287 MDXXVI, MAGGIO. 288 tica con questo Slado non si acordi con l’Impera-dor, e per altre cause. E qui disse, che lien il Papa al presenle, volendo il re di Franza, si scoprirà con-tra Cesare. Item, còl re di Franza etiam si tien malissimo satisfatto. Francesi fo quelli cazò Medici di Fiorenza, li soi cardinali fono contrarii a farlo Papa più che niun altro cardinale ; ma quello fa al presenle di voler far liga con Franza fa per bene suo et de Italia, non perchè l’ama franzesi. Con la Signoria nostra sta benissimo e dimostra perfelta intelligentia per ben suo potissimum, perchè’I vede non baver a chi apuzarse se non a questo Stado, del qual fa grandissima reputation, e eognosce si non era la Signoria nostra saria sta ruinado e cazà di Roma; fa cavedal molto di questo Dominio per le cose de infideli, che sa niun altro poi far quello poi far nui, però che 1’ ha gran fantasia de turchi. Dubita molto di Marlin^ Luther qual ha mosso la na-zion germanica conira la Chiesia, e sa l’lmperador secrete li dà favor, e questo edam il fa inimico di Cesare. Disse, il Papa ne ha dà pur sei decime di le qual questo Stado si ha servì e si servirà di ducali 120 milia. Volea dar l’indulto dicasi criminali o comelter a qualche prelato in partibus; etiam di benefici, da ducati 30 in.zoso, li ha ditto provederà che sarano expedili di qua senza tirarli in corte. Disse che ’1 desidera che ’1 duca di Milan resti in Stado, et su questo disse che si poi dir lui Ora-tor aver liberà Italia, però che ’1 Papa havia dà co-inission al Cardinal Salviati parlasse di metter nel Slado di Milan il duca di Barbon, e lui Oralor l’intese, fo a dì 14 di . . . zorno che si ricorderà sempre, et andò tre volte quel dì da Sua Santità e li parlò altamente, perchè bisognava far cussi, etiam fu conseiato che’l dicesse cussi, dicendo saria la mina de Italia con danno di Sua Santità e di questa Santa Sede, sichè lo interlene, e considerò le sue parole, et scrisse che ’1 Legato instasse il duca di Milan restasse in Stado, nè parlasse più di Barbon; la qual cosa fu la salute de Italia. Et disse sopra questo, che il non aversi accordà questo Stado con Cesare, è stà di grandissima repulazion nostra. E su questo si jactò mollo di tal operation fatla per lui. L’è vero che, trattandosi la liga con Franza il Papa fece quel capitolo di do mexi, che fo cosa che niun P harìa mai pensà, nè a questo poi scusarlo ; ma fo la timidità sua, che pur voleva veder se senza arme avesse potuto redur Cesare a la paxe. E su questo disse, che li mandò la dispensatoli del matrimonio con Porlogalo con questo le bolle fosseno date in jnan del Legato, tamen il Legalo mai le ave ; sichè il Papa ordinava le desse con cerle condilion e Cesare nulla fece e ave le bolle, unde il Papa Pavé forle a mal. Col duca di Ferrara voria pur Rezo e Rubiera e li faria la investitura di Ferrara, e su questa par slii fermo, e al suo parlir l’orator di Ferrara li disse sperava di qualche bona composilion : hora intende si trata parentà, non sa il fin. Disse questo Papa fo quello ne fece dar licentia a papa Hadriano al duca di Urbin che venisse per nostro Capitanio zeneral, contra il voler del duca di Sessa orator cesareo, che operava il contrario. Disse che il signor Alberto di Carpi orator di Franza è lì a Roma disea il tutto al Papa, e havia lettere di oratori francesi di qui di la deliberalion falla di far la liga con Franza senza il Papa, donde vene gran sospetto di la Signoria; ma quando vene le lettere dii nostro orator di Spagna, le lexè lui Orator e vide quanto il Legalo andava a bon camin intendendosi col nostro Orator, unde el disse al Papa, sichè si levò quel sospetto da Soa Santità, e da quel dì adrie-do comenzò a voler esser unido con questo Slado nè atender più a pratiche con li cesarei. Poi laudò il qu. reverendissimo Cardinal Grima-ni, qual sarìa stà Papa e tulli l’amava per la sua do-trina e singular virtù, et il qu. reverendissimo Cornelio col qual il Papa parlava ben di cose di Stalo, et fo gran pecado di la sua morte, e li feva la via al papato. El Cardinal Pisano mollo amato dal Papa fa gran spesa, stà nel più bel palazo di Roma e lo lien benissimo in ordine, et in cose di Stado il Papa li piace parlar con lui. Poi, di prelati, laudò domino Francesco da Pexaro arziepiscopo di Zara prelato vechio, domino Christofolo Marzelo arziepiscopo di Corfù doclissimo, domino Piero Lippomano episcopo di Bergamo dodo et iovene, domino .. . Trivi-xan episcopo di Liesna, domino .... da Leze pro-lonotario, domino . . . Cocbo protonotario, domino . . . . Bon protonotario, di sier Alvise, el domino .... Valier protonotario, qual al presente è in questa terra. Etiam laudò domino .... Justinian del cla-rissimo missier Hironimo procuralor, qual pratica cose di Stado, dal qual in questa sua legalionà haulo boni avisi. Et laudò sopra tulli Daniel di Lodovici stato suo secretano, dicendo, se lui merita qual cosa con questo Stado lo ricomanda che ’1 sia premiato, ha assa’ fradeli et sorele. Disse che ’1 si havia fatto asolver dal Papa se in questa legation per ubidir le lettere di la Signoria havia richiesto alcuna cosa che forsi a Sua Santità havesse parso fusse conira l’aulorità di la Sede Apostolica, e cusì absolse, et lo pregò dicesse al Serenissimo che non se impazase