509 MDXXVI, GIUGNO. 510 3461) Capitoli di lettere di Marco Antonio Longin secretarlo di V orator nostro in Austria, date a Spira a dì 28 Mago 1526, ricevute a dì 20 Zugno, scritte a mi Marin Sanudo. Circa li andamenti si va pur continuando ne le terre franche, praecipue le predicatione pure et §implice del verbo, che chi debitamente l’aprehende non gli è bisogno de altra prescriplion o reforma-tion, omnia enirn munda mundis. Quelli lochi et terre che si hanno reformali, lo hanno fatto de con-sensu totius senatus et populi, nè altramente se deve far perchè in causa fidei ad Ulani cogen-dus est nemo ; basta le admonition etc. Gli è pur tamen reslada tra quelli novi reformatori dissen-sion cerca la Eucharistia, et par sia sta causa di far star relirati molti et quodammodo tepidi de la impresa se li l’hanno suslentada el Zuinglo et Ecolom-padio, el novamente etiam hanno fato più chiara la opinion loro, et si dovea far una disputa apresso sguizari, et ilZuinglio si dicea haver recusà andarvi, tamen bora gli dico la dispula esser sta principiala a li 19 di questo ad un loco ditto Bada, eh’è apresso Zurich, dove etiam vi è andato lo Ocolompadio; a l’incontro vi è Eccio et el Fabro; sono sta elecli 4 prescidenti et dui noiarii, et è sta invitato Erasmo per li siguori sguizari. Lui si ha excusato non si sentire. La disputa praecipue versarà su questo ponto de sacramento, et però costoro non negano quod sit sacramentimi, imo omnia verba Chri-sti esse sacramenta affìrmant; sed quod non debeat adorari tamquam ibidem praesens sit corpus Christi. Di le altre cose non vi seranno molte difflcullà, perchè el forzo ne sono chiari che certo se sustentano ; questo non scio che iuditio si potrà far più di la Ecclesia Romana. In lettere dii ditto, di 30 Mago. Se venirano questi signori alla dieta, io li potrò far intender alcuna cosa, maxime perchè ’1 si dice el signor ducha di Saxonia el el lantgravio di Assia haver deliberà al tutto mantenir et sustentar con ogni loro poter el negotio assumpto del reformar di la chiesia ; a li qual par etiam assentisca el mar-chexe de Bada nec non ambi li Brandemburgensi, licet etiam altri li habiano in animo, ma più presto carnalmente che spiritualmente. Da poi disnar fo Conseio di X con la Zonta, et 3471^ prima fo semplice; zerca suspender la pruova fatta di sier Michiel Justinian di sier Jacomo. Et poi con la Zonta, ledo lettere di sier Piero da cha da Pexaro procurator proveditor generai, di Brexa, di 6, ìiore....., drizate a li Cai di X. Come si trova le sue pratiche con Cremona et Lodi, et che sguizari saranno lungi a venir ,etc. Et fu terminato tuor bisognando ducati 20 milia di Monti secondo si andarà scodando ad im-prestedo. Item, parlalo di far li officii overo rezimenti di Candia, Retimo et la Cinia, Cypri, Corfù et Udene per danari, el voleano tuor licentia di ubligar a la restitulion de chi prestava l’imboladura di Treviso ; altri voleva far un lotto di le minere di la Signoria de rami. Et altre cosse ; et qui fo parlato senza far conclusion. Et lìcentiato la Zonta, restò suso Conseio di X semplice. A dì 8. La mattina, fono lettere di Poma di l’ Orator, in risposta di le nostre scritte per Pregadi zerca ratificar la liga, date a dì 5. Item, di Brexa, del Proveditor generai, di 7, et di Crema. 11 sumario dirò sotto. Vene l’orator di Milan solicilando la impresa ; al qual il Serenissimo li disse saria bon certo saper quanto poi durar il Ducha incastello, aziò per far in pressa non seguisse qualche inconveniente ; qual disse scriverla hozi al Ducha et haria di certo il tempo. Vene il Legalo episcopo di Puola, con una lettera hauta di Roma, del Vizardini, in consonanza di le lettere publice, et parlò in la materia si tratta di soccorrer il castello di Milan etc. Vene lo episcopo di Baius orator di Franza, et fo con li Cai di X, et aricordò si mandasse la ralifì-cation subito et far uno novo mandato al Rosso secretano, acciò si ’1 re Chrislianissimo volesse la iu-rasse lì. Vene il protonotario Caxalio oralor anglico, dicendo come le cose procederiano ben la liga fata, et pregava la Signoria volesse tuor a nostri stipen-dii uno suo fradello nominato Francesco qual è a . . . . el è stà a soldo di cesarei ; li fo ditto si consulteria. Di Brexa, fo lettere del Proveditor generai Pexaro, di 6, Jiore 3. Come era stato la matina et poi disnar quel zorno in consulto con il illustrissimo Capitanio zeneral et il reverendo Verulano, et ve- (1) La carta 345* è bianca (1) La carta 346* è bianca.