355 MDXXVI, MAGGIO. 356 Da l’altro canto stava una città che se brusava, con lettere di questa sententia : Regnante discordia omnia vaslantur. » In questo archo stava la Liberalità in figura di una donna, con molte altre donne che sonavano et cantavano una eccellente musica, il tornello de la quale diceva : Cantamos tus excellentias Che son tales Qual no vieton los mortales. Il quinto arco era a la chiesa di Santo Isidoro, intitúlalo la Giustitia, virtù de la qual nasce la Gloria, in cima del quale sta la imagine de lo Imperatore armata con la spada in mano dexlra, et uno scep-tro in la mano sinistra ; et in la fronte di lo arco era la Giustitia con la spada in la dextra et la hilanza in la sinistra, con la Ingiuria sotto li piedi, et a la mano destra erano le virtù che acompagnano Giustitia, che sono Equalità, Concordia, Premio et Castigo con scettri in mano, et a mano sinistra stavano li vitii contrarii a la Giustitia, che sono Tirania, Violentia, Rapina et Crudeltà, che havevano mozata la testa, et ligate le mani con uno titulo latino : Iustitiae divi Caroli quae bonos extollit et malos deprimit, iS. P. Q. Hispalensis iustis-simo Principi posuit. Iustitia. Una Dei, terris est Omnipotentis immago Una est in coelo candida Iustitia, Illa hominum coetus scelerosis excita factis Fugerat ad summum cum Jove vecta polum. Nunc eadem duce, te, rerum o ¡ustissime Ceesar, Vera est in terris aurea Iustitia. Et da lo canto erano le ditte virtù con lettere spagnole che dicevano il medesimo, et li era la Eternità che scriveva : Divus Carolus et diva Elisabet, con una lettera spagnola : Para perpetua memoria En la tierra y en la gloria. Et la lettera latina di questo arco diceva : Officina gloriae. Et questi versi latini seguivano ; Nulla est virtutum species, quae maxime Caesar Non colat ingenium nobilitata tuum. Illae omnes unum corpus formare paratae Dotibus immodicis corporis atque animi, Formavere tuum corpus sanctissime Caesar Atque in te sedes disposuere suas. Lo arco settimo et ultimo era a le scale della chiesia maggiore inlitulato a la Gloria, in cima del quale era la Fama sopra il mondo con una tromba in mano in mezo a dui grandi braseri di optimi profumi, con una bandiera ne la quale erano scritte le liltere che haveva scritta la Eternità in la officina de la Gloria cioè : Divus Carolus et diva Elisabet. In la fronte di ditto archo stava la Gloria con due corone in mano, et ne poneva una a Io Imperatore che stava a la destra, et l’altra a l’Imperatrice che era a la sinistra, con questo detto latino : S. P. Q. Hispalensis felicissimis Impera- 242d tori et Imperatrici quod universus debébat or-bis persolvit. Gloria. Erano nel detto arco molte altre inventione in laude de la Cesarea Maestà, et fra le altre uno pastore che amazava un lupo, con una lettera : Qui oves amat in lupos saevit. Il sesto arco lu fatto a la piazza di Santo Salvatore, che fu una officina di gloria tutto pieno di facule ardente. In la fronte del quale erano la Fede che faceva una corona di ferro, con questo motto : Fides ferrum mollit. Et la Speranza che faceva una corona d’argento, che diceva : Spes sinceritati congruit. Et la Charitade che ne lavorava una di oro et diceva : Chatitas pretiosior auro. Gloria reliquias hominum post saecula mille Suscitai et vivas vivere sola facit Illa dedit Fabios nobis, dedit illa Camillos, Haec peperit stirpis robora Csesareae. Nunc autem illa tuo de pectore maxime Caesar Omnibus in rebus, quas facis, exoritur. Et simile parole erano da l’altra parte in spagnolo. Erano in detto arco molte figure così di ho-mini, come di donne vestite a la romana, a la spagnola, a la alemana, a la moresca et a ia indiana con