231 MDXXVI, APRILE. 232 Missier Todaro Muschio albanese alias capitano di lo Imperatore referisse, che a li 21 se partile de Aste, dove dice che publicamente se diceva che a Granopoli erano lanze G00, et che dovevano passare di breve di qua di monti in favore di lo Imperatore iusla lo acordo fallo. Et che ’I se dice che ’I signor Renzo se ritrova cum esse lanze cum alquanto numero di fanti, et che’1 non sa se’1 debbe venire cum loro de qua. Ancora dice, che 14 bandiere de gente spagnole del signor marchese del Vasto et dii signor Antonio da Leva hozi dieno intrar in Milano, et dice secundo che l’ha inteso da li commissari di di essa fantaria,et che aprcsso essi fanti sono il capi-tanio Zucaro et altri capi di cavali lizieri in numero 153* zerca 400, et questo perle novità successe in la città di Milano.* Da poi, per uno ho inteso che le gente ispane, che erano suso il piasentino, sono levate per andare a Milano, et iudica siano quelle che dice il cavallaro havere viste per la campagna de Milano. 154 Da Bergamo, di rectori, di 25 hore ... Mandano questi do avisi. Andrea de Calusco reffe-risce, esser partito eri a hore 20 in circa da Milano, zoè fora di le porle, de Milano, perchè quelle erano serate et non si poteva intrare. Et dice che intese li a le porle che beri malina avanti giorno comparseno dui trombetti fuora de la porla Beatrice et deleno alcuni segni de Ironibeta bassi et furno aperti, et che da poi inlrali li trombeti, fu etiam sentito il castello scaricar dui colpi dearligliaria, et che potevan esser quando el zonse lui relalor a la porta da zerca hore 15, in 1G, et sentite che si sonavano campane a martello per tutta la città, excepto il cam-panon, et questo perché spagnoli erano reduli in ba-taion in Corte vedila e in el domo, come intese da uno suo amico, che era di fora di la porla, el li ho-meni de li borgi el altri cavalcanti et habilanti cir-eum circa a Milano fugivano a li monti. Intese ancora che tulli li homeni de Milano erano in arine. Venlurino et maislro Filipo selaro, habilanti in Bergamo, ritornati hozi da Milano dove sono stati da Luni fin hozi, referiscono el tumulto in Milano esser passato per questa via, che havendo cesarei instato di voler il taglione per ogni modo, deteno termine ad loro di la terra zorni 3, nei quali zorni essi de la terra cusì come haveano dechiarito voler far, fariano processione, et che secondo poi che Dio P inspirasse gli dariano risposta. El cussi prineipio-rono Luni el Marti etiam, ma Marti a dì 24, poi principiala la processione, cesarei mandorono il ba- riselo cum sui compagni in caxa de uno domino Zuan Baplista da Pian el de uno selaro molto homo ricco, nominato maislro Dionisio di Rosarii, al qual gli era domandalo ducati 500 per tuor pegni de lo amonlar de li soi bolelini, el così teniano occupale le case de i predili vicino l’uno a l’altro; el per questo sforcio li vicini saltorno in arme et cussi in uno subito tutta la terra, et se guastò la processione. 154* Spagnoli occuporno immediate la via de andar al eampanon perchè non se dasesse a martelo, benché in alcune conlrate se sonasse campana martelo, et descasiato il bariselo cum li compagni al loco dii Borletto, furno morii dui lanzichinech et le porte di la terra furno prese da quelli di la terra, salvo le due porte che sono vicine al caslelo el porta Co-maslna et porta Vcrzelina per esser in poter di cesarei. E stante questo tumulto, cesarei mau-dorno fuora dui tamburini per le contrade, facendo crida che in pena de la vita niuno non ussise de casa; et a l’incontro quelli di la terra minaziava-no li tamburini che non procedesseno cridamlo in questa forma, et tandem gli fumo rolli li tamburi. Et questo fu in porla Renza, et cussi scaziati li tamburini cum li sassi. Et li lanzichinech da poi disnar saltorono al sacco de una hostaria posta a la Pessina, et iterum per questa causa la terra, che era un poco acquietata, cominciò a dar iterum allarme, e verso ditta contrada et in la contrada de le Arme el de li Spironari fu uno grande cresser de arme el de tumulto; ma non gli acascò morte alcuna, perché gli intravene certi genlilomeni milanesi che feceno cessar il tumulto, el furno missier Francesco Visconte, missier Gasparo dal Maino el il doclor di PanigaroH cum altri zenlilomeni andorno per lulta la terra acquietando ogniuno, el assicurando che non si domandaria più (agiioni et che mandariano tulio lo exercilo zoso dii paese, perchè non solum se agravano del taglione, ma etiam de le zente d’arme che agravano exlremamente il territorio, et li contadini fugano et abandonano le possessione. Et etiam il signor Antonio da Lieva andò per la terra facendo simel officio di acquietar il tumulto et asegurar cadauno, el essendo venuto uno sasso fora per uno balcon a la via de la lesta del ditto signor, esso si- 155 gnor Antonio cominciò a cridar : « Scarga, scarga » et furno scargali alcuni archibusi et morto uno bar-biero. Et cussi da poi acquietala la terra, non si assicurando dilli signori cesarei slar la notte a li sui al-logiamenti, andorno el Leva, el Guaslo et el Nazara ad star in la contrala la guardia dii castello vicini a li lanzchinechi, et il marchexe dii Guasto in caxa