647 MDXXVI, GIUGNO. 648 ha 2000 italiani tatti schiopetieri et arohibusieri. È homo i! prefalo castellano per far ogni bel tratto. 11 Monferrato è agravato di soldati imperiali più che sii mai stato. Ut» gentilhomo del ducha de Savoia mi disse heri ragionando come si fa, che il prefalo signor et patron suo havea havuto lettere da uno suo da la corte de Francia, come la Maestà del Re havea dito al Viceré et a l’Archone che non volea mancare a 10 Imperatore di quanto gli havea ne li capituli pro-misso, exceplo una difficultà alla quale non vorebe esser astrecto per non poterla atendere, et a tale parlamento dice che fumo presenti lo ambassator del Papa, quello de Venitiani, quello de Ingelterra et quello de Porlugallo. Per lettera di Francia heri mi disse uno gentilhomo mio amico intendere, che 11 marchexe di Saluzo è expedito da la Maestà del Re per Italia con 500 lanze, ne le qual se dice che seranno gli foraussiti di questo stato. Roggi il si-signor Antonio da Leva ha dito haver hauto adviso da tre spagnoli, che dicono haver lasciato 11 ducha di Borbon a Monaco qual sarebbe venuto di longo, ma che si levò un poco di vento contrario; che al creder suo il prefato signor Ducha giongeria qua presto et. cum dinari che non seranno meno de 200 milia scuti; de cui, dimandando io a l’ambasciator di Genoa, diceche potrebbe esser ma che esso non ne ha adviso alcuno dal signor suo, come suol havere de le occorrentie de là. Quesla mattina è ilo il signor marchexe del Guasto a Monza et la causa intendo essere che doi capitanei spagnoli con le compagnie vi hanno fallo una gran questiona, ove sono morti li dui capitanei et molti di le loro compagnie, perchè l’uno volea saehegiare la terra et l’altro non volea ; quale signor Marchexe deve ritornare questa sera. Ex lifteris eìusdem 15 Junii. Talmente sono indurati li animi de’ soldati imperiali contra il popolo milanese, et è converso quel del popolo contra essi per li spessi disordeni de homicidii che occorreno da 1’ uno et 1* altro canto, senza observantia de’patti che si faciano ogni zorno tra li signori imperiali et li gentilhomeni et deputali de Milano, che non può esser che uno giorno et presto non segua uno grandissimo disordine et effusione di sangue, «mie vedendosi questi signori con-duti a tale termino et considerando quanto favore et disfavore li possa per tali desordeni intervenire, hanno protestato all) gentilhomeni et deputati de Milano, che de ogni danno et interesso che intervenga a P Imperator et al suo exercito lo riputeranno havere da essi et dal populo milanese. Alli quali signori hanno risposto li prefati in nome del popolo, che se Io Imperator perderà questo Stato et se ne partirà questo suo exercito procederà da li mali ministri del Stato et di lo exercito, et non dal popolo milanese che è stato stradato et minato et sforciato qualche volta ad resentirsi. Et l’una parte et l’altra si hanno dato li protesti ili scripto eie. Heri andete il signor Marchexe a Monza, ove erano tre compagnie spagnole, del capitanio Jo: de Urbino, del capitanio Herrera et del capitanio Sar-na, quali si erano amutinate et voleano saehegiare la terra conira il volere de loro capitanei, quali se erano redui ti nel castello per non essere amazati dalle prefate loro compagnie con alcuni sui capi di 435* squadra et lanze speciale sue fidale. El quando il signor Marchese fu là, entrò in el castello dal canto di fuora, el del castello entrò in la terra per quanto intendo per parlare a quelli fanti, quali gli risposeno con molte archebusale et lanzate, de modo che gli parve el fu gran ventura agiongere in castello come fece senza male, et subito senz’altra conclusion rimontò a cavallo et ritornò a Milano. Pur da poi li pretati fanti li mandorno dreto a dire che non lo haveano conosciuto, et che lo pregavano che ’1 volesse ritornare, ma esso non volse altramente ritornare nè tardare. Intendo bene che esso li mandò a dire che se pensasseno al termino in che al presente si ritrovano, et che hanno tutto il mondo per inimico, non usarebbeno tali modi de mutinarsi. Quali fanti però quando lo seguitavano et che esso se retirò in castello, cridavano alcuni : « Dineros, dineros », et alcuni : « Muera, muera », et poi disseno che non lo haveano conosciuto. Hoggi ho inteso da uno venuto da Piasenza,che sta quivi, come il ponte era quasi finito et che non gli potrà mancare più de l’opera de un dì, et che ivi se aspe-tavano el signor Jo : de Medici et il signor Vitello per passare poi subito con tulio lo exercito ecclesiastico. Anchor ho inteso da alcuno di la terra per cerio, de un protesto novamente fatto per uno della Santità de Nostro Signor a li Signori venetiani che vogliano attendergli quanto per li capituli sono tenuti, intendendo questi signori che havessero da passar Ada. Intendo che monsignor di Casale già noncio quivi è ordinato ad tare tale officio nel. exercito venetiano. De la venula del signor ducha de Borbone non si è inteso altro da Genoa, nè per altra via. Questo castellano di Mus intendo che si