de lo Im-peralor. El il Ducha li rispose: « Et io il tengo ad suo nome » nè li fu ditto altro che questi sapiano. Item, heri da malina innanzi dì se parlirno da Milan per andar in svizari 10 gentilhomeni milanesi‘ad inler-tenire sguizari ad servilio di la Cesarea Maestà, et uno de questi gentilhomeni è uno fratello di missier Bortolomio di Mazi ; el qual missier Bortolomio di Mazi è thesorier di lo Imperalor in Milan, et tien in in caxa lo abaie di Nazara, et è quello che ha l’officio che missier Bortolo fece al tempo de francesi, videlicet prescidente di le cose extraordinarie. Item, scriveno essi rectori : Per un’ altra via inlendemo, peradviso diVenere, che spagnoli sachi-zavano orevesi et zoielieri, et per questo qualche parte de li cavalli legieri allogiati in Monza erano andati a Milano per sachizar etiam loro, et che in Monza lui relator intese heri da alcuni forieri che gli doveano venir alcune gente d’ arme de lì. In questo zorno, a mezodì, si levò di sora porlo la nave di pelegrini va al Zaffo, con pellegrini numero .... la qual è de sier Zuan Doliìn di sier Lorenzo, nuova et bella nave, patron sier Marco Antonio Memmo qu. sier Lorenzo; tra li quali pelegrini andoe sier Piero Contarini qu. sier Zacaria el cavalier. Copia di una lettera di sier Fiero Boldù podestà et capitanio di Crema, di la vittoria di Lodi, in laude del signor Malatesta Baion. Serenissime Princeps etc. Se non facesse intender a Vostra Sublimità de l’honorevol impresa et famosissima victoria habuta de la terra de Lodi con lo aiuto de lo Omnipotente ldio et valorosità de lo illustrissimo signor Mala-tesla, cheldio tongamente in sanilà lo conservi cum li altri magnanimi capitani, el precipue Machone, e’1 Marzello, mi parerà offender la divina Maestà. Et in vero, Principe Serenissimo, quello io dico non dico ex relatione de questi nostri, benché ¡mortale fama sia et per tutto nota, ma per relatione ex fede amplissima da questi capilani cesarei conducli de qui per presoni, che tanto honore atribuiscono al prefato illustrissimo signor Malatesta de tal impresa obtenuta, quanto dir se possino, dicendo che da anni 200 in qua che mai una simel impresa obtenuta tanto honorevole fo facta et obtenuta quanto 46 El conte da Lodron colonello di lanzchinech si partì heri matina da Milano da bore 3 manzi zorno con la sua compagnia di tre bandiere per andar a Pavia, et è andato, et pregò el conte Maximiliano capo di lanzchinech, ancor lui colonello del resto di la fanteria todesca, che etiam lui si volesse partir cum lui. Et ditto Maximilian gli rispose che ’1 non volea partirsi da la custodia del castello, et che ’1 volea slar in compagnia di certe compagnie spagnole perchè lui sapea che ’1 castello era in grandissima necessità ; le qual parole sono venute de bocha del protonotario Carazolo ad uno genlilhomo milanese molto suo familiar et amico. Spagnoli usano hora de infrascritti tradimenti, maxime ne la contrà di Fabri, che nui dicemo orevesi et zoielieri, videlicet dove sanno che ’1 ne sia de polenti et richi, vanno per sopra li ledi di le case et intrano dentro et melteno a sacho quello che voleno, et cussi etiam fanno ad alcuni zentilhomeni che sono homeni de facultà. Et che è vero che ’1 castello è in gran necessità ; et heri malina el protonotario Carazolo preditto è stato dentro, et per nome de li zentilhomeni de Milano gli rechiedea il castello, dicendo al Ducha che ’1 non volesse lassar ruinar la sua città et li sui gentilhomeni. Et che lui signor Ducha gli disse: « Per chi el volea el castello ?» et il I Diarii di M. Sanuto. — Tom. ILI,