635 MDXXVJ, GIUGNO. 636 Del ditto, di 17. Manda una lettera hauta de la comunità di Venzon con avisi de villani, la qual dice cussi. Magnifico et dirissimo etc. In questa sera l’é zonto in questa terra nostra sier Domenego Burlo da Trieste nepote del vescovo de Trieste, qual vien di corte del serenissimo Archiduca qual si atrova in Spira; el qual dice che la liga de Svevia mandò al soccorso del vescovo di 427* Salzpurch 25 milia fanti et 5000 cavalli, et referisse questo de veduta dicendo haver cavalcato con dille zente alquanti zorni. Da altra banda habiamo, non da esso sier Domenego Burlo ma da altra persona, che li vilani presentendo venirli adosso tanta zente hanno rotto tulli ponti et strade de Berfin fin a Golia, et che scampano fina al Saxo vivo et guastano talmente le strade in quelli luogi strettissimi, che P è impossibile, dicono, che possano vegnir nè passar le zente da cavallo de lor inimici, et manco le artelarie ; in modo che da l’una et P altra parte per quanto se dice s’é fa grandi aparati. Quello sucederà con ogni studio proeuraremo intenderlo, et di quanto poteremo intender iusta il solito nostro legni-remo avisata V. S. a la qual humiliter et devote se arecomandamo. Venzoni, 1526, a dì 17 Zugno. Sottoscritta : D. V. servulì devotissimi Capitaneus et Comunitas terrae Venzoni. Fo ledo una lettera, mandata di Boma qui a trar di zifra, scritta per il ducha di Sessa a Boma a dì 13 Zugno a Napoli a domino Chri-stoforo di Brixine consiliario, qual è stà in-tercepta. Li scrive longamenle; le cose di l’Impe-rador vanno mal; il Papa è scoperto contra di esso et cussi intiavien, però voria cavalli et zente et fanti si mandasse presto per far divertir, però che ’1 Papa fa exercito contra Milan. Fo ledo etiam un’ altra lettera intercepta del marchrxe del Vasto, scrive di Milan a dì .... a don Hugo di Monchada va a Boma. Come non li vede ordine di varenlar quello exercito ; però vedi di haver il Papa el farlo amico di Cesare, et non potendo far accordo vedi di obtegnir trieva per qualche tempo ; con altre parole, concludendo sono in pericolo di perder la vita. La copia di la qual lettera potendo haverla, scriverò qui avanti ; et fo mandata in le lettere del proveditor zeneral Pexaro. Et lezandosi le lettere vene una posta con lei- 428 tere di redori di Bergamo, di 18, qual lede il Serenissimo se la rise, et tutto il Pregadi intese il marchexe del Vasto esser stà preso, et però fenno lassar di lezer le lettere del proveditor zeneral Pexaro, di 15, che se lezeva, et volseno aldir queste, qual dicevano cussi : Di rectori di Bergamo di 18 hore 14, mandano questo riporto : Uno gentilhomo di questa città solito habitar a Milano, si partì Sabato proximo passato a dì 16 a hore 19 da Milano per assecurar la persona sua, perchè havea visto pur assai volte aquielarsi il popolo et spagnoli et iterum suscitarsi a grandissimo scandolo; et che se ben li gentilhomeni di le Provisión haveano promesso la fede sua in man del signor Francesco Visconte, come dice haver inteso, del seguido veramente lui relatore non lo scia, ma dice saper ben che il populo era gagliardamente disposto in non voler alcuna subiugation, et era ordinato per le porte havesseno custodia do loro milanesi, et che haveano fatto alcuni capitanei essi milanesi che andavano per la terra aquietando quando era il bisogno. Et che tamen è occorso ultimamente, che reusendo spagnoli del suo quartier per la terra, quelli di la terra gli cridavano drio : « El è spagnai, amaza, amaza » ; et erano amazati, intanto che hanno amazato etiam uno milanese ar-maruol di la contrada di armaruoli existimándolo spagnuol; et che finora ne sono morti assai di loro spagnoli per questa forma, che lui però relator non scia il numero. Vede ben che P ha lasciato il popolo et essi spagnoli in gran tumulto el inconfusion, che gli ha convenuto tuor partito di partirsi da Milano perchè gli pareano le strade et il paese non esser sicure per li transiti et strale comune, et ha traversato el camino per lochi inconsueti alla ventura, et è giolito qui in questa terra questa matina. Dice che li capetanii cesarei stanno nel quartier, et è reduta la cosa che gentilhomeni che non voriano 428* veder alcuna extremità non hanno più modo di governar il popolo et alcuna fogia, perchè gentilhomeni 11011 hanno modo di promeler alcuna cosa che si assicurino che ’I populo le vogliano mantenir; et che P ha inteso esser zente cesaree a Cernuschio et a Vilmercato el a Merano, et che l’ha inteso questo per viazo dómente che ’1 schivava spagnoli al venir suo ; et che di quelle gente di Monza dice non sa che le siano andate in Milano. Item, che simil-