221 MDXXVI, APRILE. 222 milia, et li nobeli sono redati a Istirol et danno danari a ehi voi luor soldo, zoè raynes 4 per uno. Quello più intenderà aviserano. Di Spagna, del Navaier orator nostro, vene lezendosi le lettere, date a Sivilia, adìS Aprii. Come Antonio da Leva e li altri capitani non cessano scrivere a Cesare et far mal officio contri la Signoria e tutta Italia. Et havendo ricevute le lettere di la Signoria nostra di 24 Fevrcr, li parse tempo di andar da Cesare per iustiiicar queste opposition fatte per li soi ministri a la Signoria nostra. E qui esso Orator fe’ un longo discorso di maligni che scrivea il falso, accertando a Soa Maestà la bona mente di la Signoria nostra verso Sua Maestà, et la impu-145* tation fu fatta chesi voleva luor Cremona et poi non fu la verità de. Soa Maestà lo udì atentamente, dicendo era vero che li era scritto molle cose ; ma non li dava fede riportandosi a li efl'ecli. E come Sua Maestà voleva pace con tutti ; et che havia inteso li movimenti dii Turco per poter esserli contra. Scrive esser zonlo de lì Aranes nontio di Antonio di Leva, qual fo retenuto in Pranza,è stà liberato, à riporta gran mal de Italia e dii secretano del duca de Milan fo lì e del popolo di Milan ; ma non li è credulo. E sanno che Ira Antonio da Leva e suo fratello hanno al dì ducali 50U, e fanno gran danni a Milan e su quel Slado. Questo dimanda danari per pagar le zente ; ma questi non li fa provision di mandarli per saper li gran danni fanno, etiam per il marchese del Guasto eZuan Battista Gastaldio, qual etiam lui solicita il mandar del danaro. Et ha porlato lettere inlercepte di Sforzili del caslelodi Milatjo a sua consorte. Li scrive presto saranno liberali, unde questi comenla presto sarà soccorso dillo ca-stelo. Etiam scrive ditto Marchese, aver preso altre ledere di l’orator del Duca è qui andava al Duca, ma non erano dezifrate e poi le manderiano, e l’o-rator Bilia che è qui del Duca predillo dice aver un altra zifra col Duca ; sichè tien non polrano dezi-frarle. ltem, è zonli di qui due oratori di la comunità di Milan. Ozi hanno auto udienza da Cesare. Si hanno dolesto de li gran danni fanno le zente su quel ducalo etc. Scrive, ne le motion alias falle in Spagna fu preso molli grandi, parte falì morir, tra li qual uno vescovo di Zamora, homo di gran ma-nizo e di far novità e valente, ma vecchio di anni 80, e fu posto in castelo a Simanca e scriltoal Papa per aver licentia di darli corda per saper molli che erano stà morti eie. El Papa non volse, se non con condition che’l processo li fosse mandalo, che lui lo puniria ; sichè è stato fin hora. Hor slavasi in ditto ' castelo, e quel castelan era solilo visitarlo ogni zor-no e iocar con lui, et era asuelo quando l’andava da lui portar una spada el uno pugnai adosso, el se-rarsi in camera e stava con lui. Hor andato un zor-no, il predillo vescovo, per liberarsi, havendo lì uno brazuol dove si tien fuogo con la cenere, tolse la 146 cenere e la buio ne li oclii dìi ditto castelan, e quello volendosi netar per aprir li ochi, tolse el pugnai e li dete feride e l’amazò di fallo. Poi esso vescovo con la spada in mano batè a la porla come feva esso ca-slelan quando voleva esser aperto, e il lìol dii casle-lan venendo aprir la porta, esso episcopo ussite con la spada in man. El fìol cridù tanto che ’1 fu preso e riposto in caslelo, dove l’era. Inteso questo da Cesare, senza altro ordinò fusse apicalo.e cussi fo fallo Questa morie vene qui il Marti santo, adeo per questo Cesare non è stato in cbiesia, nè si ha comunicato, nè è ussilo di caxa, et spaza lettere al Papa a rechieder l’absolulion. Si dice l’ha aula el sarà qui; sichè a dì 25 di questo Cesare partirà per Granala. È zonto qui uno secrelario del re Chrislianissimo a dir la bona mente di Soa Maestà verso questa Maestà e volea adempir li capitoli; tamen Cesare ha dillo tien il Re non li observerà. El il Grau canze* lier cussi voria per esser stalo profeta. 11 Legalo è do mexi non ha lettere di Roma. Del ditto, di 9. Come è nova de lì, che madama dì Lanson et monsignor di Lutrech erano venuti a Baiona contra la Raina sorda di quesla Maestà, la qual è a Vittoria, e inleso Cesare il Re non haver ratificato, li ha scritto non vadi di longo, se prima non confinila li capitoli. Scrive haver ricevute nostre del Senato dì.......Fo da Cesare e li parlò zerca l’acordo e la risposta falla a li oratori di Soa Maestà, prima quanto ai beni di foraussiti c di danari non volesse tanta summa, Soa Maestà disse qua non sta il fallo, e l’Oralor in questo disse di Milan, exorlandolo a requisition de Italia volesse liberare esso Duca, saria pace fra li Principi cristiani, et maxime havendo ditto clic non havendo fallilo lo voi liberar. Soa Maestà disse era vero ; ma che volea veder se ha prima falilo, poi li dimandò si l’havia commission di tralar acordo. Rispose di no ; disse scriverla a li soi oratori eie. Soa Maestà ha auto aviso di le preparatici) dii Turco contra llongaria, e forsi anderia altrove. Scrive, Cesare voi Milan per lui. ltem è venuto lettere di Germania per le cose di Lutero, qual non si poi riparale l’Archiduca solitila Cesare a venir in Italia, perché poi incoronalo spera esser lui fallo re di Romani ; ma intende per niun modo li declori lo yoleno elezer. Scrive, l’ora- 146*