549 MDXXVI, GIUGNO. 550 Ex litterìs eiusdem, datis sexto Junii. Vostra Excellentia saperà che don Hugo non gionse più presto che heri mattina, ancor che scrivessi io a quella che li gionse la sera, perchè così scrivendo me fu ditto; qual subito gionto se restrinse in consiglio con questi altri signori et con il protonotario Carazolo, ove steteno tutta la mattina, et da poi disnar ancor ; et ne le 21 hora mnntorno lutti a cavalo et mandorno uno tamburino al signor Ducha in castelo, dicendo di volerli parlar. A cui fu risposto non voler ascoltar, ma che quelo che vo-lesseno dire lo metesseno in scritto. Da poi se gli remando, et fu contento il prefato signor Ducha che li andassero il prefato signor don Hugo, el protonotario et el capitanio Errerà, quelo che è ritornato da Roma ; et fece intender a li allri signori che se volevano anch’essi onorarlo che era contento, et che quando fusse sialo esso più sano, che sarebbe venuto da loro. Infine li andelero li prefati tre, et li stetero da prefata hora fin apresso a due bore di 372 nolte; il parlamento de quali ancor non è potuto intender per via alcuna. Questa mattina ancor si sono remissi in consiglio, et li hanno fallo colatione lutti di compagnia, et intende che ancor hoggi li prefati tre hanno da ritornare in castelo; et domane se dice che il protonotario andarà a Trezo ad parlar con el Morone, et che passato doman don Hugo andarà a la via di Roma. Il signor Ducha non è ancor ben risolto de la mano, nè va senza un poco de auxilio ; del resto sta bene. Li deputati, con molli gentilhomeni de Milano, questa matina sono iti ad visitar il prefato don Hugo, dicendo che haveano aspettato già molti di con grandissimo desiderio per lo adviso de’ loro amba-sator che a la corte sono de la Cesarea Maestà, che sua signoria era mandata per questo in Italia con commissione et auctoritade di proveder a li loro longi stralii et intolerabili danni. Qual don Hugo gli ha risposto Sua Maestà havere mollo ben inteso, et saper de li loro danni et slratii, et che in termine de 15 o 20 dì gli vederanno far tal provi-sion che si contenteranno. Nè altro gli ha risposto ; et essi pensano che per altra via più presto si debba provvedere al caso loro, et stanno aiegri et di bona voglia. Questi signori disseno heri matina, haver adviso da Fabricio Maramaldo che il conle Guido Rangon era comandato da la Santità de Nostro Signore ad sopra sedere fin che quela gli scrivesse altro. Ancor se dice qua che li sguizari debbano levarsi a li 20 del presente et non più presto. Ex litterìs eiusdem, datis 7 Junii. Questa mattina ha ditto il protonotario Carazolo, haver hauto dal signor don Hugo lettere di la Cesarea Maestà, qual gli comete come a persona che sa esser amorevele del signor Francesco Maria Sforza et confidente di quela, che oda et intenda le ragion del prefato signor Francesco Maria et poi referisca a Sua Maestà, quale poi gli asegnarà iudice competente a ciò et a ¡a confidentia che quela demostra haver nel prefalo prolhonotario. II parlamento del signor don Hugo fu questo, per quanto mi ha ditto il soprascritto, che ultra la impressione di Sua Maestà che ’I prefato signor Francesco Maria habbia errato conira quela, nondimeno che lo animo suo è di far conoscere a tulio il mondo che non intende proceder contra lui se non iuridica-mente, et ritrovandosi che non habbia fallilo che lo tenirà per bono amico et parente et lo ristorerà de 372 * ogni incomodo et patito danno, et ritrovandosi haver fallito ancor gli demostrerà quela clemenlia che ad un Imperatore si conviene. A cui rispose il prefato signor Francesco Maria, che ha patito et pale a torto, et che sempre è sialo et serà fidelissimo et devotissimo servo di Sua Maestà. Cossi ha commis-sion et libertà il prefato protonotario de andar liberamente quando a lui pare in castelo per intender ut supra, ove ritornerà anco hoggi, per quanto intendo, insieme con il prefato don Hugo, quale andarà dimane o l’altro senza falò a la via di Roma, et il comendator Horrera nel medemo dì partirà per Spagna, et credo andaranno tutti tre hoggi in castelo come feciono heri l’altro. Scrisse lutto heri et tutta matina il prefato signor don Hugo a Venetia et in Spagna, per quanto intendo. Hoggi, ne l’hora del disnare sono comparsi li deputali de Milano et alcuni gentilhomeni inanti il prefato don Hugo, pregandolo che per la bona dispositione che esso gli ha ditto haver lo Imperalor verso loro et de soi gravi danni, esso gli ne incominziasse ad far qualche demostratione in sgravarli de le contributioni, eum sii che intendevano esso haver portalo denari di Spagna per dar a questo exercito. Quale don Hugo gli ha risposto non poterli compiacer al presente de tal dimanda perchè non ha portalo un quatrino, et ciò gli ha aflìrmato con iuramento; il che a me non solum è stato refirmato da cui lo può saper, ma agionto che si è convenuto mandar di qua 300 scu-