529 MDXXVI, APRILE. 230 renissimo li disse erano avisi de moti seguili a Mi-lati; ma non con fondamento: sohm parole, et che quello sarà se intenderà subito. 152 Da Crema, dii Podestà et capitanio, di 25 hore ... Manda questo aviso. Per uno mio venuto bora da Milano* riporta haver abulo da uno mio ho in Milano de auctoritade, come li agenti cesarei do-mandono a la terra 15 milia scudi, come per altre mie scripsi, la qual se ha resolula non li pagare polendo far di meno, et hanno serate le bottege et fallo processione per tre zorni, aziò ldio li liberano da’ sui inimici. De Spagna sono lettere de li oratori milanesi de 7, come a li 6 feceno reverenti a Cesare, perchè quel giorno exposeno la sua imbasciata a Sua Maestà, la qual li rispose queste formai parole : « De la ruina del paese, del partir de lì cittadini summainenle mi dispiace. Nostra voluntà era de farli opportune provisione, ma li leinpi non 1’ hanno rechieduto. De qui avanti faremo cognoscere quanto è il nostro bono animo a quella città ».Circa a le altre capitulatione, mercati che tutto dovesseno metter in mano del suo Gran cauzelier, rispose che sua deli-beration era non capitular cosa alcuna cum quel Stato, fino a tanto che le cose del signor duca de Milano non siano resolute; « et se ’1 Stato remanerà a lui, ad esso locarà, et se a nui, compiaceremo di tutte le cose honesle. » Heri andono lì fanti de la corte di cesarei per fare executione conira ad uno selaro de scudi 500 domandatoge per essi cesarei, et lui serato in caxa con sassi gagliardemenle se difese, per il che tutta la città tumultuò et cridava : « Libe-ratione della patria. » Spagnoli timidi et conoscen lo il periculo grando, hanno zercato cum alcuni sui aderenti de alquanto pacificarla, cum promissione di non volere più danari. La città sta mollo brava el apla a liberare tutta Italia de servitù, sapendo avere qualche pogio. Sono lettere di Spagna di 8, che dicono che non li è fcrmeza di la venuta in Italia di lo Imperatore, et meno di Barbone. Di Genoa sono lettere de oggi. Come Cesare comanda al Duxe che ’1 mandi le galere in Calalo- 152* gna,*che vadino in allo mare più secrelamente si può, cum fare voce che vogliono castigare la Provenza. Credese lo fan per dare terrore a Italia di la venuta di Barbone, et non perchè lui habbi eflectual-mente a venire, salvo se francesi non compixcro prima la capitazione di la pace ; di la qual cosa la corte cesarea slava più con dubio che con speranza. Fino allora Sua Maestà non havea provislo a dinari alcuno per intertenimenti de lo exercito de Italia, né cum li potentati de Italia era resolula ad alcun aponlamenlo; ma leniva ogni cosa suspesa aspetan-do a la giornata la esclusione de la observanzia di la pace cum francesi o la execulione di essa pace. In lo caslelo de Milano, per avisi certi non hanno più carne da manzare, et hanno mangiato tutti li cavali. La fanteria bevono acqua, li gentilomeni axeto atemperato ; del resto de vicluaria stanno assai bene. Hanno l’animo grande ; et dicono voler morire per la conservatimi de Italia. 11 signor marchese del Vasto è andato a star in caxa de li Mayni, el Leva in caxa del tesoriero Lan-driano, 11 Nazara in caxa del Marinone, et fanno per slare lutti raccolti et per dare animo a quelli lanzi-chinech, quali stanno liinidi per il tumulto popolare. Ex litteris eiusdem rectoris Cremae, datis die 26 Aprilis, hore .. . Zuan Griego alias cavalo legiero cum el signor Malatesla,al presente al servizio di Cesare in la compagnia dii capitanio Zucaro. Riporla che questa ma-tina, partito da Crema per andare a trovare il suo capitanio alogialo suso el marchesato de Ceve, quando fu a Lodi et volendo mirare in Lodi, spagnoli che stavano a quella guardia non volevano che intrasse, el lui facendoli intendere che era cavalo legiero dii capitanio Zucaro, lo lassò entrare, et dice che in diclo luoco fanno grandissime guardie. E par- 153 lilo da Lodi per andare a Milano, quando fu lunlano da circa miglia 4, incontrò uno cavalo cesareo che veniva a slafela, e vedendo li domandò : « Che cosa, cavalaro ? » El qual li rispose : « Male. » El uno poco più avanti cavalcato, incontrò uno altro cava-laro, il qual conosceva, che pur veniva a stafeta, et domandandoli che cosa è da novo, el qual ge rispose, male nove, dicendo che la terra di Milano questa notte si havea levata a rumore, et che haveano posto socorso in caslelo quelli di la terra, et dato battaglia a lo palazo vechio dove stanno el signor Antonio da Leva, et che tutto Milano era in arme. Et che a la porta di la terra quelli di la terra have-vano posto per guardia 200 et 300 fanti. Item, disse dillo cavalaro che per le campagne erano assa’ cavali ; non sapeva chi fosseno. Item, reflerisse uno de Pandino, che questa matina erano agionli tre da Caravazo nel dillo loco feridi, i quali disse che queli da Caravazo se haveano messo in arme a le man cum spagnoli. Hor seguita che li ditti cavali erano in campagna scorevano, non si sa quali erano.se cesarei overo de la terra de Milano, el per tal causa è tcjrnà indrieto.